Mennuni: “Non siamo il Partito comunista cinese, i congressi vanno fatti, vale anche per FdI”
di Lorenzo De CiccoLavinia Mennuni
ROMA — «Non vedrei uno scandalo se FdI celebrasse un congresso, in An li abbiamo sempre fatti. Anche e soprattutto quando eravamo al governo», dice Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia, vicina ai Gabbiani di Fabio Rampelli, all’indomani della nomina di Arianna Meloni, sorella della premier, ai vertici del partito.
E perché qualcuno fa muro, dentro FdI? Temono una conta?
«Credo che i congressi siano un momento importante di partecipazione della base, un momento di vitalità. Nessuna conta di iscritti, semmai di idee e proposte. Non siamo il Partito comunista cinese dove non vi è dibattito, ma un partito moderno, conservatore, con una classe dirigente che si è rinnovata nel corso degli anni, mentre crescevamo fino al 30%».
Donzelli dice: chi chiede il congresso cerca solo poltrone e strapuntini. È così?
«No. Non è questo il punto, noi vogliamo, tramite il congresso, offrire ulteriori proposte per migliorare ancora di più la nostra azione».
E il congresso quando si dovrebbe ten…
ROMA — «Non vedrei uno scandalo se FdI celebrasse un congresso, in An li abbiamo sempre fatti. Anche e soprattutto quando eravamo al governo», dice Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia, vicina ai Gabbiani di Fabio Rampelli, all’indomani della nomina di Arianna Meloni, sorella della premier, ai vertici del partito.
E perché qualcuno fa muro, dentro FdI? Temono una conta?
«Credo che i congressi siano un momento importante di partecipazione della base, un momento di vitalità. Nessuna conta di iscritti, semmai di idee e proposte. Non siamo il Partito comunista cinese dove non vi è dibattito, ma un partito moderno, conservatore, con una classe dirigente che si è rinnovata nel corso degli anni, mentre crescevamo fino al 30%».
Donzelli dice: chi chiede il congresso cerca solo poltrone e strapuntini. È così?
«No. Non è questo il punto, noi vogliamo, tramite il congresso, offrire ulteriori proposte per migliorare ancora di più la nostra azione».
E il congresso quando si dovrebbe tenere?
«In autunno, prima delle Europee, potrebbe darci una forza propulsiva anche per le elezioni. Ricordo che ai tempi di An si confrontavano mozioni, c’era un dibattito vivace, un arricchimento. Tutto questo è essenziale anche per FdI».
Apprezza la promozione di Arianna Meloni?
«Arianna ha fatto un percorso importante nel partito. E fare un congresso, insisto, significa anche sostenere chi ha ruoli importanti come il suo».
Non c’è il rischio che, da fuori, FdI diventi “Famigli d’Italia”?
«Allora, mettiamola così: credo che nei ruoli apicali vadano scelte le persone migliori. Il tema non è se si è parenti di qualcuno, ma chi è il migliore per quel ruolo. Vale per i parenti, vale quando si parla di quote rosa per le donne, vale per tutti».
E Arianna Meloni è la migliore, per fare la responsabile della segreteria politica del primo partito italiano?
«Diciamo che lo faceva già da tempo, nessuno è rimasto stupito».
Si dice che Arianna Meloni abbia suggerito di candidare a Roma Enrico Michetti, a essere onesti un clamoroso flop...
«Amo la mia città, Roma, quindi sono concentrata sulle candidature future, non su quelle passate. Ora dobbiamo lavorare insieme per costruire un’alternativa a Gualtieri e per portare a Roma i poteri e le risorse che le competono».
I Gabbiani sono una corrente?
«Siamo una comunità, persone che hanno le stesse idee e che vogliono mettere le loro competenze a disposizione del partito e dell’Italia. Poi diciamo la verità: in un partito del 30% è ovvio che ci siano aree diverse, non siamo più solo gli ex An, ormai ci sono i cattolici, i liberali. Non vedo, anche qui, quale sia lo scandalo nell’offrire più idee e proposte».
Ha letto il libro di Vannacci?
«Lo sto leggendo, con interesse».
Condivide la rimozione del generale dall’incarico?
«Lo dico sinceramente: no. Credo che il ministro Crosetto abbia agito troppo in fretta, è una scelta che andava ponderata meglio, stiamo parlando di un libro di 365 pagine, complesso, ma soprattutto la libertà di espressione va garantita sempre».