Autonomia, Calderoli: “Nel 2024 la mia riforma sarà legge. Ma se i costi saliranno bisognerà trovare i soldi”
di Giovanna CasadioRoberto Calderoli
(ansa)ROMA — «Nella maggioranza c’è un accordo blindato: l’autonomia la porto a casa. A inizio 2024 prevedo sarà legge. E il testo Casellati sulla forma di governo ho contribuito a scriverlo». La sfida di Roberto Calderoli, il ministro leghista dell’Autonomia, non si ferma qui. Nega le tensioni nel governo e le difficoltà per la sua Lega: «Ci sono tante, troppe cose da fare e quindi diverse proposte». E insiste sulla riforma delle pensioni , cavallo di battaglia di Salvini: «Non è detto che non ci siano le risorse sufficienti e comunque riformare la Fornero è un obiettivo di legislatura». Poi assicura: fatte autonomia, federalismo fiscale e premierato «me ne vado sul mio trattore in campagna, dove ho trascorso l’estate a raccogliere nocciole».
Meloni ai ministri ha parlato chiaro: anche lei dovrà risparmiare?
«Anche il mio ministero parteciperà alla riduzione della spesa, anche se è senza portafoglio. Abbiamo il Fondo per i Comuni di montagna, però il taglio lo faremo in modo che ai Comuni …
ROMA — «Nella maggioranza c’è un accordo blindato: l’autonomia la porto a casa. A inizio 2024 prevedo sarà legge. E il testo Casellati sulla forma di governo ho contribuito a scriverlo». La sfida di Roberto Calderoli, il ministro leghista dell’Autonomia, non si ferma qui. Nega le tensioni nel governo e le difficoltà per la sua Lega: «Ci sono tante, troppe cose da fare e quindi diverse proposte». E insiste sulla riforma delle pensioni , cavallo di battaglia di Salvini: «Non è detto che non ci siano le risorse sufficienti e comunque riformare la Fornero è un obiettivo di legislatura». Poi assicura: fatte autonomia, federalismo fiscale e premierato «me ne vado sul mio trattore in campagna, dove ho trascorso l’estate a raccogliere nocciole».
Meloni ai ministri ha parlato chiaro: anche lei dovrà risparmiare?
«Anche il mio ministero parteciperà alla riduzione della spesa, anche se è senza portafoglio. Abbiamo il Fondo per i Comuni di montagna, però il taglio lo faremo in modo che ai Comuni e alle Regioni vadano le stesse quantità di soldi».
Con i problemi finanziari che ci sono, i Lep, i livelli essenziali di prestazione, che garantiscono l’uguaglianza da Nord a Sud in vista dell’autonomia differenziata, restano lettera morta. E così anche l’autonomia tramonta.
«Questo lo dice lei. Ma chi l’ha detto che i Livelli essenziali delle prestazioni debbano costare di più? Nessuno li ha mai definiti, quindi nessuno è in grado di quantificarne il costo. Se si usano fabbisogni standard la razionalizzazione e la responsabilità può addirittura portare alla riduzione della spesa, con grande gioia di Giorgetti. Se poi dovessero costare di più, e non credo, le leggi di bilancio provvederanno a finanziarli».
Non si sente isolato?
«Per niente. Sapevo che era un percorso tutto in salita perché da 22 anni e da 5 legislature nessuno ha mai cavato un ragno dal buco sull’autonomia differenziata. Ma per la prima volta, ora si è affrontato l’argomento degli argomenti: i livelli essenziali di prestazione, anche questi previsti in Costituzione. Lo Stato è puntuale nel dirti cosa pagare, ma non nel dirti quali sono i diritti civili e sociali garantiti a tutti. L’autonomia può solo migliorare e non peggiorare le condizioni del Sud».
Però deve ammettere che l’autonomia politicamente è indigesta alla stessa maggioranza?
«Ma no! A inizio agosto ho fatto il punto con tutta la maggioranza e non escludo che possa allargarsi a qualche partito di opposizione. Ho chiuso la quadra: i contenuti sono definiti. Abbiamo individuato quali, tra le 23 materie che le Regioni possono chiedere, sono da ritenersi Lep, ovvero livelli essenziali (e sono 15) e quali no (altri 8). Tutto ciò è scritto in un sub emendamento la cui seconda firmataria è Maria Stella Gelmini di Azione».
Per la Lega c’è una certa sofferenza nell’esecutivo Meloni: no alla flat tax, no alla riforma delle pensioni, se fosse no anche all’autonomia, ne trarreste le conseguenze?
“Noi non abbiamo rinunciata alla flat tax, perché un pezzo è già fatta e prima della fine delle legislatura la avremo. Sulle pensioni è ancora tutto da verificare se non ci sono risorse sufficienti: anche qui cambiare la Fornero è un obiettivo di legislatura. Sull’autonomia c’è l’accordo e la facciamo».
E la premier Meloni è al premierato che pensa, non cita neppure l’autonomia differenziata leghista.
«Non è una gara. Una cosa è una riforma costituzionale della forma di governo, un’altra l’autonomia che è una legge ordinaria sia pure con peso di legge costituzionale».
Sul premierato lei è d’accordo?
«La riforma costituzionale del 2005, la devolution, poi bocciata nel referendum confermativo del 2006, prevedeva il premierato e le norme anti ribaltone. Quindi nessuno deve convincermi su questo».
Quindi la Lega lo voterà, ma solo dopo l’ok all’autonomia?
«Non c’è correlazione. I tempi li decide sempre il Parlamento, ma se nessuno farà ostruzionismo, l’autonomia diventerà legge a inizio 2024. È la riforma delle riforme, perché cambia l’assetto istituzionale del Paese e consente una verifica euro per euro dell’uso delle risorse».
È stato persino minacciato di morte e accusato di uccidere il Sud.
«Quest’ultima minaccia può essere di un mitomane, ma rispetto alle altre ricevute a me è parsa un salto di qualità, stavolta è firmata “mafia”. L’autonomia non è l’assalto del Nord alle risorse del Sud, non finirò mai di ripeterlo. Cerco il superamento della questione meridionale e di quella settentrionale e un patto Nord-Sud».