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“Troppi fronti aperti con la Ue”: Palazzo Chigi studia la ritirata

Il ministro Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni

 (ansa)
La premier, di ritorno dal G20 in India e dalla tappa in Qatar, pensa a una correzione di rotta nei rapporti con Bruxelles. Giorgetti lavorerà alla mediazione. L’esigenza di Meloni di sottrarsi al gioco di Salvini e al suo muro contro muro con l’Europa
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ROMA - La notizia del taglio delle stime sulla crescita raggiunge Giorgia Meloni sul volo di ritorno da Doha. Accanto alla premier, come sempre nella doppia trasferta in India e Qatar, c’è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il ragionamento che i due esponenti di governo fanno, dopo il durissimo scontro con l’Europa che ha ha animato anche il backdoor del G20, è l’esigenza di deporre la armi, non esagerare con gli attacchi. Ricucire, insomma. Serve una correzione di rotta, dopo una settimana di assalto a Bruxelles che, sulla scia di Matteo Salvini, ha visto protagonisti altri ministri e la stessa premier. «Era necessario alzare la voce», si sostiene a Palazzo Chigi, davanti ad alcuni dossier — in ultimo quello sull’accordo fra Ita e Lufthansa — che rimangono bloccati. Ma adesso, in una situazione economica difficile, con le previsioni di aumento del Pil che rallentano vistosamente, e con i morsi dell’inflazione farsi sentire sempre di più, con l’Ue bisogna necessariamente s…

ROMA - La notizia del taglio delle stime sulla crescita raggiunge Giorgia Meloni sul volo di ritorno da Doha. Accanto alla premier, come sempre nella doppia trasferta in India e Qatar, c’è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il ragionamento che i due esponenti di governo fanno, dopo il durissimo scontro con l’Europa che ha ha animato anche il backdoor del G20, è l’esigenza di deporre la armi, non esagerare con gli attacchi. Ricucire, insomma. Serve una correzione di rotta, dopo una settimana di assalto a Bruxelles che, sulla scia di Matteo Salvini, ha visto protagonisti altri ministri e la stessa premier. «Era necessario alzare la voce», si sostiene a Palazzo Chigi, davanti ad alcuni dossier — in ultimo quello sull’accordo fra Ita e Lufthansa — che rimangono bloccati. Ma adesso, in una situazione economica difficile, con le previsioni di aumento del Pil che rallentano vistosamente, e con i morsi dell’inflazione farsi sentire sempre di più, con l’Ue bisogna necessariamente scendere a patti. E tocca farlo al “moderato” Giorgetti, l’unico peraltro a non aver messo nel mirino pubblicamente Paolo Gentiloni. L’unico che, a Delhi, si è soffermato in un colloquio con il commissario. Il governo Meloni è “obbligato” a insistere con forza sulla richiesta di una revisione del patto di stabilità, di un aumento del deficit, per condurre in porto la manovra. «È una questione vitale», commenta un ministro.

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La presidente del Consiglio sa che questa è una priorità, anche se fa trapelare di non essere sorpresa dal peggioramento dei dati sulla crescita, visto il trend recente e il rallentamento della locomotiva tedesca. Tenere accesi i fuochi anti-europeisti, in questo periodo, finisce solo per fare un favore un favore a Matteo Salvini (che domenica a Pontida ospiterà Marine Le Pen, non esattamente un’amica delle istituzioni comunitarie) ma rischia di rendere un cattivo servizio al Paese. Allo stesso Salvini Meloni è pronta a ribadire un concetto già notificato a tutti gli alleati: occorre evitare di portare avanti, nella manovra, richieste di mero appeal elettorale. Accantonare subito, ad esempio, qualsiasi velleità leghista di rilanciare una riforma delle pensioni imperniata su quota 41, seppure con assegno ridotto. Non ci sono soldi», fine della trattativa.

Ora, è vero che rivendicare in modo ruvido l peso dell’Italia, serve anche al delicato negoziato sulla presidenza della Bei, per la quale Meloni prova a sostenere l’ex ministro Daniele Franco. Ma adesso è il momento di inviare segnali distensivi. Anche su Gentiloni. Non a caso ieri la premier non ha controreplicato in alcun modo, neppure informalmente, al commissario, che ha fatto sapere che le polemiche innescate dal governo Meloni «danneggiano l’Italia». Però ha apprezzato la volontà espressa da Gentiloni di continuare a collaborare su vari fronti, inclusa la trattativa per il via libera all’intesa su Ita. Spiega un altro esponente dell’esecutivo: «L’irritazione di questi giorni? Credo che Gentiloni potesse anche aspettarsela, visto che un uomo delle istituzioni come lui è andato a una festa dell’Unità a criticare il governo. Ma ora si guarda avanti». Con la Germania, d’altra parte, i buoni rapporti sono stati confermati nella conversazione fra Meloni e Scholz dopo l’omaggio, domenica, al memoriale Gandhi. Mentre non è passato inosservato il fatto che, sul caso Ustica, la premier abbia evitato qualsiasi coinvolgimento di Emmanuel Macron. Messaggi chiari, che sottindendono un cambio di direzione. La tattica dello scontro con l’Ue e i suoi maggiori azionisti, in questo scenario, è già abortita

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