Patto Ue sui migranti, Sea Watch: “Assurdo l’accanimento dell’Italia contro le ong. Così si criminalizza l’intervento umanitario”
di Alessia Candito“Troviamo assurdo l’accanimento dell’Italia riguardo l’emendamento sulle ong, rivela la chiara volontà di continuare a criminalizzare l’intervento umanitario”. Dopo il passo indietro di Berlino sull’emendamento che tutelava le attività della flotta civile che ha permesso di sciogliere il nodo con Roma, che su quel passaggio si era impuntata, nel mondo del soccorso in mare c’è costernazione. “L’esito della trattativa preoccupa ma non sorprende – sottolinea Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, con le sue navi civili fra le pioniere nel Mediterraneo - L’Unione Europea ha di fatto avallato la posizione italiana che contraddice il principio del soccorso umanitario”
In dettaglio, qual era l’oggetto del contendere?
“Nella prima bozza presentata dalla Germania l’emendamento conteneva un riferimento alla normativa internazionale ed europea, nel testo gli ‘standard Ue’, che già prevedono la scriminante umanitaria per le attività di soccorso. Significa di fatto che le attività dell…
“Troviamo assurdo l’accanimento dell’Italia riguardo l’emendamento sulle ong, rivela la chiara volontà di continuare a criminalizzare l’intervento umanitario”. Dopo il passo indietro di Berlino sull’emendamento che tutelava le attività della flotta civile che ha permesso di sciogliere il nodo con Roma, che su quel passaggio si era impuntata, nel mondo del soccorso in mare c’è costernazione. “L’esito della trattativa preoccupa ma non sorprende – sottolinea Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, con le sue navi civili fra le pioniere nel Mediterraneo - L’Unione Europea ha di fatto avallato la posizione italiana che contraddice il principio del soccorso umanitario”
In dettaglio, qual era l’oggetto del contendere?
“Nella prima bozza presentata dalla Germania l’emendamento conteneva un riferimento alla normativa internazionale ed europea, nel testo gli ‘standard Ue’, che già prevedono la scriminante umanitaria per le attività di soccorso. Significa di fatto che le attività delle navi ong non possano essere considerata favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
Adesso vi sentite maggiormente esposti?
“Nessuno di questi scarabocchi potrà intaccare il dovere di soccorso previsto dalle norme internazionali e noi continueremo a rispettarlo, però deve far riflettere che la scriminante umanitaria venga continuamente messa da parte. Le ong non dovrebbero essere criminalizzate perché il loro è un intervento umanitario e come tale va tutelato”.
Come giudicate l’accordo che è stato raggiunto?
“Se non fosse pericoloso, sarebbe assurdo. Con le sue politiche di esternalizzazione delle frontiere, è stata l'Unione Europea stessa a creare le condizioni che hanno reso necessario approvare un regolamento per situazioni di crisi e a mettere in mano a Paesi di vicinato un’arma che riguarda l’utilizzo della migrazione come strumento di pressione nelle relazioni internazionali. La strumentalizzazione dei flussi l’abbiamo inventata noi e dovremmo averlo imparato con la Libia, invece abbiamo deciso di replicare il medesimo schema con la Tunisia”.
Il cui ruolo continua ad essere fondamentale nel quadro generale del Patto su migrazione e asilo.
“È evidente che Saied non intende accettare di trasformarla in un Paese scatolone, ma ha bisogno di soldi per risanare le casse dello Stato. Non a caso ha recentemente rifiutato, bollandolo come elemosina, il finanziamento ottenuto dall’Ue per il controllo delle frontiere”.
Altro nodo del contendere Fra Roma e Berlino è stato il finanziamento previsto alle ong.
“Le critiche del governo italiano sono abbastanza assurde, se non ridicole. In realtà si tratta di somme esigue se confrontate con quelle che la Germania elargisce a chi facilita il controllo delle frontiere e i respingimenti illegali come Frontex”.
Sea Watch perché ha scelto di non candidarsi per quel finanziamento?
“Siamo molto critici nei confronti del governo tedesco, di cui non ci convincono le posizioni conservative sulla revisione delle responsabilità del Paese di primo arrivo previsto da Dublino, come lo stop sui ricollocamenti”.
Qualche giorno fa il ministro Tajani si chiedeva pubblicamente se la presenza di navi ong, fra cui Aurora a Lampedusa, non fosse legata a esigenze politiche tedesche.
“Il governo tedesco non ha alcuna influenza sulla nostra operatività e sono state fatte attentissime valutazioni sull’eventualità di basare le proprie operazioni a Lampedusa. Aurora è una motovedetta piccola e veloce, come lo sono quelle della Guardia costiera, quindi non poteva che collocarsi nell’area più vicina ai soccorsi. Ma quando si tratta di ong ormai si attiva sempre un meccanismo di discriminazione e sospetto”.
Il governo Meloni continua a parlare dell’attività delle navi della flotta civile come pull factor.
“Lo stesso ministro Piantedosi ha ammesso che le ong contribuiscono solo in minima parte ai soccorsi nel Mediterraneo a cause delle ganasce che questo e altri governi hanno imposto alle loro attività”.
Sulle migrazioni, per Sea Watch qual è la soluzione?
“La soluzione per noi è investire sulla costruzione di alternative legali. Basta guardare all’esempio dell’Ucraina, dove l’attivazione della direttiva sulla protezione temporanea ha ridotto al minimo le persone che si sono rivolte alle reti di traffico. Finché non ci saranno alternative le persone continueranno ad affidarsi alle reti criminali di traffico che noi finanziamo con accordi bilaterali”.
A cosa si riferisce?
“L’ultimo rapporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite spiega come la Guardia costiera libica, a cui forniamo addestramento e mezzi, sia un anello fondamentale nella filiera del crimine organizzato legato alla tratta di esseri umani. Se è vero che il governo fa del blocco delle partenze il suo principale obiettivo e cavallo di battaglia, dovrebbe spiegarci come faccia contemporaneamente a mantenere questi accordi”.