Migranti, ecco perché i giudici stanno demolendo il decreto Cutro
Alessandra ZinitiÈ tutto l'impianto che restringe le garanzie per i richiedenti asilo ma anche quello che disciplina le espulsioni che i giudici delle sezioni immigrazione stanno demolendo sentenza dopo sentenza. Con motivazioni pressoché analoghe e sovrapponibili sulle quali, quando il Viminale presenterà il ricorso annunciato ma non ancora depositato, dovrà esprimersi la Cassazione. Con una pronuncia che, a questo punto, sarà decisiva per la tenuta complessiva della nuova normativa sull'immigrazione che il governo Meloni ha varato con ben nove provvedimenti in un anno di vita.
Ma ecco quali sono, punto per punto, le contestazioni che i giudici muovono al decreto Cutro e a quelli collegati.
Il trattenimento dei richiedenti asilo
È la questione sollevata dai giudici di Catania Iolanda Apostolico e Rosario Cupri che con due provvedimenti in dieci giorni hanno disposto l'immediata remissione in libertà di dieci richiedenti asilo tunisini sbarcati a Lampedusa e rinchiusi nel nuovo centro che il governo h…
È tutto l'impianto che restringe le garanzie per i richiedenti asilo ma anche quello che disciplina le espulsioni che i giudici delle sezioni immigrazione stanno demolendo sentenza dopo sentenza. Con motivazioni pressoché analoghe e sovrapponibili sulle quali, quando il Viminale presenterà il ricorso annunciato ma non ancora depositato, dovrà esprimersi la Cassazione. Con una pronuncia che, a questo punto, sarà decisiva per la tenuta complessiva della nuova normativa sull'immigrazione che il governo Meloni ha varato con ben nove provvedimenti in un anno di vita.
Ma ecco quali sono, punto per punto, le contestazioni che i giudici muovono al decreto Cutro e a quelli collegati.
Il trattenimento dei richiedenti asilo
È la questione sollevata dai giudici di Catania Iolanda Apostolico e Rosario Cupri che con due provvedimenti in dieci giorni hanno disposto l'immediata remissione in libertà di dieci richiedenti asilo tunisini sbarcati a Lampedusa e rinchiusi nel nuovo centro che il governo ha realizzato a Modica-Pozzallo. Secondo i giudici è illegittima la norma che dispone il trattenimento dei richiedenti asilo che provengono da Paesi sicuri, in questo caso la Tunisia, senza vagliare prima le singole posizioni e motivare l'esigenza del trattenendo in attesa del disbrigo delle cosiddette procedure accelerate di frontiera.
La cauzione di 5000 euro
E illegittima, sempre secondo i giudici di Catania, è la richiesta di una cauzione di 5.000 euro da versare entro 48 ore in cambio del ritorno in libertà. I giudici argomentano che la disposizione non è contemplata dall'enorme europee, che la cifra è sproporzionata rispetto alle condizioni dei migranti ai quali, per altro, è impossibile adempiere alle procedure previste per il versamento della somma. Che può essere fatto solo dalla persona interessata (che nella fattispecie è trattenuta) con fideiussione bancaria che non può essere attivata di certo da chi non ha documenti né permesso di soggiorno.
Le procedure di frontiera
Sostanzialmente inutile, poi, è la realizzazione del centro dedicato al trattenimento dei richiedenti asilo a Modica-Pozzallo. I giudici di Catania osservano che le procedure accelerate di frontiera in ogni caso devono essere disposte appunto alla frontiera nell'immediatezza dell'arrivo. Dunque i migranti tunisini sbarcati a Lampedusa dovrebbero vedersi esaminare rapidamente la richiesta di asilo a Lampedusa. Mentre è illegittimo disporre il loro trasferimento altrove e rinchiuderli ad esempio a Pozzallo
I Paesi sicuri
Un'altra pronuncia, quella dei giudici di Firenze, rischia invece di mettere in crisi l'unico accordo di rimpatrio che l'Italia ha, quello con la Tunisia.Con la sentenza con cui ha revocato l'espulsione di un migrante tunisino la sezione immigrazione del tribunale di Firenze ha ritenuto illegittima l'espulsione verso un Paese, la Tunisia appunto, che l'Italia ha inserito nella lista dei Paesi sicuri. Secondo i giudici gli avvenimenti degli ultimi mesi nel Paese di Saied impongono alla Farnesina di rivalutare la situazione della Tunisia. Fino a quando questo non sarà fatto spetta ai giudici far osservare la garanzie a tutela dei.migranti che arrivano da quel Paese. Una pronuncia che, di fatto, potrebbe bloccare i rimpatri in Tunisia che costituiscono il 70 % di quelli che l'Italia riesce a fare.