Manovra, Meloni avverte gli alleati: “Sarà blindata, zero emendamenti di partito”
di Emanuele LauriaNessun emendamento dei partiti, solo modifiche concordate e di non eccessivo impatto sui conti. Alle nove della sera, Giorgia Meloni torna a mettere sull’avviso la sua maggioranza. Sulla manovra non c’è spazio per iniziative che allargano la spesa. A Palazzo Chigi si confronta prima con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e con il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, poi con i capigruppo del centrodestra. C’è pure il ministro ai rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. E c’è soprattutto Giancarlo Giorgetti, assente a un’analoga iniziativa il mese scorso.
Il quadro economico smentisce l’ottimismo iniziale, in cui il governo si vantava del fatto che l’Italia fosse la locomotiva d’Europa: l’Fmi ha rivisto al ribasso il tasso di crescita, ci sono le bacchettate di Fitch. Lo scenario è instabile a causa delle crisi internazionali. La premier dice che bisogna stringere la cinghia. Anche a chi, come gli esponenti di Forza Italia, non rinuncia a rivendicare le proprie bandiere: FI …
Nessun emendamento dei partiti, solo modifiche concordate e di non eccessivo impatto sui conti. Alle nove della sera, Giorgia Meloni torna a mettere sull’avviso la sua maggioranza. Sulla manovra non c’è spazio per iniziative che allargano la spesa. A Palazzo Chigi si confronta prima con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e con il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, poi con i capigruppo del centrodestra. C’è pure il ministro ai rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. E c’è soprattutto Giancarlo Giorgetti, assente a un’analoga iniziativa il mese scorso.
Il quadro economico smentisce l’ottimismo iniziale, in cui il governo si vantava del fatto che l’Italia fosse la locomotiva d’Europa: l’Fmi ha rivisto al ribasso il tasso di crescita, ci sono le bacchettate di Fitch. Lo scenario è instabile a causa delle crisi internazionali. La premier dice che bisogna stringere la cinghia. Anche a chi, come gli esponenti di Forza Italia, non rinuncia a rivendicare le proprie bandiere: FI chiede di riammettere in corsa una piccola parte della normativa sul Superbonus edilizio. Una proroga di tre mesi per gli interventi chiesti dai condomini. La disposizione, d’altronde, era già stata oggetto di emendamenti azzurri al decreto Asset, poi tramutati in un ordine del giorno cui l’esecutivo aveva dato parere favorevole. E c’è un’interrogazione, alla Camera, che invece chiede al governo la soluzione del problema dei crediti incagliati. E poi un innalzamento delle pensioni minime, altro cavallo di battaglia di Forza Italia. Ma Meloni alza un muro: la manovra, che lunedì andrà in Consiglio dei ministri, non potrà essere un assalto alla diligenza. “Le risorse sono poche e vanno indirizzate al rafforzamento di salari e potere d’acquisto”, sono le direttrici della presidente del Consiglio. Quelle che saranno ribadite, domani, nel duplice incontro con i sindacati dei lavoratori e le associazioni datoriali, le più disparate: 33 le sigle convocate, non tutte notissime e rappresentative. Ma lei, Meloni, non ci sarà, perché impegnata in una missione-lampo di 48 ore, tempo di viaggio compreso, in Mozambico e Congo. A rappresentare il governo ci sarà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ma fra i maggiori sindacati l’annunciata assenza di Meloni ha già provocato irritazione. Anche perché difficilmente sul tavolo dell’incontro, domani, ci sarà già un testo della manovra.
Ed è una fortuna, per il governo, che l’iter della legge di bilancio sia cominciato in Parlamento senza scossoni. Il via libera di Camera e Senato alla Nadef (la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza) non era scontato. Fino all’ultimo minuto utile il ministro Ciriani ha tenuto in mano il pallottoliere della maggioranza. Alcune assenze più o meno forzate hanno tenuto in ansia l’esponente di FdI: “Mulé? È stato negli Stati Uniti ma mi risulta sia tornato. Ronzulli? Non ne ho notizie ma mi sto informando, dovrebbe rientrare. Abbiamo un problema con Garavaglia, che si è infortunato”. Per non lasciare alibi a nessuno, Ciriani aveva chiesto a tutti i ministri di trasmettere via mail la loro presenza o meno. Mettendo per iscritto anche le ragioni dell’assenza. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. E comunque i numeri alla fine hanno premiato la maggioranza. Ma il cammino della manovra è ancora agli inizi.