24 miliardi, zero emendamenti. La prima vera manovra del governo Meloni (l’anno scorso la ereditò da Draghi) viene celebrata come prova, tutta da verificare, di efficienza e compattezza.
Il Cdm l’ha approvata “a tempo di record: poco più di un'ora a dimostrazione dell'unità di vedute della maggioranza”, rivendica la premier, che si presenta in conferenza stampa con 3 ministri – di cui due vicepremier – e un viceministro.
Anzi, in realtà se ne perde uno. Ci scherza su: "Un attimo, abbiamo perso le tracce del ministro dell'Economia, che non è secondario su queste materie...". "Ho chiesto asilo politico a Bruxelles...", prova a stare al gioco Giorgetti, prima di accomodarsi assieme al suo vice Maurizio Leo.
La premier parla di manovra “molto seria e molto realistica”, nonostante “il quadro complesso” le cui responsabilità sono esterne al governo: Bce e governo Conte. “Nel 2024 avremo circa 13 miliardi euro di maggiori interessi sul debito, da pagare in forza delle decisioni assunte dalla Bce, e circa 20 di superbonus”. Combinato disposto, osserva non senza vittimismo, “che supera il valore della manovra”.
Contesta i tagli alla sanità, che definisce “bugie che non corrispondono alla realtà delle cose”. Prova a ribaltare la narrazione: “Con 136 miliardi di euro per il fondo sanitario nazionale noi raggiungiamo il più alto investimento mai previsto”. Parla di “giochino del Pil” e ottiene la dura replica del M5S: “Gravissimo”, perché “l’unica a fare giochetti è lei sulla pelle dei cittadini”. E del Pd: “Mente”.
Si passa alle battaglie identitarie, il taglio delle tasse, ma soprattutto la natalità. “Lo Stato pagherà i contributi a madri con più figli”. Il linguaggio è sul filo del rasoio: “Noi vogliamo stabilire che una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto un importante contributo alla società e quindi lo Stato in parte compensa”.
Mentre il ministro degli Esteri Tajani esulta per il taglio del cuneo fiscale e la sparizione di “alcuna tassa di successione su chicchessia”, le bandierine di Salvini sono il Ponte sullo Stretto, di cui sarebbe stata trovata la copertura, e il canone Rai, che in bolletta sarà tagliato da 90 a 70 euro.
Il leghista è soddisfatto e garantisce: non ci saranno emendamenti di maggioranza. Nessun assalto alla diligenza dunque, una novità in senso assoluto. Giorgetti è più cauto: "Confido che i parlamentari di maggioranza apprezzino il lavoro fatto ed evitino di presentare emendamenti". “Vedremo se sarà vero”, replica a stretto giro il dem Boccia, “ma zero emendamenti è un colpo pericolosissimo per la democrazia parlamentare”. Dall’opposizione le richieste di modifica arriveranno eccome. Tanto più che per Calenda la legge di bilancio “è populista e pericolosa”, il verde Bonelli promette battaglia al governo: “Taglia tutto ma spende 12 miliardi per ponte Stretto”, e Conte parla di “una manovra insignificante e dannosa che in un momento di grandi difficoltà economiche per i cittadini lancia un messaggio chiaro: arrangiatevi”.
“È una manovra senza visione strategica, senza misure in grado di ridare slancio all’economia e agli investimenti, fatta per dare qualche contentino ma che, alla fine, non migliorerà le vite degli italiani. Tantomeno quelle dei 3.5 milioni di lavoratrici e lavoratori poveri che il governo ancora una volta Meloni ha ignorato non occupandosi dei loro salari, che restano fra i più bassi in Europa”, così la segretaria del Pd Schlein.