Manovra, il diktat di Meloni e Salvini: "Zero emendamenti". Il Pd: "Colpo alla democrazia"
di Stefano Baldolini24 miliardi, zero emendamenti. La prima vera manovra del governo Meloni (l’anno scorso la ereditò da Draghi) viene celebrata come prova, tutta da verificare, di efficienza e compattezza.
Il Cdm l’ha approvata “a tempo di record: poco più di un'ora a dimostrazione dell'unità di vedute della maggioranza”, rivendica la premier, che si presenta in conferenza stampa con 3 ministri – di cui due vicepremier – e un viceministro.
Anzi, in realtà se ne perde uno. Ci scherza su: "Un attimo, abbiamo perso le tracce del ministro dell'Economia, che non è secondario su queste materie...". "Ho chiesto asilo politico a Bruxelles...", prova a stare al gioco Giorgetti, prima di accomodarsi assieme al suo vice Maurizio Leo.
La premier parla di manovra “molto seria e molto realistica”, nonostante “il quadro complesso” le cui responsabilità sono esterne al governo: Bce e governo Conte. “Nel 2024 avremo circa 13 miliardi euro di maggiori interessi sul debito, da pagare in forza delle decisioni assunte dalla Bce, e circa 20 di superbonus”. Combinato disposto, osserva non senza vittimismo, “che supera il valore della manovra”.
Contesta i tagli alla sanità, che definisce “bugie che non corrispondono alla realtà delle cose”. Prova a ribaltare la narrazione: “Con 136 miliardi di euro per il fondo sanitario nazionale noi raggiungiamo il più alto investimento mai previsto”. Parla di “giochino del Pil” e ottiene la dura replica del M5S: “Gravissimo”, perché “l’unica a fare giochetti è lei sulla pelle dei cittadini”. E del Pd: “Mente”.
Si passa alle battaglie identitarie, il taglio delle tasse, ma soprattutto la natalità. “Lo Stato pagherà i contributi a madri con più figli”. Il linguaggio è sul filo del rasoio: “Noi vogliamo stabilire che una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto un importante contributo alla società e quindi lo Stato in parte compensa”.
Mentre il ministro degli Esteri Tajani esulta per il taglio del cuneo fiscale e la sparizione di “alcuna tassa di successione su chicchessia”, le bandierine di Salvini sono il Ponte sullo Stretto, di cui sarebbe stata trovata la copertura, e il canone Rai, che in bolletta sarà tagliato da 90 a 70 euro.
Il leghista è soddisfatto e garantisce: non ci saranno emendamenti di maggioranza. Nessun assalto alla diligenza dunque, una novità in senso assoluto. Giorgetti è più cauto: "Confido che i parlamentari di maggioranza apprezzino il lavoro fatto ed evitino di presentare emendamenti". “Vedremo se sarà vero”, replica a stretto giro il dem Boccia, “ma zero emendamenti è un colpo pericolosissimo per la democrazia parlamentare”. Dall’opposizione le richieste di modifica arriveranno eccome. Tanto più che per Calenda la legge di bilancio “è populista e pericolosa”, il verde Bonelli promette battaglia al governo: “Taglia tutto ma spende 12 miliardi per ponte Stretto”, e Conte parla di “una manovra insignificante e dannosa che in un momento di grandi difficoltà economiche per i cittadini lancia un messaggio chiaro: arrangiatevi”.
“È una manovra senza visione strategica, senza misure in grado di ridare slancio all’economia e agli investimenti, fatta per dare qualche contentino ma che, alla fine, non migliorerà le vite degli italiani. Tantomeno quelle dei 3.5 milioni di lavoratrici e lavoratori poveri che il governo ancora una volta Meloni ha ignorato non occupandosi dei loro salari, che restano fra i più bassi in Europa”, così la segretaria del Pd Schlein.