✕

FdI, il boom delle tessere rilancia la sfida dei congressi: i rampelliani (a Roma al 35%) vogliono il segretario

L’area del vicepresidente della Camera vuole riconquistare la guida del partito nella Capitale, con Milani. Per i meloniani spunta Perissa. Ieri notte la segreteria (senza Arianna) per stabilire le regole
2 minuti di lettura

Al solito, per ora esultano tutti: Arianna Meloni, che si gode il boom di tesserati per Fratelli d’Italia: +40% sull’anno scorso. Fabio Rampelli e suoi Gabbiani, che rivendicano di avere macinato 16-17mila iscritti solo a Roma. Ma dietro le quinte, il gong al tesseramento suonato ieri dalla “sorella d’Italia” è in realtà solo il fischio d’inizio di un’altra partita. La conta. I congressi locali di FdI più volte rimandati, che ora finalmente si terranno, da qui a Natale. Nel primo partito italiano, in cui nessuno mette in discussione la leadership di Giorgia Meloni, è il momento delle manovre nei territori. Perché le cordate, che nessuno chiama correnti, ci sono eccome. Gli occhi sono puntati sulla sfida di Roma, dove per la prima volta in questi mesi è emersa un’area che, almeno con alcuni suoi esponenti di peso, si è smarcata da certe scelte di Meloni. Chiedendo per esempio un congresso nazionale, che invece i fedelissimi della presidente del Consiglio ritengono superfluo, inutile, a…

Al solito, per ora esultano tutti: Arianna Meloni, che si gode il boom di tesserati per Fratelli d’Italia: +40% sull’anno scorso. Fabio Rampelli e suoi Gabbiani, che rivendicano di avere macinato 16-17mila iscritti solo a Roma. Ma dietro le quinte, il gong al tesseramento suonato ieri dalla “sorella d’Italia” è in realtà solo il fischio d’inizio di un’altra partita. La conta. I congressi locali di FdI più volte rimandati, che ora finalmente si terranno, da qui a Natale. Nel primo partito italiano, in cui nessuno mette in discussione la leadership di Giorgia Meloni, è il momento delle manovre nei territori. Perché le cordate, che nessuno chiama correnti, ci sono eccome. Gli occhi sono puntati sulla sfida di Roma, dove per la prima volta in questi mesi è emersa un’area che, almeno con alcuni suoi esponenti di peso, si è smarcata da certe scelte di Meloni. Chiedendo per esempio un congresso nazionale, che invece i fedelissimi della presidente del Consiglio ritengono superfluo, inutile, anzi dannoso: un intralcio.

Nella Capitale, dove FdI ha un sesto dei suoi iscritti, l’aria è frizzantina da febbraio, quando il coordinatore cittadino, di rito rampelliano, Massimo Milani, è stato defenestrato e rimpiazzato da Giovanni Donzelli, braccio destro della premier e responsabile nazionale dell’Organizzazione di FdI. “Serve un congresso, non siamo il partito comunista cinese”, tuonava la senatrice rampelliana Lavinia Mennuni dalle colonne di Repubblica. Alla fine Rampelli ha incassato nell’assemblea nazionale di settembre (dove difatti è stato molto conciliante) che partissero almeno i congressi locali, in alcuni casi bloccati da oltre un lustro. Il tesseramento intanto è stato affidato ad Arianna Meloni, sorella di Giorgia, entrata nella segreteria politica di FdI.

La caccia agli iscritti, dentro e intorno al Grande raccordo anulare, è stata forsennata. Tanto che solo a Roma il termine è stato posticipato, dal 30 settembre al 15 ottobre. E ieri sono arrivati i dati definitivi, comunicati direttamente da Arianna: 280mila tesserati in tutta Italia, sorpasso sul Pd. Ma impressiona soprattutto il dato dell’Urbe: si passa da 15mila a 43mila tessere: +186%. Se si è arrivati a questi numeri è perché tutte le correnti hanno spinto al massimo sulle iscrizioni. Ognuna portando acqua al proprio mulino. Chi per dimostrare ad “Arianna” (e quindi a “Giorgia”) di avere un peso elettorale di livello e dunque di avere meritato lo scranno alla Camera o al Senato, chi per tenera alta la bandiera dei Gabbiani. Risultato: tessere moltiplicate.

Ora però va composto il puzzle. I rampelliani sostengono di avere 16-17mila iscritti sui 43mila di Roma. Tanti, più di quanti erano i tesserati di FdI in tutta la città l’anno scorso, anche se dall’area “Lollo”, cioè del ministro Francesco Lollobrigida, abbassano l’asticella a 12-13mila. Insomma, i Gabbiani starebbero tra il 30 e il 40% dei tesserati a Roma. E la domanda è: basta per tentare una prova di forza e riconquistare la leadership nella Capitale? Difficile, perché Meloni, con Lollobrigida, attivissimo su Roma, punta a coagulare tutte le altre aree, compresa quella del deputato ex Udc Luciano Ciocchetti e quella dell’ex senatore Andrea Augello.

Le strade allora sono due: trovare un compromesso entro i primi di novembre, con un candidato unitario, oppure andare alla conta. L’area Meloni-Lollobrigida potrebbe puntare sul giovane deputato Marco Perissa. Rampelli, che ieri esaltava diplomaticamente le “adesioni stellari” in città, sembra però intenzionato a riproporre Milani. Per trovare un accordo, c’è tempo 2-3 settimane. C’è chi dice che i rampelliani potrebbero accettare qualche “compensazione”, cioè qualche altro incarico. Si vedrà. Se si andrà allo scontro, il congresso romano potrebbe slittare a gennaio, per non rovinare la festa di Atreju, prevista a metà dicembre. Una prima riunione si è tenuta ieri notte, durante la partita Inghilterra-Italia: Donzelli ha riunito la segreteria di FdI, per licenziare le regole dei congressi. Ma le due Meloni non c’erano.

Leggi i commenti