È un triangolo di silenzi e imbarazzi, quello che da Cologno Monzese, sede di Mediaset, raggiunge casa Giambruno-Meloni e Palazzo Chigi, dove gli effetti della vicenda sono decisamente di maggiore rilevanza pubblica. I fuorionda di “Striscia la notizia” sono una bomba che esplode all’improvviso, non fa rumore ma danni più ingenti del solito. La premier non commenta. Ma in serata, è frastornata: «Che succede?», chiede a chi le sta vicino. Al di là della questione personale, che riguarda il merito dei video e degli audio trasmessi, c’è un dato di fatto politico: un doppio uppercut che arriva dalla tv della famiglia del fondatore del centrodestra. Una rubrica che contiene in sé l’annuncio di nuove puntate e che tratta come una macchietta il compagno della presidente del Consiglio di un Paese del G7. Lo scherno rischia di avere portata internazionale.
Il pregiudizio d’immagine non è indifferente. Fra Chigi, dove Meloni lavora al dossier Israele, e un parlamento semideserto si accavallano …
È un triangolo di silenzi e imbarazzi, quello che da Cologno Monzese, sede di Mediaset, raggiunge casa Giambruno-Meloni e Palazzo Chigi, dove gli effetti della vicenda sono decisamente di maggiore rilevanza pubblica. I fuorionda di “Striscia la notizia” sono una bomba che esplode all’improvviso, non fa rumore ma danni più ingenti del solito. La premier non commenta. Ma in serata, è frastornata: «Che succede?», chiede a chi le sta vicino. Al di là della questione personale, che riguarda il merito dei video e degli audio trasmessi, c’è un dato di fatto politico: un doppio uppercut che arriva dalla tv della famiglia del fondatore del centrodestra. Una rubrica che contiene in sé l’annuncio di nuove puntate e che tratta come una macchietta il compagno della presidente del Consiglio di un Paese del G7. Lo scherno rischia di avere portata internazionale.
Il pregiudizio d’immagine non è indifferente. Fra Chigi, dove Meloni lavora al dossier Israele, e un parlamento semideserto si accavallano le ipotesi. Alcuni parlamentari teorizzano complotti per denigrare la premier, altri intravedono una forma di pressione da parte di Mediaset a chi come lei, un anno fa, a Silvio Berlusconi rinfacciava di non essere «ricattabile».
Ma la tesi più gettonata è quella di una manovra mirata a colpire Giambruno, protagonista di un’ascesa dentro l’azienda che l’ha portato, dopo la nomina a premier della compagna, a condurre un talk-show quotidiano. Meloni ne chiede conto al segretario di FI Antonio Tajani, si interessa anche Fedele Confalonieri, Piersilvio Berlusconi è oggetto di un pressing discreto. Alla premier spiegano che Antonio Ricci è «incontrollabile», l’ultimo a poter essere strumento di macchinazioni politiche. C’è forse un problema interno, apprende Meloni, un calo di share da recuperare dopo la decisione dei vertici, poco gradita da Ricci, di comprimere i tempi della trasmissione. Ma poco cambia, l’effetto è lo stesso.
L’ombra che torna ad aleggiare è quella di vecchi attacchi ammazza-leader di Striscia, come quello del 2007 contro Elisabetta Tulliani, fidanzata di Gianfranco Fini. E quando «Giambrunasca» torna puntuale, in serata, sugli schermi di Canale 5, l’irritazione sale. È satira? Nessuno la considera tale. O comunque non è solo quella. E fa sempre più male. Meloni capisce che non basterà, per arginare il caso, lo stop alle polemiche chiesto pubblicamente l’11 settembre, quando era stata costretta ad affrontare il problema delle dichirazioni del compagno in conferenza stampa. E aveva tirato una riga: «Non decido io cosa dice Andrea Giambruno». C’erano già stati, nelle libere uscite del giornalista di Rete4, gli attacchi a un ministro tedesco, le dichiarazioni tendenti a minimizzare il problema del cambiamento climatico («Sai che notizia che a luglio fa caldo») fino alla lettura originale della violenza subita da una ragazzina a Palermo: «Se ti ubriachi poi il lupo lo trovi». Affermazioni su cui in tanti, a partire dalla stessa Striscia la notizia, adesso ironizzano. Il clima porta un influente parlamentare di Forza Italia, che è stato molto vicino a Berlusconi quando nacque il governo, a rivelare una circostanza: «Ci dicemmo che Giambruno, che invece di fare un passo di lato stava per essere promosso, sarebbe diventato un guaio per Meloni...».
E il first gentleman? In mattinata si presenta a Pavia per moderare un convegno, non parla ma cade di nuovo nella trappola di un fuorionda: «Ormai sono terrorizzato da tutto. Qualsiasi cosa faccio diventa oggetto di mistificazione. La cosa che mi dà più noia è farmi passare per...». Clic. L’audio viene scollegato. Di certo, in mezzo alle polemiche, Giambruno non conduce il suo programma, il Diario del giorno. Una turnazione prevista, spiegano da Rete4. Ma è la prima volta che accade, nell’ultimo mese, per un principe consorte che ora imbarazza il regno.