Meloni-Berlusconi, il grande freddo. E ora Forza Italia teme ritorsioni
di Lorenzo De Cicco e Emanuele LauriaL'abbraccio tra Meloni e Marina Berlusconi al funerale di Silvio Berlusconi
ROMA — Marina non si è fatta sentire, con Giorgia Meloni. Piersilvio sì, l’altro ieri. È lui l’ambasciatore della famiglia, così hanno deciso i Berlusconi, in questa fase tribolata sull’asse Biscione-Chigi. «Ha un rapporto personale con Giorgia», viene riferito da chi ha parlato con gli eredi del Cavaliere in queste ore. Dunque tocca a lui, all’ad di Mediaset, provare a riallacciare il filo con la premier dopo l’audio-gate di Giambruno. Perché Meloni, al netto della voglia, naturale, di spegnere il prima possibile l’eco mediatico della vicenda, certo non è tipo da ingoiare rospi senza colpo ferire. Non a caso, riferisce un colonnello di FI, «temiamo una vendetta, qualche leggina contro Mediaset. Non ora, sarebbe troppo sgamata, ma nei prossimi mesi...». Agli atti resta il post scriptum di Meloni, nell’annuncio social della separazione dal conduttore di Diario del giorno: «Qualcuno ha sperato di indebolirmi». A poco insomma sarebbe servita, finora, la diplomazia del secondogenito, incl…
ROMA — Marina non si è fatta sentire, con Giorgia Meloni. Piersilvio sì, l’altro ieri. È lui l’ambasciatore della famiglia, così hanno deciso i Berlusconi, in questa fase tribolata sull’asse Biscione-Chigi. «Ha un rapporto personale con Giorgia», viene riferito da chi ha parlato con gli eredi del Cavaliere in queste ore. Dunque tocca a lui, all’ad di Mediaset, provare a riallacciare il filo con la premier dopo l’audio-gate di Giambruno. Perché Meloni, al netto della voglia, naturale, di spegnere il prima possibile l’eco mediatico della vicenda, certo non è tipo da ingoiare rospi senza colpo ferire. Non a caso, riferisce un colonnello di FI, «temiamo una vendetta, qualche leggina contro Mediaset. Non ora, sarebbe troppo sgamata, ma nei prossimi mesi...». Agli atti resta il post scriptum di Meloni, nell’annuncio social della separazione dal conduttore di Diario del giorno: «Qualcuno ha sperato di indebolirmi». A poco insomma sarebbe servita, finora, la diplomazia del secondogenito, incluso l’incontro con Meloni a Villa Grande a settembre, in cui si sarebbe discusso anche delle tracce registrate, imbarazzanti per l’azienda e il governo, del comportamento di Giambruno. Tracce di tre mesi fa, di cui la famiglia Berlusconi di certo era stata messa a parte. La telefonata di ieri, tra Piersilvio e Meloni, altro non sarebbe che un abboccamento, il tentativo di cominciare a far calmare le acque. Ma chissà.
I rapporti tra FdI e FI erano già nella fase “relazione complicata” da tempo. La manovra licenziata in Cdm, col divieto di emendamenti, porta con sé un misto di delusioni e stizza, tra i forzisti. Soprattutto per il canone Rai, il mini-taglio in bolletta da 90 a 70 euro, caro a Matteo Salvini. Un dito nell’occhio, per Cologno. Perché sì, nell’immediato a pareggiare i conti per i mancati introiti della Rai ci penserebbe lo Stato. Ma il timore è che la sforbiciata al canone possa essere foriera di un aumento degli spazi pubblicitari per la tv pubblica. Un danno per il Biscione.
FdI non difende il provvedimento a spada tratta, anzi a microfoni spenti più di un parlamentare meloniano lo bolla così: «Un contentino a Salvini». Ma i margini per intervenire sono pochi. Anche se proprio FdI in queste ore fa circolare l’idea di un maxi-emendamento di governo per ritoccare la finanziaria, a saldi invariati, e accontentare, almeno in parte, i parlamentari. Non è detto però che ci finisca il canone, soprattutto dopo il caso Giambruno.
C’è poi un altro aspetto che rende le acque agitate, sia dentro FI che nei rapporti con Meloni. Le accuse di debolezza verso Antonio Tajani, che infatti ieri si mostrava pompiere: «No a speculazioni, non parlerei più di vicende private». Il vice-premier per i detrattori non saprebbe imporre la linea azzurra. Tanto che un pezzo del mondo politico-imprenditoriale intorno ai Berlusconi è tornato in queste settimane a chiedere a Marina di scendere in campo. Lei finora ha sempre negato, ma c’è chi azzarda che negli ultimi giorni si sia mostrata più possibilista. Spifferi, magari autosuggestioni. Certo è che FI vive ore di nervosismo. Alla riunione della segreteria di ieri, l’ala Ronzulli ha chiesto a Tajani una sfilza di modifiche alle regole per i congressi provinciali, ma tutte sono state cassate. La pax interna è già in crisi. Aspettando le mosse di Meloni. Che ieri ribadiva: «Di questa storia non parlo più». Ma nel cerchio magico c’è chi prevede che oggi, alla kermesse al teatro Brancaccio di Roma per celebrare un anno di governo, «qualche sassolino dalla scarpa se lo tolga».