Giambruno, Meloni al contrattacco. Quell’avvertimento ai nemici davanti al suo popolo: “Cattiverie mai viste, vogliono indebolirmi, io a testa alta”
di Concetto VecchioLa Giambrunasca non è chiusa, anzi oggi Giorgia Meloni l’ha rilanciata. Non è vero che non ne vuole parlare. Ne parla eccome. «La cattiveria verso di noi, i metodi che si utilizzano per tentare di indebolirci hanno raggiunto vette mai viste prima». Bum! Sparge fiele contro quelli che hanno “bivaccato grazie alle amicizie giuste, alle lobby di potere. Continuino pure a rotolarsi nel fango”. Li chiama “meschini”. E, poi si fa minacciosa: “Dovranno fare i conti con la propria coscienza e vi garantisco che li faranno”.
Quindi è al contrattacco. Livida. Contro chi ha autorizzato la messa in onda di quei fuorionda che l’hanno costretta a divorziare in mondovisione dal compagno, a farsi parlare dietro da tutti i siti del globo terracqueo. Contro chi l’ha permesso, in Mediaset, certo, ma anche il mondo che vi si cela dietro. Giambruno che si strizza la patta terrà banco a lungo nei tinelli italiani: quell’immagine resterà.
Ed è una vicenda politica così enorme, così ricca di implicazioni, i…
La Giambrunasca non è chiusa, anzi oggi Giorgia Meloni l’ha rilanciata. Non è vero che non ne vuole parlare. Ne parla eccome. «La cattiveria verso di noi, i metodi che si utilizzano per tentare di indebolirci hanno raggiunto vette mai viste prima». Bum! Sparge fiele contro quelli che hanno “bivaccato grazie alle amicizie giuste, alle lobby di potere. Continuino pure a rotolarsi nel fango”. Li chiama “meschini”. E, poi si fa minacciosa: “Dovranno fare i conti con la propria coscienza e vi garantisco che li faranno”.
Quindi è al contrattacco. Livida. Contro chi ha autorizzato la messa in onda di quei fuorionda che l’hanno costretta a divorziare in mondovisione dal compagno, a farsi parlare dietro da tutti i siti del globo terracqueo. Contro chi l’ha permesso, in Mediaset, certo, ma anche il mondo che vi si cela dietro. Giambruno che si strizza la patta terrà banco a lungo nei tinelli italiani: quell’immagine resterà.
Ed è una vicenda politica così enorme, così ricca di implicazioni, interne al centrodestra, ma anche sociali e culturali. Pubblico e privato si mescolano. Mistero con più domande che risposte. Com’è stato possibile?
Così la premier non è venuta alla festa di compleanno del suo governo, al teatro Brancaccio. È una celebrazione senza l’invitata. Gliel’hanno rovinata. Ha mandato un video, registrato al Cairo. È tornata in serata a Roma, ma vuole stare con al figlia, al riparo dagli sguardi. Quando, con un colpo di teatro, Guido Crosetto lo annuncia cala nella bolgia della sala un silenzio più rumoroso di un boato.
“La politica è importante, ma la vita lo è molto di più”, dice Crosetto. “È a casa, con sua figlia, il posto dove doveva restare, dov’è giusto che sia”. Questa cosa piace. “Anche io sono un essere umano e se c’è qualcuno a cui posso chiedere comprensione siete voi”, confida nel video. Ha il cuore pieno di pena. Risponde con un senso di rivalsa, di chi avverte acutamente l’assedio: la condizione psicologica più congeniale agli ex missini. Dice: “Ho camminato a testa alta sempre, non sono scesa a compromessi, ho fatto quello che ritenevo giusto fare anche quando dovevo pagarne lo scotto”. Come dire: non pensate di ricattarmi. Non mi faccio condizionare. Ci avete provato, ho reagito subito. Ho lasciato il mio compagno, per sottrarmi a questa morsa. Cosa volevate dirmi?
Vogliamo immaginare cosa starà facendo adesso, mentre i suoi ministri sul palco raccontano le loro realizzazioni? Probabilmente sarà alle prese con i pensieri che hanno quelli che all’improvviso si separano: come restare amici senza farsi afferrare dal rancore e dal rimpianto.
In sala c’è Arianna, la sorella, di bianco vestita. È la persona più potente di tutte a giudicare dalle file che si formano per salutarla. Oggi il partito è Sorelle d’Italia. “L’Italia vincente”, c’è scritto sul palco. “Lo spettacolo avrà inizio tra tre minuti”, dice la voce fuoricampo. Prende il microfono Giovanni Donzelli, garrulo come un ragazzo: “Lo spettacolo è iniziato un anno fa col voto degli italiani”, la gente ridacchia per un attimo, ma i più hanno lo sguardo di chi osserva l’acquazzone che rovina il party nel giardino.
“È importante fare sentire il nostro calore a Giorgia”, è l’invito che fa Crosetto. “Ti vogliamo bene”. “Giorgia! Giorgia”, risuona dalle platee in un moto d’orgoglio. “Se era stanca è giusto che sia rimasta a casa”, commenta una signora. Non era solo stanca. “Da donna l’appoggio”, aggiunge. La militante Giuditta Labate dice Giambruno si è rivelato “un ominicchio. La sua responsabilità era doppia, verso la moglie impegnata e verso la figlia, ha finito per tradire entrambe, doveva essere padre e madre, non ha fatto né l’una né l’altra cosa, è uscito solo il suo narcisismo, la vanità l’ha fatto pappagallo, non si è rivelato degno. L’ha tradita! È più serio uno che ammette di amare un’altra e di andarsene. Ma Giorgia ha dimostrato, lasciandolo, che la parità esiste”. Il marito accanto annuisce.
Giorgia come esempio delle donne rinserrate dentro relazioni insoddisfacenti o inaridite. Ma resta da capire perché la premier abbia permesso che il marito farfallone scalasse la gerarchia televisiva, si prendesse la scena televisiva. Non era lecito aspettarsi che gliene sarebbero venuti dei guai? Un errore politico decisivo, pensano in tanti, ma fuori di qui. Qui solo elogi.
La Giambrunasca, come la chiamano quelli di Striscia, non finisce ora, anzi adesso si apre, perché le sue onde rischiano di propagarsi in uno tsunami di dispetti, sgambetti, minacce, come avviene da sempre nelle partite del potere italiano. Qualcosa di opaco è successo. Ma è una minaccia interna al suo mondo, e qui salta fuori la contraddizione più insidiosa. “Nessuna paura, testa dritta, sguardo rivolto verso l’alto e sorriso sul volto”, conclude, parlando ai cuori del suo popolo. Ma è proprio la paura il sentimento che imprigiona la sala quando i militanti abbandonano la sala. Un sentimento inafferrabile, a cui è difficile dare un nome.