«Con chi ce l’aveva Giorgia nel post sui social? Non con voi, amici di La7, a furia di criticarci noi cresciamo nei sondaggi, siete diventati un amuleto», dice Giovanni Donzelli, sgusciando via dalle telecamere di un talk della settima rete. Non ce l’aveva con La7, ovviamente. E con Mediaset? «Ma no, nessun problema», sorride, un po’ meno baldanzoso del solito, il responsabile Organizzazione di FdI, uomo macchina di Giorgia Meloni, regista della kermesse di ieri al Brancaccio, quasi duemila persone assiepate dentro e fuori il teatro. Sul Giambruno-gate, rispetta l’ordine di scuderia di via della Scrofa: silenzio stampa. «Ma se non ne parla Giorgia, come faccio a parlarne io? Di certo Giorgia non si è resa vulnerabile, ha dimostrato che è forte».
I rapporti col Biscione
Però FI è una pentola a pressione da tre giorni, teme ritorsioni dai Fratelli d’Italia. E anche i rapporti fra la premier e i Berlusconi sono piuttosto gelidi, al netto dei tentativi di Pier Silvio di siglare una pax. F…
«Con chi ce l’aveva Giorgia nel post sui social? Non con voi, amici di La7, a furia di criticarci noi cresciamo nei sondaggi, siete diventati un amuleto», dice Giovanni Donzelli, sgusciando via dalle telecamere di un talk della settima rete. Non ce l’aveva con La7, ovviamente. E con Mediaset? «Ma no, nessun problema», sorride, un po’ meno baldanzoso del solito, il responsabile Organizzazione di FdI, uomo macchina di Giorgia Meloni, regista della kermesse di ieri al Brancaccio, quasi duemila persone assiepate dentro e fuori il teatro. Sul Giambruno-gate, rispetta l’ordine di scuderia di via della Scrofa: silenzio stampa. «Ma se non ne parla Giorgia, come faccio a parlarne io? Di certo Giorgia non si è resa vulnerabile, ha dimostrato che è forte».
I rapporti col Biscione
Però FI è una pentola a pressione da tre giorni, teme ritorsioni dai Fratelli d’Italia. E anche i rapporti fra la premier e i Berlusconi sono piuttosto gelidi, al netto dei tentativi di Pier Silvio di siglare una pax. FdI d’ora in poi avrà un occhio di riguardo per il Biscione? Donzelli fa no con la testa, fermandosi a chiacchierare nel foyer: «Noi guardiamo con attenzione tutte le grandi aziende strategiche, non Mediaset in particolare».
“Striscia ha sempre fatto così”
Su Striscia la Notizia però sposa la tesi di Antonio Ricci: nessuna trama, nessun segnale degli eredi del Cavaliere a Palazzo Chigi. «Striscia è Striscia, ha sempre fatto così. Mi ricordo quando da ragazzo dentro An ero vicino a Maurizio Gasparri. E Ricci lo attaccava proprio mentre stava facendo la legge sulle televisioni che, mettiamola così, certo non dispiaceva a Mediaset. Maurizio si sfogava: ma come io faccio la legge per Mediaset e loro mi trattano in questo modo? È la legge di Striscia». Che non perdona neanche una premier di destra, coalizzata con Forza Italia.
Gli attacchi dalle “lobby”
La festa per il primo anno di governo, sostiene il braccio operativo di Meloni nel partito, non è stata rovinata dai fuorionda dell’ex first gentleman. «Tanto per noi ogni mese ce n’è una. Se avessimo fatto la festa sette mesi fa, avreste detto che era rovinata per il caso Cospito. Se l’avessimo fatta due mesi fa, per il figlio di La Russa o per la Santanchè. Siamo abituati ad essere attaccati». In tutto e per tutto, Donzelli ricalca il solco della leader, dunque tutto sulla difensiva: «Perché questi attacchi? La verità è che a certi ambienti non andiamo giù. Lobby abituate a entrare nelle stanze del potere, tecnici che andavano a fare i ministri, ma anche alcuni dirigenti dei ministeri che si erano assuefatti alla debolezza della politica, mentre Meloni ne ha ripristinato la forza. Ma non solo Meloni: anche Conte e Schlein, nell’altro campo, hanno fatto capire di non essere disposti a grandi coalizioni o a governi tecnici». E questo, per uno dei big di FdI, pare anche un sollievo.