Scrittrice di romanzi bestseller, da Le assaggiatrici a Mi limitavo ad amare te, già premio Campiello, al margine di un incontro al festival Inquiete Rosella Postorino riflette su un tema che fa discutere, al di là delle ripercussioni strettamente politiche: l’annuncio (via social) nei giorni scorsi della separazione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Andrea Giambruno in seguito ai fuorionda diffusi da Striscia la notizia.
Cosa ha pensato quando ha saputo dei fuorionda di Giambruno e del loro contenuto?
«Non ho mai visto il suo programma, non lo conosco come conduttore, se non per certe affermazioni inaccettabili che ha fatto nei mesi scorsi, per esempio relative alla violenza sulle donne. Ho trovato quel fuorionda meno grave del modo in cui, quando era in onda, ha colpevolizzato le donne che si imbattono nel “lupo”. Detto questo, nessuno viene bene in un fuorionda, perché nessuno di noi è pubblicamente ciò che si permette di essere in privato. C’è da chiedersi se quel c…
Scrittrice di romanzi bestseller, da Le assaggiatrici a Mi limitavo ad amare te, già premio Campiello, al margine di un incontro al festival Inquiete Rosella Postorino riflette su un tema che fa discutere, al di là delle ripercussioni strettamente politiche: l’annuncio (via social) nei giorni scorsi della separazione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Andrea Giambruno in seguito ai fuorionda diffusi da Striscia la notizia.
Cosa ha pensato quando ha saputo dei fuorionda di Giambruno e del loro contenuto?
«Non ho mai visto il suo programma, non lo conosco come conduttore, se non per certe affermazioni inaccettabili che ha fatto nei mesi scorsi, per esempio relative alla violenza sulle donne. Ho trovato quel fuorionda meno grave del modo in cui, quando era in onda, ha colpevolizzato le donne che si imbattono nel “lupo”. Detto questo, nessuno viene bene in un fuorionda, perché nessuno di noi è pubblicamente ciò che si permette di essere in privato. C’è da chiedersi se quel contesto fosse privato. Forse, quando sei il compagno della presidente del Consiglio, ogni tuo gesto è pubblico. Devi fare attenzione, renderti conto di quanto delicata sia la tua posizione, se hai rispetto per lei e il suo ruolo».
Crede che l’atteggiamento dell’ex compagno della premier sia un’eccezione o un malcostume comune, che molte donne si trovano a subire nei contesti lavorativi?
«La maggioranza delle donne si è trovata in contesti lavorativi in cui uno o più uomini si sono comportati in un modo per loro svilente: complimenti inopportuni, insistiti, paternalismo e pregiudizi legati a cliché maschilisti, fino a vere e proprie molestie, lo sappiamo. Giambruno non è un’eccezione, ha forse una rozzezza più esibita, ma magari anche quella è una posa. Non conosco con precisione il rapporto fra lui e Viviana Guglielmi, la collega con cui era in studio, cioè ignoro le gerarchie, ma dal video lei non sembra partecipare allo scherzo. Dico questo perché con i colleghi si può sviluppare una forma di complicità — da compagni di classe, di squadra — anche divertita, e irripetibile in pubblico, ma se c’è un dislivello di potere allora è diverso».
L’ha sorpresa l’atteggiamento di Meloni, che finora aveva sempre difeso il padre di sua figlia, o pensa che non avrebbe potuto avere una reazione diversa?
«Quando il comportamento di Giambruno ha umiliato, messo in ridicolo lei, Meloni ha reagito diversamente rispetto a quando lui aveva offeso le donne come collettività. Non mi stupisce: Meloni ha ottenuto per sé cose eccezionali in questo Paese, che ogni femminista auspicherebbe come opportunità per ogni donna, ma lei non lotta affinché ogni donna abbia quelle stesse opportunità. Non ha un senso collettivo dell’emancipazione».
L’averlo lasciato via social, pensa favorirà una sua popolarità “trasversale” tra le donne? E come giudica questo gesto?
«Non credo lo abbia lasciato via social, via social ha annunciato la separazione pubblicamente. Il paradosso è questo: per ragioni comunicative comprensibili, e per ragioni personali che invece non conosciamo (“le nostre strade sono divise da tempo”), come mai si conoscono i meccanismi interni a una coppia, Meloni ha fatto un gesto femminista. O meglio: sarebbe femminista se lei lo riconoscesse come tale, cioè se ne considerasse la portata simbolica collettiva, se non fosse una che prevede per sé diritti che non prevede per altri. Il femminismo è una battaglia di giustizia sociale, ha uno scopo collettivo, ripeto, non individuale. Tuttavia, in astratto, allontanare un uomo che è nocivo per l’immagine della sua compagna, che palesemente non ha rispetto per lei, è un gesto femminista. La comunicazione è quella di una donna che allontana chi non la rispetta, malgrado il dolore che di certo implica: dunque forte, piena di dignità. Ma questo non cambierà l’opinione delle donne di sinistra su di lei, che ha difeso quel compagno quando lui parlava del “lupo”, e che probabilmente non riterrebbe disumano usare il termine “transumanza” per definire la rotta dei migranti verso l’Europa».
Ciò che è successo rivela un’evidente contraddizione tra la vita privata, reale della presidente del Consiglio e i proclami sulla famiglia tradizionale che hanno giocato e giocano un ruolo importante nella sua identità politica pubblica. Pensa che ora cambierà atteggiamento su questo?
«No, non credo. La famiglia uomo-donna-figlio è ormai tradizionale, anche fuori dal matrimonio, per il suo elettorato e per i cristiani, dunque Meloni non vede la contraddizione. Per lei sono le famiglie omogenitoriali il problema, a prescindere dal matrimonio. Ma anche se lei sfodera il suo slogan “sono cristiana” in forma idiosincratica, in realtà il messaggio evangelico è rivoluzionario proprio perché inclusivo, come ribadiva Michela Murgia».