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Meloni fa scoppiare il caso Amato: segnale a Forza Italia dopo i video di “Striscia” su Giambruno

Giorgia Meloni

 
Palazzo Chigi fa filtrare l’irritazione della premier nei confronti del sottosegretario all’Editoria, il berlusconiano Barachini, per la nomina al vertice del comitato IA. E sul decreto energia arriva il secondo schiaffo agli alleati
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ROMA - Indizio numero uno, clamoroso segnale di una resa dei conti appena iniziata: ieri pomeriggio, con cinque giorni di ritardo, Palazzo Chigi stronca la nomina Giuliano Amato alla guida del comitato sull’intelligenza artificiale, che in realtà risale a mercoledì scorso. Lo fa con una indiscrezione dettata alle agenzie di stampa – e poi ripresa tra gli altri dal Tg1 delle 20 - in cui si dà conto dell’“irritazione” di Giorgia Meloni per la scelta assunta dal sottosegretario alla Presidenza con delega all’editoria Alberto Barachini. Non uno qualunque, ma giornalista considerato purissimo “uomo Mediaset”: vent’anni nell’azienda, vicinissimo a Silvio Berlusconi e alla famiglia del Cavaliere. Ai vertici azzurri ci mettono pochissimo a tradurre la sconfessione pubblica come un colpo mirato contro un dirigente legato a Marina e Piersilvio Berlusconi.

L’attenzione si concentra sulla tempistica, perché l’affondo arriva dopo le rivelazioni di Striscia la Notizia e la fine del rapporto della p…

ROMA - Indizio numero uno, clamoroso segnale di una resa dei conti appena iniziata: ieri pomeriggio, con cinque giorni di ritardo, Palazzo Chigi stronca la nomina Giuliano Amato alla guida del comitato sull’intelligenza artificiale, che in realtà risale a mercoledì scorso. Lo fa con una indiscrezione dettata alle agenzie di stampa – e poi ripresa tra gli altri dal Tg1 delle 20 - in cui si dà conto dell’“irritazione” di Giorgia Meloni per la scelta assunta dal sottosegretario alla Presidenza con delega all’editoria Alberto Barachini. Non uno qualunque, ma giornalista considerato purissimo “uomo Mediaset”: vent’anni nell’azienda, vicinissimo a Silvio Berlusconi e alla famiglia del Cavaliere. Ai vertici azzurri ci mettono pochissimo a tradurre la sconfessione pubblica come un colpo mirato contro un dirigente legato a Marina e Piersilvio Berlusconi.

L’attenzione si concentra sulla tempistica, perché l’affondo arriva dopo le rivelazioni di Striscia la Notizia e la fine del rapporto della premier con Andrea Giambruno, che l’hanno spinta a pubblicare un durissimo video in cui denuncia le “cattiverie” e i “metodi” utilizzati per indebolire il governo. E ha promesso resistenza, fino alla vittoria. A colpire, però, è anche un altro dettaglio. Secondo fonti azzurre, la scelta di Barachini sarebbe stata anticipata prima di essere resa pubblica al sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano e a Gianni Letta. Senza che nessuno si opponesse. Nelle ultime ore, però, qualcosa si è inceppato. Dietro la decisione di rendere pubblica l’insofferenza per la nomina di Amato, riferiscono, ci sarebbe Giovanbattista Fazzolari, in totale sintonia con Meloni.

Segnali di un cambio di fase, frammenti di una tensione che coinvolge i partiti alleati. Tanto che ieri, trapela, sarebbe stato Antonio Tajani a chiamare Barachini per comunicare la rabbia della presidente del Consiglio e immaginare percorsi per provare a circoscrivere il caso. In mezzo al conflitto, insomma, rischia di ritrovarsi anche il ministro degli Esteri, sulla carta il garante di un patto tra Meloni e la famiglia Berlusconi che sembra vacillare.

Ma non basta. Un secondo indizio ha alimentato ieri il clima di sospetti: prima del consiglio dei ministri, Raffaele Fitto – tra i ministri più vicini a Meloni – ha preteso e ottenuto di bloccare un decreto dell’azzurro Gilberto Pichetto Fratin che prevedeva la proroga del mercato elettrico tutelato per le famiglie. Una battaglia cara a Forza Italia, ma considerata dannosa dal titolare delle Politiche europee. Dietro la scelta di Fitto ci sarebbe la volontà di rispondere agli impegni assunti con l’Ue sul fronte della concorrenza, in modo da non mettere a repentaglio le rate del Pnrr. Ma il brusco stop è stato subito interpretato dalla galassia berlusconiana come la conferma della volontà di Palazzo Chigi di colpire il quartier generale di FI. E la reazione non si è fatta attendere, con gli azzurri che hanno fatto saltare l’accordo sulla prescrizione durante un vertice di maggioranza.

A sera, il ministro Francesco Lollobrigida, cognato della presidente del Consiglio, lascia Palazzo Chigi dal portone posteriore. Inevitabile domandare dell’atteggiamento che il governo intende tenere in futuro verso l’azienda dei Berlusconi. “Non abbiamo mai avuto occhi di riguardo per Mediaset - ribadisce il titolare dell’Agricoltura -. Domandarlo presuppone che noi, in passato, abbiamo favorito qualcuno, cosa che non è mai successa”. E dunque: “Mai fatti favori, né mai ne faremo”.

Ecco l’aria che tira. La stessa che fa temere in Forza Italia di finire stritolati in un duello senza esclusione di colpi. Di certo, Fratelli d’Italia non sembra disposta a lasciare spazio all’alleato: “Noi continuiamo a dare schiaffoni a tutti - esulta Lollobrigida -. Avete visto Galliani? E poi la vittoria in Trentino. Anche se non tutti, per la verità, sono andati bene”. Si riferisce alla Lega. E agli azzurri, precipitati al 2% e rimasti fuori dai consigli provinciali.

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