“Ma Elly che fa?”. “Vedrete che alla fine va in piazza”. “Ma no, quel giorno è a Venezia per parlare di casa, non ha margini in agenda: il suo intervento è pure di pomeriggio”. Chiacchiere fra deputati del Pd ieri in Transatlantico. Oggetto dei conciliaboli, la manifestazione per la “pace subito” indetta per venerdì 27 ottobre in diverse città italiane, da Roma a Milano. A organizzarla la rete “Pace e Disarmo” con Amnesty International e la benedizione di una sfilza di associazioni, dall’Anpi all’Arci, a Sant’Egidio. Sinistra pacifista e spezzoni del mondo cattolico progressista. Senza bandiere palestinesi o israeliane, per evitare tensioni, “ma solo coi vessilli della pace”.
La segretaria del Pd formalmente ancora non ha sciolto il nodo, se esserci o no. Vorrebbe, dicono nella sua cerchia, ma ci sono problemi di agenda, perché appunto proprio venerdì i dem presenteranno a Venezia il Piano casa, radunando decine di sindaci da tutto lo Stivale. Un appuntamento in calendario da un …
“Ma Elly che fa?”. “Vedrete che alla fine va in piazza”. “Ma no, quel giorno è a Venezia per parlare di casa, non ha margini in agenda: il suo intervento è pure di pomeriggio”. Chiacchiere fra deputati del Pd ieri in Transatlantico. Oggetto dei conciliaboli, la manifestazione per la “pace subito” indetta per venerdì 27 ottobre in diverse città italiane, da Roma a Milano. A organizzarla la rete “Pace e Disarmo” con Amnesty International e la benedizione di una sfilza di associazioni, dall’Anpi all’Arci, a Sant’Egidio. Sinistra pacifista e spezzoni del mondo cattolico progressista. Senza bandiere palestinesi o israeliane, per evitare tensioni, “ma solo coi vessilli della pace”.
La segretaria del Pd formalmente ancora non ha sciolto il nodo, se esserci o no. Vorrebbe, dicono nella sua cerchia, ma ci sono problemi di agenda, perché appunto proprio venerdì i dem presenteranno a Venezia il Piano casa, radunando decine di sindaci da tutto lo Stivale. Un appuntamento in calendario da un mese, difficile da rimandare o semplicemente da rimodulare. Ma c’è anche un tema di linea politica, al Nazareno: Schlein finora è riuscita a tenere unito il partito sul conflitto in Medio Oriente, mostrando doti da equilibrista, attestandosi su questa posizione: condanna netta di Hamas, ma tutelare i civili palestinesi. Lotta all’antisemitismo, ma anche all’islamofobia. “Le vite dei palestinesi non valgono di meno”, ha detto ieri alla Camera, “l’allargamento degli insediamenti dei coloni israeliani ha allontanato la prospettiva di pace”.
Dopo una batteria di riunioni riservate, il Pd si è riunito su questa linea: chiedere il “cessate il fuoco umanitario”, che non è un cessate il fuoco tout court. Assomiglia alla “pausa umanitaria” chiesta la settimana scorsa dall’Europarlamento. Cioè una sospensione delle ostilità, per avviare corridoi umanitari e permettere gli aiuti, ma consentendo poi a Israele di difendersi, “in linea col diritto internazionale”.
Ecco, la piazza di venerdì chiede di più. Un cessate il fuoco pieno: cioè stop al conflitto subito, basta armi. Per questo l’ala riformista dei dem non vede la mobilitazione con entusiasmo, mentre al contrario l’area più movimentista, vicina alla leader, da Marco Furfaro a Marta Bonafoni, spinge per aderire. Anche per evitare che Conte ci metta il cappello: il presidente dei 5 Stelle l’altro ieri ha annunciato che in piazza ci sarà, eccome, con folto seguito di parlamentari. Di più: digiunerà anche, come chiede il Papa. Per il leader del Movimento è tutto facile: il partito ormai è una falange, nei gruppi sono tutti iper-contiani, dunque se va l’ex premier non vola una mosca. Per Schlein il discorso cambia: la linea della piazza non combacia simmetricamente con quella del Pd.
E qualcuno difatti lo fa notare. “La linea del partito è il cessate il fuoco umanitario, come ha detto anche il Parlamento Ue”, mette a verbale Piero De Luca, ex vice-capogruppo del Pd a Montecitorio. “Bene che ci vada una delegazione dei nostri, ma non è la linea del partito, che tiene conto degli obblighi internazionali”, commenta Alessandro Alfieri, membro della segreteria in quota riformisti e capogruppo agli Esteri in Senato. “Io ci sarò? No, ho altri impegni e poi avendo un ruolo istituzionale devo tenere conto delle diverse sensibilità”. Altri, come detto, sfileranno, a partire da Furfaro. Qualcuno in Transatlantico difendeva le parole di António Guterres su Israele e Hamas. Il segretario dell’Onu è stato menzionato nella risoluzione del Pd, dopo una discussione, soprattutto al Senato, sull’opportunità della citazione. Ma alla fine il passaggio è rimasto.
Schlein in ogni caso non ha intenzione di aprire l’ennesimo fronte interno. Coi riformisti ha già strappato un patto, che per ora regge: grande condivisione, in cambio niente polemiche sulla politica estera. Va ricordato però che la leader del Pd con la rete Pace e Disarmo ha un rapporto consolidato. “Il mio percorso pacifista è iniziato così”, ha raccontato mesi fa, dopo le primarie. Dunque non andare sarebbe uno sgarbo. Alla fine, ecco il compromesso: in piazza va il Pd, ma senza la leader.