ROMA – Non è un abito nero, è blu scuro. L’attenzione morbosa per il look - ma sì, può considerarsi lutto - circonda il ritorno in aula di Marta Fascina, la “vedova” più famosa d’Italia. La giornata è simbolica, i contenuti modesti. Si risolve tutto in un pomeriggio terribilmente low profile, quello in cui la compagna di Silvio Berlusconi decide di uscire dalla Real casa di Arcore e farsi finalmente rivedere alla Camera, da dove mancava da oltre sette mesi (dalla vigilia del primo ricovero del Cavaliere alla morte cinque mesi fa) e alla quale dall’inizio della legislatura ha dato un contributo piuttosto relativo, partecipando allo 0,5 per cento dei voti d’aula. Ma così è: Fascina fa il suo nuovo ingresso nell’emiciclo portandosi appresso l’alone di mistero che ha accompagnato la relazione con l’ex premier di 54 anni più grande e non nascondendo icone luccicanti e pop della sua vita con lui: l’anello con il grande diamante a forma di cuore che Berlusconi le regalò per le “quasi nozze” di Villa Gernetto e la cover dello smartphone con il volto del leader azzurro che le ha conferito un lascito da 100 milioni.
Non è politica, non è colore, quello che si registra sui banchi di Montecitorio all’ora del tè: è un rito piuttosto prevedibile. Appena la deputata si siede fra due fedelissimi - il sottosegretario e compagno di scuola Tullio Ferrante e il responsabile dei giovani Stefano Benigni - c’è una piccola processione di deputati di Forza Italia che si avvicinano per salutarla. Il capogruppo Paolo Barelli e l’ex portavoce di Berlusconi Paolo Emilio Russo si soffermano a parlare, Pietro Pittalis e Giandiego Gatta si producono in un baciamano, Rita Dalla Chiesa stringe per un paio di minuti le dita di Fascina. Si avvicina giusto qualche collega di maggioranza - fra cui l’ex forzista Laura Ravetto - e nessun altro, e non fanno eccezione i deputati di FdI, partito di Giorgia Meloni: la rentrée, nella sostanza, avviene nell’indifferenza di Montecitorio. Che la avvolge pure quando va a votare la fiducia sul decreto Caivano, con il telefono all’orecchio. “Come va?”, le chiedono i compagni di partito: “Va così. Ma dovevo essere qui”, risponde e poco conta il timing: aveva annunciato che sarebbe rientrata a Roma per la manovra e invece ha anticipato. Nessuna parola ai giornalisti, ad alimentare il suo riserbo che si sposa con “la sofferenza indescrivibile” confessata qualche giorno fa a Bruno Vespa. Le dichiarazioni degli azzurri sono fra il tenero e l’imbarazzato. Barelli: “Per Marta è un po’ il primo giorno di scuola”. Benigni: “È provata emotivamente, un passo alla volta...”.
Fascina esce rapidamente fuori dall’aula, nel suo tailleur nero anzi blu scuro, i capelli biondissimi raccolti in uno chignon, partecipa alla commemorazione delle vittime dell’alluvione in Toscana, poi rimane fino alla chiusura della seduta. Torna a Villa Grande, la residenza sull’Appia Antica che Silvio Berlusconi acquistò da Franco Zeffirelli e che adesso ha visto arrivare la deputata campana dopo un viaggio con aereo privato e dogsitter, in compagnia di due uomini di scorta e due segretari del Cavaliere. Resterà fino a domani, poi di nuovo rotta su Arcore, Villa San Martino, domicilio in cui nessuno sa quanto tempo ancora risiederà. E il suo mandato parlamentare? “Tornerò quando servirà”, dice Fascina a chi ne raccoglie le confidenze. E questo, per la donna del mistero, basta.