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Meloni e Tolkien, la stampa inglese all’attacco. Il Times: “Vuole controllare la cultura”. Il Guardian: “Usato per scopi populistici e nazionalistici”

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L’evento alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma è stato fortemente voluto dal ministro Gennaro Sangiuliano
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La stampa inglese mette nel mirino la decisione del governo di organizzare una mostra su John Ronald Reuel Tolkien, il padre del Signore degli Anelli. Nel giorno della presentazione dell’evento, fortemente voluto dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il Times e il Guardian, con accenti diversi, dedicano la loro attenzione alla passione della premier di centrodestra, Giorgia Meloni, per l’autore che più di tutti ha animato il genere fantasy, con libri e conseguenti film di grande successo. Sottolineando come questa passione, rubricata in “ossessione” sia alla base di questa manifestazione. Ma estendendo il focus alle manovre del governo Meloni per una “revenge” culturale.

Il Times, in un articolo di James Imam, ricorda che Meloni una volta visitò una scuola con i costumi del Signore degli Anelli e che ha frequentato da giovane raduni estivi conosciuti come Campi Hobbit. Imam scrive che “adesso il governo di centrodestra è accusato di tentare il controllo della cultura at…

La stampa inglese mette nel mirino la decisione del governo di organizzare una mostra su John Ronald Reuel Tolkien, il padre del Signore degli Anelli. Nel giorno della presentazione dell’evento, fortemente voluto dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il Times e il Guardian, con accenti diversi, dedicano la loro attenzione alla passione della premier di centrodestra, Giorgia Meloni, per l’autore che più di tutti ha animato il genere fantasy, con libri e conseguenti film di grande successo. Sottolineando come questa passione, rubricata in “ossessione” sia alla base di questa manifestazione. Ma estendendo il focus alle manovre del governo Meloni per una “revenge” culturale.

Il Times, in un articolo di James Imam, ricorda che Meloni una volta visitò una scuola con i costumi del Signore degli Anelli e che ha frequentato da giovane raduni estivi conosciuti come Campi Hobbit. Imam scrive che “adesso il governo di centrodestra è accusato di tentare il controllo della cultura attraverso l’organizzazione della mostra”. Il Times rammenta che il ministero ha speso 250 mila euro per l’evento e riporta le parole consegnate a Repubblica dal sottosegretario Vittorio Sgarbi: “Sangiuliano ha voluto fare un favore a Meloni”. Nel suo articolo, il Times cita le critiche del centrosinistra per l’occupazione delle istituzioni culturali da parte del governo, a partire dalla Rai.

Più caustico il lungo commento che, sul Guardian, scrive Jamie Mackay: “Mi sento da tempo deluso – afferma - da questa bizzarra ossessione di Giorgia Meloni per il Signore degli Anelli… che nel suo libro definisce un testo sacro. Quando ho letto la notizia che il ministero della Cultura italiano sta spendendo 250 mila euro per organizzare una mostra su Tolkien alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, e che Meloni sarà presente all’inaugurazione, non ho potuto fare a meno di chiedermi perché”. Il quesito che Mackay pone ai lettori: “Cosa sta cercando di ottenere il governo imprimendo il segno in modo così aggressivo su una delle saghe fantasy più amate al mondo? Un semplice esercizio di branding per ammorbidire l’immagine della Meloni?”. Secondo il commentatore del Guardian “c’è un lato più profondo e francamente più strano di questa storia. Quando il Signore degli anelli arrivò per la prima volta sugli scaffali italiani negli anni '70, l'accademico Elémire Zolla scrisse una breve introduzione in cui interpretò il libro come un'allegoria sui gruppi etnici ‘puri’ che si difendono dalla contaminazione degli invasori stranieri. I simpatizzanti fascisti del Movimento Sociale Italiano (Msi) colsero subito la provocazione. Ispirati dalle parole di Zolla, videro nel mondo di Tolkien – si legge nell’articolo del Guardian - uno spazio in cui avrebbero potuto esplorare la loro ideologia in termini socialmente accettabili, liberi dai tabù del passato. La Meloni, esponente dell'ala giovanile del Msi, ha sviluppato la sua coscienza politica in quell'ambiente. Da adolescente ha anche frequentato un Hobbit Camp, un ritiro estivo organizzato dall’Msi in cui i partecipanti si vestivano con abiti cosplay, cantavano ballate popolari e discutevano di come le mitologie tolkieniane avrebbero potuto aiutare la destra post-fascista a trovare credibilità in una nuova era”.

“Vale la pena riconoscere – scrive Mackay - che, con un po’ di immaginazione, le saghe della Terra di Mezzo si adattano perfettamente alla logica del populismo di destra contemporaneo. Il Signore degli Anelli segue la logica di un gioco a somma zero, radicata nella metafisica cattolica. Ci sono hobbit ed elfi ‘buoni’ che combattono gli orchi ‘malvagi’. C’è poco spazio per le sfumature. Anche se la maggior parte di noi probabilmente legge i personaggi ‘buoni’ in termini apolitici, non ci vuole molto sforzo per piegare quella definizione a scopi nazionalisti. Meloni fa proprio questo”. Secondo l’autore del Guardian “l’attuale governo sembra ossessionato dall’affermare il controllo sull’immaginazione pubblica”. Alessandro Nicosia, curatore della mostra ha respinto le accuse di politicizzazione dell’evento: “Tolkien ha ispirato gli hippy di Woodstock e due canzoni dei Led Zeppelin. Meloni lo ama. Significa che è un patrimonio della Destra?”

Un dibattito che anima i giorni della vigilia della mostra alla Galleria di Villa Borghese, che si aprirà il 15 novembre. Con la partecipazione, appunto, della fan italiana più illustre dello scrittore inglese.

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