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Israele, i rabbini d’Italia criticano il Papa. Parolin: “Non abbiamo sorvolato su Hamas, rapporti immutati col mondo ebraico”

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Dopo l’incontro di Francesco con israeliani e palestinesi: “Ci domandiamo a cosa siano serviti decenni di dialogo ebraico-cristiano”. Il Segretario di Stato: “Preoccupati dall’antisemitismo. Accanto a chi soffre da entrambe le parti”
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L’assemblea rabbinica d’Italia critica papa Francesco per le sue posizioni sul conflitto tra Hamas e Israele, emerse da due incontri che ha avuto ieri, separatamente, con un gruppo di familiari israeliani di ostaggi nelle mani di Hamas e con un gruppo di parenti palestinesi di persone che vivono a Gaza. “Non abbiamo sorvolato su Hamas”, replica il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, e assicura: i rapporti della Santa Sede con il mondo ebraico non sono “assolutamente” in discussione.

Due incontri e due conferenze stampa

A riferire le parole pronunciate a porte chiuse dal Pontefice sono stati, in due distinti incontri con la stampa, gli stessi ospiti israeliani e palestinesi del Papa. Francesco, da parte sua, ha riferito ai fedeli riuniti ieri mattina a piazza San Pietro di avere ricevuto “due delegazioni, una di israeliani che hanno parenti come ostaggi in Gaza e un’altra di palestinesi in prigione in Israele”. Riferimento, però, corretto dallo stesso V…

L’assemblea rabbinica d’Italia critica papa Francesco per le sue posizioni sul conflitto tra Hamas e Israele, emerse da due incontri che ha avuto ieri, separatamente, con un gruppo di familiari israeliani di ostaggi nelle mani di Hamas e con un gruppo di parenti palestinesi di persone che vivono a Gaza. “Non abbiamo sorvolato su Hamas”, replica il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, e assicura: i rapporti della Santa Sede con il mondo ebraico non sono “assolutamente” in discussione.

Due incontri e due conferenze stampa

A riferire le parole pronunciate a porte chiuse dal Pontefice sono stati, in due distinti incontri con la stampa, gli stessi ospiti israeliani e palestinesi del Papa. Francesco, da parte sua, ha riferito ai fedeli riuniti ieri mattina a piazza San Pietro di avere ricevuto “due delegazioni, una di israeliani che hanno parenti come ostaggi in Gaza e un’altra di palestinesi in prigione in Israele”. Riferimento, però, corretto dallo stesso Vaticano, che nella trascrizione dell’udienza ha riferito che il Papa aveva ricevuto “due delegazioni, una di israeliani che hanno parenti come ostaggi in Gaza e un’altra di palestinesi che hanno dei parenti che soffrono a Gaza”, come era effettivamente avvenuto. I dieci palestinesi, residenti in diversi paesi del mondo, che hanno poi incontrato la stampa hanno riferito dei loro famigliari che stanno vivendo a Gaza; vi era anche una donna di Gaza che, grazie al doppio passaporto palestinese e canadese, è uscita dalla Striscia solo pochi giorni fa; e infine vi era almeno una donna residente in Cisgiordania. Nessuno ha fatto riferimento a parenti in prigione in Israele.

La nota dei Rabbini italiani

In una nota, il consiglio dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia afferma che “ieri l’incontro del Papa con i parenti degli ostaggi rapiti da Hamas, da tempo richiesto e sempre rinviato, è stato finalmente possibile perché è stato seguito da un incontro con parenti di palestinesi prigionieri in Israele, così come riportato dal Papa, mettendo sullo stesso piano innocenti strappati alle famiglie con persone detenute spesso per atti gravissimi di terrorismo. E subito dopo il Papa ha pubblicamente accusato entrambe le parti di terrorismo. Queste prese di posizione al massimo livello seguono dichiarazioni problematiche di illustri esponenti della Chiesa in cui o non c’è traccia di una condanna dell’aggressione di Hamas oppure, in nome di una supposta imparzialità, si mettono sullo stesso piano aggressore e aggredito. Ci domandiamo a cosa siano serviti decenni di dialogo ebraico cristiano parlando di amicizia e fratellanza se poi, nella realtà, quando c’è chi prova a sterminare gli ebrei invece di ricevere espressioni di vicinanza e comprensione la risposta è quella delle acrobazie diplomatiche, degli equilibrismi e della gelida equidistanza, che sicuramente è distanza ma non è equa”.

Parolin: “Mi aspettavo le polemiche”

Critiche ingiuste contro il Papa? "Sì, mi pare di sì, non hanno senso”, ha risposto il cardinale Pietro Parolin interpellato a margine di una messa che ha celebrato a Roma per il novantesimo anniversario dell’Holodomor ucraino. Quello che il Papa dice lo dice chiaramente: certo, non non lo dice come vogliono che lo dicono loro”. La Santa Sede, ha detto il porporato veneto, “cerca in tutti i modi di essere giusta nei confronti di tutti e di tenere conto delle sofferenze di tutti”. Per quanto riguarda il “terribile attacco che ha subito Israele e che va condannato”, ha detto il Segretario di Stato, “mi pare che la parte della Santa Sede c'è sempre stata una presa di posizione molto netta nei confronti dell'attacco di Hamas: non è che non abbiamo sorvolato su questo punto. Nello stesso tempo – ha proseguito – non possiamo neppure ignorare quello che succede dall'altra parte, dove ci sono ci sono stati tanti morti, tanti feriti, tante distruzioni. Il Papa, lo ha detto anche nel comunicato stampa, vuole essere vicino alle sofferenze di tutti coloro che soffrono”.

A chi ricorda che già sulla guerra russa in Ucraina il Papa è stato accusato di non distinguere tra aggredito e aggressore, “nel caso dell'Ucraina abbiamo detto è una guerra di aggressione: più di così che cosa dobbiamo dire?”, ha replicato Parolin. “Bisogna anche leggere attentamente le parole e capire quello che vogliono dire: se poi uno vuole di più, abbiamo anche la nostra posizione, facciamo le nostre considerazioni, prendiamo le nostre decisioni, però non mi pare assolutamente che ci sia un'equivalenza”.
I rapporti con il mondo ebraico, ad ogni modo, "assolutamente” non sono in discussione, ha sottolineato Parolin, “anzi, noi siamo profondamente preoccupati di questa ondata di antisemitismo che si sta scatenando dappertutto. Quelle che sono state le conquiste di questi anni a partire dalla Nostrae Aetate certamente non sono messe in discussione da questi da episodi, su questo possiamo stare certi”.

"Io personalmente – ha detto ancora Parolin – sapevo che ci sarebbero state polemiche, come ci sono state, e come ci saranno sempre perché attualmente gli animi esacerbati e allora è molto difficile anche un approccio un po' più sereno, un po' più ragionevole. Questi sono i frutti della guerra, per cui si reagisce immediatamente in una maniera molto emotiva e aggressiva. Io spero che si possa ritornare con calma anche su questi episodi, su queste vicende, e forse dare un giudizio diverso e più, come dire, più sereno”.

In piazza e a porte chiuse

Al termine dell’udienza generale, ieri, il Papa, riferendosi ad entrambe le delegazioni appena ricevute, ha detto: “Loro soffrono tanto e ho sentito come soffrono ambedue: le guerre fanno questo, ma qui siamo andati oltre le guerre, questo non è guerreggiare, questo è terrorismo. Per favore, andiamo avanti per la pace, pregate per la pace, pregate tanto per la pace”. Nel corso della conferenza stampa degli israeliani, Yair Rotem, uno dei parenti degli ostaggi di Hamas, ha riferito che il Papa ha detto loro le stesse parole poi pronunciate in piazza San Pietro, ma indirizzate solo agli israeliani: “Quello che vi è accaduto è oltre la guerra, è terrorismo”. Nel corso della conferenza stampa palestinese, Shirin Hilal, donna cristiana di Betlemme, ha riferito che il Papa ha detto loro che quel che sta accadendo a Gaza è un “genocidio”, ha “condannato chiaramente quanto ha fatto Hamas e ha detto che gli ostaggi devono ritornare a casa. Ma ha detto che anche quello che accade ai palestinesi è terrorismo”. A quanto riferito da Yousif al Houry, Francesco “ha detto anche: il terrore non può giustificare altro terrore”.

Zuppi: “Capisce Israele”

Il Papa, ha detto da parte sua il cardinale Matteo Zuppi “è attento” e “questo non è mettere tutti sullo stesso piano: il 7 ottobre è stata una tragedia, punto e basta. E' stata una tragedia. E quindi l'attenzione, la condanna. Poi – ha proseguito il presidente della Conferenza episcopale italiana in collegamento video con il forum della Coldiretti – c'è quello che sta succedendo a Gaza: perché il Papa chiede il cessate il fuoco? Perché c'è una sofferenza terribile. E guardando lontano mi sembra che spinga per un'altra soluzione perché si combatta davvero il terrorismo, togliendo tutto ciò che per certi versi paradossalmente lo può giustificare. 7 ottobre punto. Questa è la posizione del Papa e non è che non capisce le motivazioni del governo israeliano".

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