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Fratoianni incalza Conte e Schlein: “Subito una piazza comune delle opposizioni”. E Calenda apre: “Su tre temi possiamo collaborare”

Nicola Fratoianni

 
Il segretario di Sinistra italiana al congresso nazionale del partito chiede unità all’ex campo largo: “Altrimenti meglio arrendersi alla destra”. Poi rilancia patrimoniale e articolo 18. Il leader di Azione: “Su sanità, scuola e salari si può lavorare insieme”
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PERUGIA - Nicola il federatore. C’era una volta la sinistra a sinistra della “ditta” che si notava soprattutto per la vena bizzosa (vedi Rifondazione), insomma divisiva. Fratoianni invece sterza. Sinistra italiana si muove all’opposto. Al congresso nazionale di Perugia, il segretario di SI, accanto al sodale verde Angelo Bonelli, prova a smussare gli angoli dell’ex campo largo. Lo aveva detto qualche giorno fa ad Elly Schlein in Transatlantico e lo ripete ai suoi, in una sala strapiena al centro congressi dell’Hotel Giò di Perugia: “Nel corso del prossimo anno – ricorda dal palco, davanti a oltre 400 delegati e circa duecento ospiti - andranno al voto 5 Regioni e qualcosa come 3.800 comuni. Senza unità, e davanti a sistemi elettorali di impianto maggioritario, tanto vale arrendersi prima di cominciare. Vale per i prossimi appuntamenti elettorali, vale per le prossime elezioni politiche”.

Tutti uniti, è l’appello. Con una proposta politica, con cui prova a incalzare Giuseppe Conte…

PERUGIA - Nicola il federatore. C’era una volta la sinistra a sinistra della “ditta” che si notava soprattutto per la vena bizzosa (vedi Rifondazione), insomma divisiva. Fratoianni invece sterza. Sinistra italiana si muove all’opposto. Al congresso nazionale di Perugia, il segretario di SI, accanto al sodale verde Angelo Bonelli, prova a smussare gli angoli dell’ex campo largo. Lo aveva detto qualche giorno fa ad Elly Schlein in Transatlantico e lo ripete ai suoi, in una sala strapiena al centro congressi dell’Hotel Giò di Perugia: “Nel corso del prossimo anno – ricorda dal palco, davanti a oltre 400 delegati e circa duecento ospiti - andranno al voto 5 Regioni e qualcosa come 3.800 comuni. Senza unità, e davanti a sistemi elettorali di impianto maggioritario, tanto vale arrendersi prima di cominciare. Vale per i prossimi appuntamenti elettorali, vale per le prossime elezioni politiche”.

Tutti uniti, è l’appello. Con una proposta politica, con cui prova a incalzare Giuseppe Conte e Schlein, che domattina saranno entrambi ospiti qui. “Va bene partecipare uno alla manifestazioni degli altri” ma “incontriamoci quando volete, dove volete, all'ora che volete: è arrivato il momento che le opposizioni provino a organizzare insieme una grande mobilitazione nazionale”.

Una maxi piazza formato campo largo, è l’idea. Magari non si chiamerà così. Ma “non ha senso – prosegue il capo di SI - consumarsi all'infinito sugli aggettivi con cui descrivere il ‘campo’: senza un impegno perché il confronto si avvii la destra continuerà ad avere gioco facile”. Gli fa eco subito Bonelli: “Bravo Nicola, è necessaria una grande mobilitazione dell'opposizione contro la riforma autoritaria della Costituzione, l'Autonomia differenziata e il salario minimo: su questo si può cominciare”. Perfino Calenda, che di piazze comuni non vuol sentir parlare, però apre a una collaborazione: in un video-messaggio si mostra sorridente e aperturista. “Su sanità, scuola e salari possiamo lavorare bene insieme, noi da liberali, voi da socialisti”.

Chissà che risponderanno domani Conte e Schlein. Intanto Fratoianni dipinge il suo programma, in vista del bis della lista rosso-verde alle Europee. Col Pd tendenza Elly che ha virato a sinistra, la sinistra-sinistra torna a vecchie parole d’ordine: sì alla patrimoniale (che un pezzo di dem vede di malocchio). Sì al ritorno dell’articolo 18. E poi la guerra: Fratoianni rivendica il no all’invio di armi all’Ucraina, il no al 2% del Pil per le spese militari. Su Israele, condanna Hamas e attacca il governo di Netanyahu. Di più: annuncia che sposa “fino all’ultima parola” la piattaforma della manifestazione femminista di domani, organizzata da “Non una di meno”, in cui si parla di Israele “stato coloniale” che commette “un genocidio del popolo palestinese”.

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