Schlein unica leader al corteo contro la violenza sulle donne: “Politica ancora troppo maschilista”
di Lorenzo De CiccoROMA – Era la sua vasca, ma ci ha nuotato lo stretto necessario, stavolta: un’ora secca. Tenendosi a quasi un chilometro di distanza dal palco. Poi via, in auto. Ma questo voleva: esserci, senza dare l’idea di metterci il cappello. Dribblando le polemiche (anche perché qualche attivista di “Non una di meno” già punzecchiava: “Non vogliamo passerelle!”). “Io qui ci sono sempre venuta – racconta Elly Schlein – E una partecipazione così non l’ho mai vista, non solo a Roma: finalmente c’è una consapevolezza che sta crescendo nel Paese”.
Per nuotare nella marea del Circo Massimo, la segretaria del Pd ha dovuto remare anche contro qualche corrente del suo partito, un po’ a disagio per certi passaggi anti-Israele inseriti nella piattaforma della manifestazione. Però alla fine al Nazareno sono sicuri che la mossa sia riuscita. Che la linea della leader si sia mostrata vincente: il serpentone straripante che si è allungato fino a San Giovanni è la riprova che la mobilitazione è stata larg…
ROMA – Era la sua vasca, ma ci ha nuotato lo stretto necessario, stavolta: un’ora secca. Tenendosi a quasi un chilometro di distanza dal palco. Poi via, in auto. Ma questo voleva: esserci, senza dare l’idea di metterci il cappello. Dribblando le polemiche (anche perché qualche attivista di “Non una di meno” già punzecchiava: “Non vogliamo passerelle!”). “Io qui ci sono sempre venuta – racconta Elly Schlein – E una partecipazione così non l’ho mai vista, non solo a Roma: finalmente c’è una consapevolezza che sta crescendo nel Paese”.
Per nuotare nella marea del Circo Massimo, la segretaria del Pd ha dovuto remare anche contro qualche corrente del suo partito, un po’ a disagio per certi passaggi anti-Israele inseriti nella piattaforma della manifestazione. Però alla fine al Nazareno sono sicuri che la mossa sia riuscita. Che la linea della leader si sia mostrata vincente: il serpentone straripante che si è allungato fino a San Giovanni è la riprova che la mobilitazione è stata larga, trasversale, multigenerazionale.
Certo, come da previsioni qualche coro su “Israele criminale” si è levato. Bandiere ammesse: solo quelle della Palestina. Ma Schlein era già stata chiara alla vigilia: l’impostazione del Pd è “senza ambiguità, due Popoli e due Stati. E non va strumentalizzata l’unità della battaglia contro la violenza di genere”.
Era l’unica leader di partito, in questa piazza. Non c’era naturalmente la destra, a cominciare da Giorgia Meloni. Non c’era Giuseppe Conte, che al contrario di Schlein è rimasto in Umbria e all’ultimo ha aggiunto una manifestazione a tema a Perugia.
Però è inutile provare a sfruculiare la segretaria del Pd su questo tasto. “Non voglio fare polemiche sulle assenze, non è la giornata. Guardiamo a chi c’era”. Anzi, col capo dei 5 Stelle è d’accordo su un punto: va aumentato il “reddito di libertà” per le donne vittime di violenza. “Portiamolo da 400 euro a 1.200!”, provava a intestarsi la mossa Conte già in mattinata, dal congresso di Sinistra italiana. Schlein, parlando con Repubblica, spiega che è anche una battaglia del Pd. “Va aumentato. È una delle nostre richieste. L’emancipazione economica aiuta le donne a liberarsi dall’aggressore. Sempre per questi motivi ci battiamo contro la precarietà e chiediamo il salario minimo. Le donne vivono discriminazioni in questa società patriarcale, in tutte le sfere di vita”.
Patriarcato. È la parola tabù che la destra non riesce a pronunciare, per la capa del Nazareno. E quindi lei la ripete in loop in tutte le dichiarazioni a bordo corteo che gli organizza il portavoce Flavio Alivernini. “Se ancora non è stata sradicata questa cultura patriarcale, la responsabilità è anzitutto degli uomini”. In cosa si esprime, nell’Italia di oggi? “Non solo nell’idea violenta del possesso e del controllo. C’è un filo che unisce l’esplosione di violenza con altre forme di violenza ancora troppo tollerate. Siamo un Paese in cui bisogna ancora spiegare che il catcalling non è una simpatica modalità di approccio ma una molestia vera e propria. La Francia già oggi lo punisce come reato”.
Anche a Meloni, anzi soprattutto a Meloni, Schlein ha qualcosa da dire. Chiede che il Parlamento si unisca su due proposte che presenterà il Pd. “Votiamo insieme un emendamento alla legge di Bilancio, che metta risorse sulla formazione di operatrici e operatori delle forze dell’ordine, delle pubbliche amministrazioni, della giustizia. Serve anche a evitare che una ragazza che va a denunciare non sia presa sul serio. Nel testo appena approvato in Sento siamo riusciti a inserire un riferimento, ma mancano i soldi”. Il Pd poi prepara una proposta di legge sull’educazione “all’affettività e alle differenze di genere” nelle scuole. “In tutti i cicli scolastici e obbligatoria”. Non volontaria e sporadica, come ha predisposto il ministro Valditara. Chi dovrebbero essere i prof? “Vanno coinvolti i centri anti-violenza”.
La leader Pd sa che la destra non è su questa posizione. “C’è ancora molta distanza, ma insisteremo”. Con Meloni si è già sentita al telefono una settimana fa, chiedendole “uno sforzo sulla prevenzione. Perché la repressione non basta a fermare questa mattanza”. Potrebbero risentirsi ancora. “La disponibilità al confronto da parte mia c’è”. È la politica nel suo complesso, per Schlein, che è ancora troppo maschilista. Sinistra inclusa. “La politica è lo specchio della società. Dato che siamo ancora in una società molto maschilista, lo è anche la politica, purtroppo in modo trasversale. Anche a sinistra serve fare uno sforzo e su questo mi impegno quotidianamente. È parte della rivoluzione culturale che stiamo cercando di portare avanti anche noi, nella ricostruzione del Pd”.