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Toghe | La Cassazione compie cento anni, ma si blinda e tiene la stampa fuori dalla porta

Niente occhi indiscreti sulla cerimonia: vietato ai giornalisti seguirla in presenza anche dalla balconata della grande aula dove si apre l’anno giudiziario. Questa è Toghe, la newsletter sulla giustizia di Liana Milella
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Fuori dal palazzo quei ficcanaso dei giornalisti. La corte di Cassazione celebra i cento anni della sua esistenza, con la Scuola superiore della magistratura. Ma decide di farlo senza avere tra i piedi l’occhio attento della stampa. Che, nella grande aula magna, potrebbe scrutare i volti, verificare le presenze, osservare le smorfie, vedere gli scambi di battute, in una parola fare quello che fa di mestiere, il watchdog della cosa pubblica. Soprattutto in giorno caldissimi per le accuse alla magistratura del ministro della Difesa Guido Crosetto e per la proposta, per ora bloccata, del sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano di prevedere un test psicoattitudinale per diventare una toga.

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Ma pare che questa verifica democratica non vada più di moda. Meglio riunirsi tra potenti, opportuno tenere fuori occhi indiscreti. Così accade di arrivare all’ingresso blindato della Cassazione e sentirsi dire dalla polizia che controlla i varchi che il …

Fuori dal palazzo quei ficcanaso dei giornalisti. La corte di Cassazione celebra i cento anni della sua esistenza, con la Scuola superiore della magistratura. Ma decide di farlo senza avere tra i piedi l’occhio attento della stampa. Che, nella grande aula magna, potrebbe scrutare i volti, verificare le presenze, osservare le smorfie, vedere gli scambi di battute, in una parola fare quello che fa di mestiere, il watchdog della cosa pubblica. Soprattutto in giorno caldissimi per le accuse alla magistratura del ministro della Difesa Guido Crosetto e per la proposta, per ora bloccata, del sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano di prevedere un test psicoattitudinale per diventare una toga.

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Ma pare che questa verifica democratica non vada più di moda. Meglio riunirsi tra potenti, opportuno tenere fuori occhi indiscreti. Così accade di arrivare all’ingresso blindato della Cassazione e sentirsi dire dalla polizia che controlla i varchi che il consigliere per l’informazione della Suprema corte, ovviamente un magistrato, di buon mattino è sceso nella garitta e ha impartito un ordine perentorio: la stampa deve restare fuori, non è ammessa. Via quei ficcanaso dei giornalisti. Che possono seguire l’evento solo via web.

Alti magistrati, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, giudici della Corte costituzionale, tra cui il (sicuramente) prossimo presidente della Consulta, il costituzionalista bolognese Augusto Barbera che salirà al vertice del palazzo verso la metà di dicembre. Mentre le Camere si apprestano alla seconda votazione per il nuovo giudice che sicuramente darà una fumata nera. Sempre in prima fila il ministro della Giustizia Carlo Nordio con l’aria annoiata, mentre due banchi dietro c’è il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, che sta per affrontare l’udienza per via dei dossier sul caso Cospito passati al suo coinquilino Giovanni Donzelli. C’è il fior fiore dei costituzionalisti, come Giovanni Maria Flick. E l’avvocata generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli.

Per trent’anni la stampa ha avuto libero accesso alle cerimonie della Cassazione, a partire dall’inaugurazione dell’anno giudiziario. Poi, sfruttando la scusa del Covid, il palazzo si è via via chiuso agli occhi indiscreti. Perfino la cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario diventa off limit. Peccato, perché la migliore alleata della trasparenza e della democrazia è la stampa libera di osservare. Tenerla fuori dal palazzo, con la scusa presunta della sicurezza, è un’offesa a quell’articolo della Costituzione che garantisce la libertà di stampa.

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