✕

Amato al Senato: “Il premier va rafforzato ma senza indebolire il Capo dello Stato”

Giuliano Amato

 (ansa)
Audizione dell’ex presidente del Consiglio in commissione: “L’elezione diretta altera gli equilibri costituzionali”
2 minuti di lettura

Un colpo al cerchio e un macigno alla botte. Giuliano Amato condivide la finalità della “madre di tutte le riforme”, ossia rafforzare la figura e i poteri del premier: “Ho fatto l'esperienza di quel mestiere e so che la disciplina della figura è inadeguata al ruolo che sempre più il presidente del Consiglio si è trovato a svolgere", concede collegato dagli Usa l’ex capo del governo audito in prima Commissione al Senato. Tuttavia, specifica subito, "penso che l'elezione diretta del primo ministro sia una alterazione di fondo degli equilibri costituzionali tale da incidere negativamente sul Capo dello Stato in relazione al ruolo complessivo che è venuto esercitando” nel corso degli anni. Cancellerebbe in sostanza quel “potere di influenza” che lo ha reso “una figura di garanzia unitaria”. Trasformandola nella “figura più amata e rispettata dagli italiani” che, con il Ddl Casellati-Meloni, “rischiamo di giocarci”.

L’appello per il premierato alla tedesca

Un pericolo da scongiurare a ogni…

Un colpo al cerchio e un macigno alla botte. Giuliano Amato condivide la finalità della “madre di tutte le riforme”, ossia rafforzare la figura e i poteri del premier: “Ho fatto l'esperienza di quel mestiere e so che la disciplina della figura è inadeguata al ruolo che sempre più il presidente del Consiglio si è trovato a svolgere", concede collegato dagli Usa l’ex capo del governo audito in prima Commissione al Senato. Tuttavia, specifica subito, "penso che l'elezione diretta del primo ministro sia una alterazione di fondo degli equilibri costituzionali tale da incidere negativamente sul Capo dello Stato in relazione al ruolo complessivo che è venuto esercitando” nel corso degli anni. Cancellerebbe in sostanza quel “potere di influenza” che lo ha reso “una figura di garanzia unitaria”. Trasformandola nella “figura più amata e rispettata dagli italiani” che, con il Ddl Casellati-Meloni, “rischiamo di giocarci”.

L’appello per il premierato alla tedesca

Un pericolo da scongiurare a ogni costo. “Per me è giusto, giustissimo rafforzare i poteri del presidente del Consiglio, ma si può fare in modo diverso, non è detto che il migliore sia l’elezione diretta”, insiste l’ex capo della Consulta. Indicando nel premierato alla tedesca il sistema su cui concentrare il lavoro. “Così facendo avremo una figura eletta dal Parlamento, che, per questa stessa ragione, non si colloca al di sopra del Capo dello Stato, ma che in quanto unico ad avere la fiducia del Parlamento è molto più forte dei ministri che sceglie. Io vedo questo come punto di naturale incontro per il lavoro che state facendo”, l’appello rivolto a tutte le forze politiche, “e per fare in modo di arrivare a una riforma con un consenso ampio, senza creare divisioni. E' un’occasione simile a quella del '46-'47, si parte da punti di vista differenti, si approda ad un risultato da tutti condiviso".

No all’elezione diretta del premier

Altrimenti la nostra architettura istituzionale andrebbe gambe all’aria. “L'elezione diretta del premier va a corrodere la piattaforma su cui si colloca la figura del Capo dello Stato”, scandisce il dottor Sottile, in linea con gli altri presidenti emeriti della Consulta sentiti prima di lui. “Difatti, nel sistema attuale”, incalza, “l'unico organo costituzionale a derivazione diretta popolare è il Parlamento attraverso i suoi componenti. Gli altri organi costituzionali hanno una legittimazione che - totalmente o parzialmente - deriva dal Parlamento. Il Capo dello Stato è eletto in maniera solenne dal Parlamento: questa investitura superiore, rispetto a qualsiasi altro, dà il sangue al Capo dello Stato, lo legittima nella sua superiorità", prosegue. Un equilibrio che salterebbe se il premier fosse votato dal popolo: si creerebbe una figura “che gode di diretta legittimazione popolare non meno del Parlamento, gli dà la stessa legittimazione" e "il Capo dello Stato rimarrebbe inesorabilmente derivato e non dotato della stessa legittimazione". "Questo potrà non apparire attraverso le norme - ha sottolineato - ma diventa parte della realtà del sistema", spiega Amato: si attiverebbe cioè “una dinamica istituzionale che ci fa perdere una caratteristica essenziale del sistema di oggi, tanto più importante quanto più la politica è diventata divisiva”, conclude.

No all’indebolimento del Capo dello Stato

Dunque si faccia la riforma per rafforzare il premier, ma senza indebolire il presidente della Repubblica, che è figura preziosa di garanzia. Per questo "è stato saggio aver rinunciato all'elezione diretta del capo dello Stato, come io stesso avevo proposto in passato", dice Amato. Facendo l’esempio della Francia: “Oggi Macron, presidente di tutti i francesi, è una parte tra le parti”. E lo stesso accadrebbe in Italia perché in presenza di una “politica divisiva come l’attuale, diventa impossibile eleggere una figura istituzionale che venga vissuta come rappresentante dell'Unità nazionale". Problemi che il modello del cancellierato tedesco aiuterebbe a risolvere. Consentendo anche di archiviare tutta una serie di previsioni che non convincono affatto il dottor Sottile. “A me non pare che elezione diretta e fiducia iniziale stiano molto bene insieme: una cosa è la legittimazione popolare, altra è la legittimazione del Parlamento, due sistemi che finiscono per sovrapporsi”, l’altro affondo contro il Ddl Casellati. Per non parlare del premio di maggioranza: non a caso “fu saggia la decisione dei costituenti di non ipotecare in modo puntale il sistema elettorale” inserendolo nella nostra Carta fondamentale. Due errori, e nemmeno gli unici, da cancellare.

Leggi i commenti