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Lupi sull’ipotesi di Draghi commissario europeo: “Stimiamo l’ex governatore ma non tiriamolo per la giacchetta”

Maurizio Lupi

 (ansa)
Il leader di Noi Moderati: “L’ex presidente del Consiglio gode certamente dell’apprezzamento di tutte le cancellerie. Ma noi puntiamo a una figura più politica che rappresenti i popolari”
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“La stima che la comunità internazionale ha nei confronti di Mario Draghi non è in discussione. Ed è dimostrata anche dall’importante incarico ricevuto dalla von der Leyen. Ma non tiriamo l’ex premier per la giacchetta”. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, è un grande estimatore di Draghi. Ma è convinto che le notizie su una sua possibile guida della commissione europea “non gli rendano un buon servizio”. Anzi, aggiunge Lupi, potrebbe trattarsi “di una trappola”.

Una trappola. Ma di chi?

“Beh, l’interesse a sparigliare il gioco oggi ce l’ha Macron, non certo Draghi. Il presidente francese ha qualche difficoltà interna e vuole tornare a essere protagonista. Ora, io glielo auguro. E spero che i liberali possano avere un risultato importante. Ma credo che il nostro obiettivo debba essere un altro”.

Quale?

“Dobbiamo consolidare l’asse fra Ppe e Conservatori, che assieme appunto ai liberali potranno avere una maggioranza nel prossimo parlamento europeo. Continuo a credere, malgrado le p…

“La stima che la comunità internazionale ha nei confronti di Mario Draghi non è in discussione. Ed è dimostrata anche dall’importante incarico ricevuto dalla von der Leyen. Ma non tiriamo l’ex premier per la giacchetta”. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, è un grande estimatore di Draghi. Ma è convinto che le notizie su una sua possibile guida della commissione europea “non gli rendano un buon servizio”. Anzi, aggiunge Lupi, potrebbe trattarsi “di una trappola”.

Una trappola. Ma di chi?

“Beh, l’interesse a sparigliare il gioco oggi ce l’ha Macron, non certo Draghi. Il presidente francese ha qualche difficoltà interna e vuole tornare a essere protagonista. Ora, io glielo auguro. E spero che i liberali possano avere un risultato importante. Ma credo che il nostro obiettivo debba essere un altro”.

Quale?

“Dobbiamo consolidare l’asse fra Ppe e Conservatori, che assieme appunto ai liberali potranno avere una maggioranza nel prossimo parlamento europeo. Continuo a credere, malgrado le perplessità, che questa formula possa prevalere al voto, e che siamo in condizione di replicare lo schema del centrodestra italiano, magari rinunciando ad alcune formazioni estremiste europee. In questo scenario ci potranno essere tante candidature politiche autorevoli: il Ppe farà a marzo un’assemblea e potrebbe confermare von der Leyen, come ha ricordato Tajani”.

Se questo scenario non si realizzasse, Draghi non potrebbe costituire una risorsa?

“Non mi piacciono i se e i ma, abbiamo il dovere di lavorare intanto su un progetto, non giochiamo per pareggiare. Gli italiani, nelle elezioni del 2022, ci hanno dimostrato di saper scegliere opzioni politiche chiare, di preferirle alle alchimie. Draghi è un grande civil servant ma non ha mai scelto di scendere in campo politicamente. Secondo me oggi si è sfilato proprio per non farsi strumentalizzare. Ma il punto, ripeto, è un altro: l’Italia oggi è forte anche con la leadership di Meloni. La recente visita di Metsola, l’apprezzamento di von der Leyen per la nostra presidente del Consiglio lo testimoniano. Il nostro Paese sta tornando a esercitare il ruolo che gli deriva dall’essere uno Stato fondatore dell’Ue. Non chiede mezzo punto in più di debito pubblico ma pone questioni fondamentali per cambiare l’Unione. È venuta meno l’Europa dei burocrati, viaggiamo verso un’Europa più politica”.

Ritiene che Meloni preferisca che l’ex capo della Bce eserciti un altro ruolo, come quello di presidente del Consiglio europeo?

“Non lo so, sinceramente, cosa preferisca Giorgia. Non gliel’ho chiesto”.

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