La mossa di Schlein anti-Atreju: a Bruxelles incontro con Sanchez
di Lorenzo De CiccoROMA — Tappa a Bruxelles per Elly Schlein. E photo opp con Pedro Sanchez al vertice del Pse pre-Consiglio europeo, perfetta per il weekend che il Pd ha organizzato ai Tiburtina Studios, già diventati l’anti-Atreju. Della serie: Giorgia Meloni invita a Castel Sant’Angelo il leader di Vox, Santiago Abascal, che ha invocato la forca (a testa in giù) per il premier di Madrid? Schlein stringe la mano a Sanchez e lo invita a Roma, l’1 e 2 marzo, quando il Partito socialista europeo terrà il congresso per indicare lo spitzenkandidat, il nome del Pse per la Commissione Ue dopo le Europee di giugno. Nome che Schlein rispetterà, così si spiega la ritrosia della segretaria a benedire l’opzione cara ad Emmanuel Macron, cioè Mario Draghi: «Non mi sembra che Draghi appartenga alla famiglia socialista - ha risposto due sere fa a Dimartedì su La7 - ritengo che serva un candidato socialista». Frase accolta con qualche perplessità dal pezzo di partito che invece vedrebbe benissimo l’ex capo della Bce a…
ROMA — Tappa a Bruxelles per Elly Schlein. E photo opp con Pedro Sanchez al vertice del Pse pre-Consiglio europeo, perfetta per il weekend che il Pd ha organizzato ai Tiburtina Studios, già diventati l’anti-Atreju. Della serie: Giorgia Meloni invita a Castel Sant’Angelo il leader di Vox, Santiago Abascal, che ha invocato la forca (a testa in giù) per il premier di Madrid? Schlein stringe la mano a Sanchez e lo invita a Roma, l’1 e 2 marzo, quando il Partito socialista europeo terrà il congresso per indicare lo spitzenkandidat, il nome del Pse per la Commissione Ue dopo le Europee di giugno. Nome che Schlein rispetterà, così si spiega la ritrosia della segretaria a benedire l’opzione cara ad Emmanuel Macron, cioè Mario Draghi: «Non mi sembra che Draghi appartenga alla famiglia socialista - ha risposto due sere fa a Dimartedì su La7 - ritengo che serva un candidato socialista». Frase accolta con qualche perplessità dal pezzo di partito che invece vedrebbe benissimo l’ex capo della Bce ai vertici dell’Unione, anche al Consiglio.
Schlein per ora non vuole entrare nel toto-nomi. Vale anche per sé, sulla sua corsa per l’Europarlamento, di cui ieri in segreteria non ha discusso. «È l’ultima delle questioni», taglia corto. Come sul federatore del centrosinistra: «Se entro in una casa e ne parlo, mi prendono per matta. Prima dobbiamo capire cosa federare». Preferisce puntare il dito sugli inciampi di Meloni. Dunque prova a cavalcare il caso Abascal: «È un eversore, ha detto che vorrebbe vedere Pedro Sanchez appeso per i piedi. Lo ridirà ad Atreju? Non abbiamo sentito una parola di presa di distanza da Meloni». Questo l’attacco dalla conferenza stampa di ieri, per lanciare la due giorni dem a tema Europa: domani e sabato, con Romano Prodi, Enrico Letta e Paolo Gentiloni. E ancora: Rosy Bindi, Federica Mogherini, Enrico Giovannini e Antonio Scurati. Non un’anti-Atreju, però, precisa Schlein: «Siamo agli antipodi, ma il nostro forum l’avevamo previsto prima».
Se di alleanze italiane la leader Pd non vuole parlare troppo, di quelle europee sì. Sa che è il tasto dolente di Meloni. «Anche oggi la premier ha detto che noi saremmo contro gli interessi nazionali, voglio dirle che chi ha scelto sempre gli alleati sbagliati perché nemici dell’Italia è proprio lei, che è andata da Orban e dal gruppo di Visegrad a dire che avevano ragione loro a dire no alla solidarietà sull’accoglienza». Vale per l’immigrazione, come per l’economia, è il leitmotif: sul Patto di stabilità e crescita «sono loro che rischiano di farci tornare all’austerità e sono sempre loro che ospitano sul palco le peggiori destre d’Europa, che vengono a Firenze a dire che è sbagliato sostenere l’Ucraina».