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Musk è il Mister X di Atreju. Il tycoon del populismo globale scala anche il pantheon di Meloni

Musk è il Mister X di Atreju. Il tycoon del populismo globale scala anche il pantheon di Meloni
(reuters)

Il magnate conferma la partecipazione alla manifestazione di FdI. Arriverà sabato. Voci sulla possibile presenza di Sunak

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ROMA – Mister X quindi era Elon Musk. Sabato ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, ci sarà anche l’uomo più ricco del mondo. Nello stesso giorno di Luciano Spalletti ct. Mondo mediatico in subbuglio. Castel Sant’Angelo caput mundi da giovedì a domenica nel nome di «Giorgia». Un tempo queste attenzioni erano riservate alla sinistra, che invece, venerdì mattina, si ritroverà all’ex Mattatoio di Testaccio per l’ennesima operazione nostalgia: la mostra su Enrico Berlinguer voluta da Ugo Sposetti, che radunerà Massimo, Walter, Pierluigi, Elly. Ora impera l’egemonia culturale della destra. Ma non divaghiamo, per carità.

Nel presentare il programma, l’altro pomeriggio in via della Scrofa, Giovanni Donzelli aveva lasciato una casella da riempire. Il fantaospite (Sunak? Zelensky? Von der Leyen?) è durato ventiquattro ore. Arriva Musk. Il patron di X, già Twitter, l’ha confermato sul suo social di persona personalmente a un utente che gliene chiedeva conferma. «Uno che fuma le canne, vende auto elettriche, ha fatto una figlia con la gestione per altri», ha fatto notare Dagospia. Non esattamente il profilo dell’ideale meloniano. Già quando Musk (il magnate giunse con la Tesla bianca coi vetri oscurati) e Meloni s’incontrarono a palazzo Chigi, novanta minuti di colloquio lo scorso 15 giugno, Alessandro Zan e Riccardo Magi glielo fecero notare: «Lo sa che Fratelli d’Italia ha proposto una legge che renderebbe la maternità surrogata un reato universale?». Meloni tacque. È il nuovo potere selettivo. Feroci con gli avversari, indulgenti con i nuovi amici, specie se Paperon de’ Paperoni. Lui va bene, Soros no.

Ora Musk è Musk, il miliardario della Tesla. Un estremista bizzarro che sfugge alle etichette, figlio di questo pazzo mondo digitale. Basti pensare che voleva sfidare a duello Zuckerberg al Colosseo. «Se vojono menà», disse con mirabile sintesi a Repubblica il vignettista Makkox. Sic itur ad astra, così si sale alle stelle, si sono autoelogiati nella pagina Instagram di Atreju per il suo ingaggio. E infatti Musk e Meloni hanno più cose in comune di quante li dividano. Rappresentano la destra del tempo presente. «Penso che in Europa ci sia un accumularsi eccessivo di regole e leggi, penso che eliminarne qualcuna sia una questione logica», è una frase pronunciata dal nostro durante l’ultima visita in Italia. Musica per palazzo Chigi dove vogliono togliere i lacciuoli che imbrigliano la premier, derubricando il Quirinale a passacarte. Anche l’esortazione a fare figli, «altrimenti l’Italia scomparirà», sembra uscita dal manuale del perfetto meloniano. Musk ha anche detto: «Non penso che l’immigrazione possa risolvere i problemi del mondo solo perché qualcuno fa figli». Sono frasi che qui da noi pronuncia Francesco Lollobrigida. E pure sul cambiamento climatico invita ad andarci cauto. Insomma, parla la stessa lingua di tanti nostri ultraconservatori. Ha pure restituito l’account a Trump ed altri bei fascistoni. E quando, ovviamente su X, Meloni ha annunciato la separazione dal compagno Andrea Giambruno tra i mi piace c’era anche quello del suo proprietario. Da Londra è dato peraltro in arrivo anche il premier britannico Rishi Sunak.

E domenica ci sarà anche Santiago Abascal, il leader di Vox, amico di Meloni, che ha invocato una piazzale Loreto per il premier spagnolo Sanchez. Il servizio che il Tg1 ha dedicato ad Atreju ha ignorato le polemiche che ne sono sorte. Il responsabile informazione del partito, Sandro Ruotolo, ha accusato la Rai di fare «uno spottone» a Meloni e di «confondere la propaganda con l’informazione» raggiungendo ormai «un punto di non ritorno». La verità è che Atreju, a dispetto della «voglia di confrontarsi con chi non la pensa come noi» propagandata da Donzelli, è la grande fiera del sovranismo mondiale. E pazienza se il Tg1 fischietta.

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