Prodi incorona Schlein: “Può essere la federatrice del centrosinistra”. La segretaria dem su Atreju: “Lì non vado, pronta a confronto tv con Meloni”
di Lorenzo De Cicco“È il nostro calcio d’inizio”, dice Elly Schlein. Il match sono le Europee. La sua discesa in campo è ai Tiburtina Studios, nel padiglione accanto a quello di Zoro: due giorni con tutti i big Pd. E tanti grandi ex. La leader dei democratici sembra avere infilato la vecchia maglia da trequartista della nazionale Parlamentari (dove ha una gran voglia di tornare a giocare: l’hanno già invitata). Prepara un tour in tutta Italia, 6 tappe già pronte, si parte da Cassino. E sfida Giorgia Meloni a un duello. “Anche in tv”. Certo non ad Atreju, dove c’è il leader di Vox Abascal: “Non divido il palco con nostalgici del franchismo e del fascismo”. La sua fan base scatta in ovazione, adorante.
Nonostante i sondaggi per ora siano in fase di stallo, intorno al 20%, la segretaria del Pd appare galvanizzata. Soprattutto, incassa un endorsement di peso. Da Romano Prodi, che mancava a un evento ufficiale del Pd da anni. Il padre dell’Ulivo (che ormai preferisce l’appellativo di “nonno”) avrebbe po…
“È il nostro calcio d’inizio”, dice Elly Schlein. Il match sono le Europee. La sua discesa in campo è ai Tiburtina Studios, nel padiglione accanto a quello di Zoro: due giorni con tutti i big Pd. E tanti grandi ex. La leader dei democratici sembra avere infilato la vecchia maglia da trequartista della nazionale Parlamentari (dove ha una gran voglia di tornare a giocare: l’hanno già invitata). Prepara un tour in tutta Italia, 6 tappe già pronte, si parte da Cassino. E sfida Giorgia Meloni a un duello. “Anche in tv”. Certo non ad Atreju, dove c’è il leader di Vox Abascal: “Non divido il palco con nostalgici del franchismo e del fascismo”. La sua fan base scatta in ovazione, adorante.
Nonostante i sondaggi per ora siano in fase di stallo, intorno al 20%, la segretaria del Pd appare galvanizzata. Soprattutto, incassa un endorsement di peso. Da Romano Prodi, che mancava a un evento ufficiale del Pd da anni. Il padre dell’Ulivo (che ormai preferisce l’appellativo di “nonno”) avrebbe potuto prenderla larga e invece la risposta è dritta. Una sorta di benedizione. A domanda dei cronisti, il Professore afferma: “Ogni momento ha il suo federatore, e io credo che lei”, cioè Schlein, “lo possa benissimo essere”. La grancassa social della leader subito rilancia. Certo, c’è una postilla sibillina. Prodi aggiunge: “Il problema è di farsi federare”.
E tutti, negli Studios, già si chiedono: cosa avrà voluto dire? Cioè: con chi ce l’aveva? Con gli alleati più riottosi? O con altri? Carlo Calenda già si sfila: “Il tema non mi riguarda”. Giuseppe Conte non dichiara, ma certo non ha voglia di farsi federare da una competitor che per ora tallona nei sondaggi. Schlein è consapevole del tema e si fa un po’ concava e un po’ convessa: “Lavoreremo con generosità per far maturare le alleanze, ma senza Pd non c’è alternativa, siamo il perno imprescindibile”. Condivide in pieno Stefano Bonaccini, il presidente del Pd, molto applaudito, che si concentra sull’attacco al governo, su sanità e green.
Certo, il ritorno di Prodi oltre alla “benedizione” porta con sé altre considerazioni non proprio morbide per il Pd nel suo complesso. “In 15 anni abbiamo perso 6 milioni di voti”. Serve “equilibrio tra riformismo e radicalismo”. “Il Pd non deve usare le candidature” delle Europee “come premio di consolazione”. “Solo attorno a un progetto forte si può creare una coalizione capace di vincere”. Un appunto che Schlein coglie, avvertendo i capibastone: servono "liste aperte, non viviamole come conta, se ci sono delle correnti”.
Al di là delle dinamiche interne, è un discorso a tutto tondo, quello di Prodi. Volando alto, perlopiù. Parlando di Europa, contro il “dramma” del diritto di veto e del dilagare dei populisti. Riflessioni sulle spese militari da “razionalizzare, nell’esercito europeo”, parole che Schlein condivide dal palco (mentre i riformisti chiedono di rispettare gli impegni Nato). Lodi alla parola “pacifismo, che non è negativa”. Una sferzata all’Ue che in politica estera “è unita sull’Ucraina”, ma non ha “nessun ruolo per le iniziative di pace, ne ha avuto di più la Turchia”. Critiche a Orbàn e alle sue “meravigliose contraddizioni che il nostro governo cavalca”. Stoccate a Meloni, a cui direbbe: “Signora scelga tra Budapest e Bruxelles!”. Di sicuro non sarebbe andato ad Atreju, il Professore. “Quando chiamate Musk, o Vox, vuol dire che vivete in un mondo diverso, statevene lì”.
Prodi: "Per i nemici l'Europa è un 'verme militare'. Lavorare per Difesa comune e non essere vassallo Usa"
Il Forum del Pd lancia anche la nuova fondazione Demo, guidata da Nicola Zingaretti. Parla anche Enrico Letta, che non partecipava a un evento dem da 9 mesi, e si tiene lontanissimo dalla discussione partitica. Si dilunga solo sul mercato unico, tema su cui ha un incarico in Ue. Una frase sul Pd: “Parli alle persone non a loro agio nella globalizzazione”. E una sulle Europee: “Non siano un sondaggio domestico”. Anche se per molti, pure fra i dem, lo saranno eccome. In una due giorni senza bizze, qualche scricchiolio si avverte. Il deputato Roberto Morassut dal palco apre al semipresidenzialismo. Un pezzo di partito tifa per Draghi alla Commissione Ue, mentre Schlein sosterrà il candidato socialista (che potrebbe essere Nicolas Schmit). E poi ci sono le liste da comporre. Schlein ci scherza su: “Prima faremo le 6 tappe, poi dovrò inventarmi qualcosa”. Gran dribbling, al fischio d’inizio.