Sui social con la carta d’identità: dopo l’allarme di Mattarella sugli hater torna l’idea di una legge contro l’anonimato
di Gabriele BartoloniUna legge contro gli haters, che smascheri i leoni da tastiera che si nascondono dietro l'anonimato. Il tema, ormai, viene tirato in ballo con una ricorrenza ciclica e riguarda più in generale il difficile tentativo di irreggimentare i social network. Questa volta è stato Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, a sollevare la questione all’indomani del discorso di fine anno di Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha dedicato un passaggio alle “espressioni di denigrazione e di odio che si presentano sovente nella rete”. Un tema che il deputato meloniano ha utilizzato per rilanciare la battaglia sullo stop all’anonimato da utilizzare come deterrente.
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Una legge contro gli haters, che smascheri i leoni da tastiera che si nascondono dietro l'anonimato. Il tema, ormai, viene tirato in ballo con una ricorrenza ciclica e riguarda più in generale il difficile tentativo di irreggimentare i social network. Questa volta è stato Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, a sollevare la questione all’indomani del discorso di fine anno di Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha dedicato un passaggio alle “espressioni di denigrazione e di odio che si presentano sovente nella rete”. Un tema che il deputato meloniano ha utilizzato per rilanciare la battaglia sullo stop all’anonimato da utilizzare come deterrente.
L'appello di FdI
"Il richiamo del presidente Mattarella alle tante persone vittime di insulti di ogni genere sui social ci impone una legge che sanzioni gli haters. Non solo personaggi famosi, dal presidente Giorgia Meloni a Liliana Segre, a Giorgio Napolitano fino a Fedez, sono stati oggetto di insulti volgari e di minacce di ogni genere ma anche persone normali”, ha detto Antoniozzi. Il Parlamento, ha aggiunto “deve raccogliere l'invito di Mattarella”. E ha annunciato che sulla questione verranno coinvolti anche gli eurodeputati dell’Ecr, la famiglia europea di Meloni.
La proposta Marattin-Muccino
Una proposta di legge targata FdI ancora non c’è. Esistono e sono esistiti però diversi tentativi di imporre alle piattaforme l'obbligo di verifica dell'identità prima dell’iscrizione al social di turno. Tra i primi a proporlo fu il deputato di Italia Viva Luigi Marattin. Nel 2019 l'esponente renziano annunciò di essere “al lavoro per una legge che obblighi - scriveva su Twitter - chiunque apra un profilo social a farlo con un valido documento d’identità”. La proposta era stata lanciata poche ore prima dal regista Gabriele Muccino. Anche qua l’obiettivo era quello di porre un freno al dilagare dell’odio sulle piattaforme, agevolando da una parte l’identificazione dell’autore e dall’altra facendo sì che l'esposizione di quest’ultimo lo dissuadesse dal diffondere messaggi di odio pubblicamente.
La proposta del Pd
Era il periodo del governo Conte II e nonostante Italia viva facesse parte della maggioranza, la proposta di Marattin rimase lettera morta. Un anno prima era stato depositato in Senato un testo analogo scritto dal centrodestra, a dimostrazione del fatto che sulla questione esisteva - e forse esiste tuttora - una convergenza abbastanza ampia. Non a caso ad oggi l’unica proposta sul tema depositata in Parlamento porta la firma di un esponente del Pd: il senatore Dario Parrini. Il ddl è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali ma l’iter non è ancora partito. In generale, anche qua, il fine - si legge nella premessa - è quello di "cercare di limitare l’odioso ‘sistema’ di insulti, fake e minacce che caratterizzano il linguaggio della rete”. Come? Introducendo “un obbligo per i grandi editori del mondo di acquisire e tutelare l’identità digitale degli utenti”. Su questa ipotesi rimangono ancora molti dubbi.
L'idea di Calenda: stop ai social per i minori di 13 anni
Di recente si è parlato anche di evitare l'uso dei social sotto una certa soglia di età. Qui il tema non è l’odio sul web ma la teoria secondo cui una precoce esposizione ai social rappresenterebbe un rischio per i minori. Lo pensa Carlo Calenda che insieme al gruppo di Azione nel giugno scorso ha presentato una proposta di legge che prevede il divieto di iscrizione sotto i 13 anni e il consenso dei genitori nella fascia 13-15. La proposta prevede un sistema di verifica dell'età, da accertare tramite un ente terzo come quelli che offrono servizi di identità digitale. Il testo prende ispirazione da una legge approvata dal Parlamento francese che fissa a 15 l’età minima per l'iscrizione ai social. Il ddl di Calenda non ha ancora trovato sponda nelle altre forze politiche, ma il problema principale riguarda l’applicabilità. In Francia infatti dopo il sì unanime del Senato l’entrata in vigore della legge era stata rimandata in attesa delle disposizione tecniche necessarie per attuarla.