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Terzo mandato, una mediazione tra Salvini e Meloni è possibile: si scalda il fronte dei governatori

(ansa)
Una partita che si intreccia con le prossime amministrative
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ROMA – A Salvini ha fatto una carezza. Giorgia Meloni non si mette di traverso sul terzo mandato consecutivo per i sindaci, e soprattutto, per i governatori. Però non ne farà una battaglia del governo. Se la vedano in Parlamento. Che è come dire: armiamoci e partite. Ma è anche il modo per giocarsi la carta, che tanto sta a cuore a Matteo Salvini e alla Lega, sul tavolo delle trattative per le amministrative.

Le parole della premier sul terzo mandato, ieri in conferenza stampa, indicano che, forse, una mediazione è possibile. Ha detto Meloni: “Sul terzo mandato ravviso pro e contro, sono laica su questa materia. Sul metodo però, penso sarebbe corretto che una eventuale iniziativa venga presa dal Parlamento. Se il Parlamento intende prendere una iniziativa sul terzo mandato su sindaci e presidenti di Regione ne parlerò con il mio partito di riferimento. Non sarebbe una buona iniziativa se presa dal governo”.

Il “triplete” sarà possibile per Luca Zaia in Veneto? E per Giovanni Toti in L…

ROMA – A Salvini ha fatto una carezza. Giorgia Meloni non si mette di traverso sul terzo mandato consecutivo per i sindaci, e soprattutto, per i governatori. Però non ne farà una battaglia del governo. Se la vedano in Parlamento. Che è come dire: armiamoci e partite. Ma è anche il modo per giocarsi la carta, che tanto sta a cuore a Matteo Salvini e alla Lega, sul tavolo delle trattative per le amministrative.

Le parole della premier sul terzo mandato, ieri in conferenza stampa, indicano che, forse, una mediazione è possibile. Ha detto Meloni: “Sul terzo mandato ravviso pro e contro, sono laica su questa materia. Sul metodo però, penso sarebbe corretto che una eventuale iniziativa venga presa dal Parlamento. Se il Parlamento intende prendere una iniziativa sul terzo mandato su sindaci e presidenti di Regione ne parlerò con il mio partito di riferimento. Non sarebbe una buona iniziativa se presa dal governo”.

Il “triplete” sarà possibile per Luca Zaia in Veneto? E per Giovanni Toti in Liguria? Oltre che per il dem Stefano Bonaccini in Emilia Romagna? La questione è politica e non di poco conto, in particolare nel centrodestra. Tanto che le parole della premier suscitano reazioni contrastanti in via Bellerio: c’è chi le interpreta appunto come il tentativo di smussare conflitti e chi come un rinvio perché, è evidente, che un decreto del governo significherebbe tempi rapidi, mentre un provvedimento parlamentare ha percorsi più lenti.

La posta in gioco è il Veneto di Zaia. Qui Fratelli d’Italia ha raccolto molti consensi alle politiche e perciò i meloniani sono tentati di mettere le mani sulla successione al “doge” Zaia. Solo una settimana fa, Salvini all’inaugurazione della Pedemontana in Veneto è tornato all’attacco: “Ho ascoltato Luca e mi domandavo che senso ha porre limiti al numero di mandati dei sindaci e governatori che sono apprezzati dai cittadini? È una sottrazione di democrazia”. E ha fatto l’esempio del pediatra, che non si cambia in nome di una astratta alternanza, ma si continua a scegliere se va bene. Aggiungendo: “Se hai un sindaco, un presidente di Provincia – che va eletto direttamente - che vanno bene, tieniteli ben stretti”.

Tradotto: la Lega non intende rinunciare alla sua classe dirigente migliore. Nei territori i leghisti hanno il loro punto di forza. Il decreto per il terzo mandato per i sindaci fino a 15 mila abitanti, voluto dalla Lega, è pronto, ad esempio. E dovrebbe comunque andare in consiglio dei ministri a corredo dell’election day di europee e amministrative del prossimo 9 giugno. A fine anno doveva già essere stato approvato. E ne attende il via libera a giorni.

Difficilmente ci sarà spazio e tempo in vista delle amministrative 2024 per l’approvazione del terzo mandato consecutivo per i sindaci delle città capoluogo. È una battaglia anche dell’Anci, presieduta da Antonio Decaro, il sindaco dem di Bari, e che vede un consenso trasversale.

Per i governatori che vanno al voto nel 2025 - in vari scaglioni, dall’Emilia Romagna alla Toscana, Liguria, Campania e infine Veneto – il tempo per introdurre il terzo mandato c’è. Se lo si vuole fare. In Parlamento Alberto Stefani, segretario regionale veneto della Lega e deputato, ha già preparato i testi dei provvedimenti e/o emendamenti che consentano il terzo mandato ai governatori. Con il placet di chi, nello stesso Pd di Elly Schlein, non vede male la riforma. Bonaccini ha sempre detto di essere a favore, a prescindere dalle scelte che il partito lo chiamerà a fare, cioè se gli sarà chiesto di candidarsi alle europee e quindi di rinunciare a qualsiasi “triplete” emiliano-romagnolo. Per Schlein c’è il “caso De Luca”, perché la segretaria non vorrebbe la terza candidatura di “don Vincenzo”. Nel centrodestra, Toti in Liguria sta conducendo una battaglia per il terzo mandato. Il ministro dell’Autonomia Roberto Calderoli ne è uno strenuo sostenitore. Nel tavolo per le amministrative, di cui si occupa tra gli altri il responsabile degli enti locali della Lega, Stefano Locatelli, la questione sarà centrale per comporre il puzzle che, nell’immediato, ha visto il suo massimo punto d’attrito nella candidatura alle regionali per la Sardegna di Paolo Truzzu, sindaco uscente di Cagliari, voluto dai meloniani.

Ha minimizzato la premier: “Nel centrodestra siamo famosi per discussioni accese ma anche per risolverle. Tra persone che si parlano chiaro e fanno un percorso insieme è normale dirsi le cose con chiarezza, sapendo che si devono risolvere le cose. Confido che accadrà anche questa volta. Vorremmo non arrivare troppo a ridosso delle elezioni per selezionare i candidati alle cariche monocratiche, abbiamo sempre risolto in passato e si figuri se non lo faremo adesso. Non è una cosa che mi preoccupa, mi preoccupa che lo facciamo tardi. Spero si faccia il prima possibile”.

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