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Schlein dà già il via alla sua campagna: “Ci metterò la faccia”

La segretaria del Pd Elly Schlein in Abruzzo

 (ansa)
La segretaria Pd in Abruzzo dove il campo largo sarà unito. Grane nelle altre Regioni al voto. Sulle Europee deciderà entro inizio febbraio: l’idea di correre, ma non essere capolista ovunque
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AVEZZANO — Si immerge nei paesini dell’entroterra. I prossimi mesi, tra elezioni Regionali ed Europee, sono per lei il suo primo banco di prova e intende metterci la faccia perché da qui passa il suo futuro da segretaria del partito. Quindi Elly Schlein si fa marsicana e lancia la campagna elettorale del Pd. È ad Avezzano, però guarda a Bruxelles. La segretaria visita l’ospedale del Comune in provincia dell’Aquila. In tuta arancione da lavoro, Mario Ciofali, un dipendente che guida le ambulanze si avvicina alla leader del Nazareno in trasferta, le stringe la mano e guardandola negli occhi esclama: «Grazie, perché lei ci mette la faccia». Lei sorride, annuisce, non ha dubbi: «E ce la metterò ancora».

Quasi sollevata, sembra cogliere l’amo che le viene lanciato nei giorni in cui pesano le critiche alla sua possibile pluricandidatura alle Europee come capolista. Romano Prodi considera un «vulnus democratico» presentarsi alle elezioni e poi non ricoprire l’incarico una volta eletti. E a t…

AVEZZANO — Si immerge nei paesini dell’entroterra. I prossimi mesi, tra elezioni Regionali ed Europee, sono per lei il suo primo banco di prova e intende metterci la faccia perché da qui passa il suo futuro da segretaria del partito. Quindi Elly Schlein si fa marsicana e lancia la campagna elettorale del Pd. È ad Avezzano, però guarda a Bruxelles. La segretaria visita l’ospedale del Comune in provincia dell’Aquila. In tuta arancione da lavoro, Mario Ciofali, un dipendente che guida le ambulanze si avvicina alla leader del Nazareno in trasferta, le stringe la mano e guardandola negli occhi esclama: «Grazie, perché lei ci mette la faccia». Lei sorride, annuisce, non ha dubbi: «E ce la metterò ancora».

Quasi sollevata, sembra cogliere l’amo che le viene lanciato nei giorni in cui pesano le critiche alla sua possibile pluricandidatura alle Europee come capolista. Romano Prodi considera un «vulnus democratico» presentarsi alle elezioni e poi non ricoprire l’incarico una volta eletti. E a tirarle bordate ci sono anche altri esponenti del suo partito, comprese le donne che verrebbero penalizzate. Per questo Schlein potrebbe sciogliere la riserva già entro fine mese o nei primi giorni di febbraio. E per dribblare i mal di pancia interni, tra i fedelissimi prende corpo una possibile soluzione: candidarsi, sì, ma non da capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, così da lasciare spazio anche ad altri esponenti del partito o della società civile. Sarebbe un modo per sminare, almeno parziale, presentandola come una candidatura “di servizio”, le argomentazioni di chi le sta chiedendo di non correre.

I pensieri che attanagliano la segretaria sono tanti. Ma si allontana da Roma e diventa infaticabile percorritrice dei luoghi dell’entroterra abruzzese, da dove lancia la sfida al governatore uscente del centrodestra Marco Marsilio. Le sue sneakers bianche ai piedi, visita i paesini interni della regione che andrà al voto il 10 marzo. Lo fa con accanto Luciano D’Amico, il candidato del campo largo, che in Abruzzo va dal Pd a +Europa, passando per il M5S, Azione e Italia Viva. Un caso di scuola, modello ideale. Nelle Regioni al voto a giugno, il clima non è buono. Non lo è Piemonte e neanche in Basilicata, dove la coalizione è ai ferri corti. Tanto che il segretario dem Carlo Rutigliano spara a zero: «Chi non vuole le primarie si assume la responsabilità di rompere il campo dell’alternativa». A nulla è servita la telefonata dei giorni scorsi tra Schlein e il leader M5S Giuseppe Conte.

Ecco perché l’Abruzzo, prima tappa di una campagna elettorale lunga sei mesi, è per Schlein una boccata d’ossigeno. Tra la folla che la attende nella sala del Castello medievale Orsini-Colonna di Avezzano, la segretaria trova nuovo slancio: «Siamo con te», le viene detto prima di salire sul palco. La segretaria spazia da un argomento all’altro. Discute di industria, di infrastrutture, «il governo ha scippato i soldi della ferrovia Roma-Pescara», di scuola pubblica, «prima grande leva di emancipazione sociale», e soprattutto di sanità pubblica, «in cui la destra non crede. C’è un problema gigantesco - dice Schlein - di personale, vanno sbloccate le assunzioni. Giorgia Meloni ha mai parlato con un medico? Il mio è un viaggio di ascolto».

Nelle otto tappe della giornata incontra anche gli agricoltori, fa domande sulla filiera agro-alimentare locale, prima di assaggiare un risotto con i funghi. Poi sale in auto verso l’ospedale di Tagliacozzo, quaranta posti letto di riabilitazione che rischiano di sparire. Schlein fa visita al centro antiviolenza, 90 donne assistite nel 2023 e già dieci in questi primi giorni dell’anno. Promette che interverrà in Parlamento affinché queste realtà abbiamo più fondi per fare formazione.

Riavvolgendo il nastro della giornata, il suo tour inizia da Aielli, piccolo Comune di montagna con murales ovunque. Schlein si ferma di fronte ai pannelli della Costituzione e, indicando la XII disposizione, scandisce: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». E poi si ferma davanti al murales che ritrae Giuseppe Di Matteo a cavallo, il bambino ucciso nel 1996 sciolto nell’acido. Antifascismo e antimafia, quindi, sono parole chiave che danno il via alla lunga corsa elettorale di Elly Schlein. Una corsa a ostacoli.

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