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Lollobrigida: “A FdI vada la Sardegna. Serve un riequilibrio con gli alleati su tutto”

(ansa)

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Il colloquio col ministro di FdI
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ROMA — È in buvette. Veste di blu. Francesco Lollobrigida vuole parlare. Lanciare segnali. Alla Lega, innanzitutto. Devono accettare la realtà, sostiene. Un riequilibrio nella maggioranza. In una parola, sussurrata: «La matematica…». Per certificarla, sblocca l’Iphone. Cerca tra le foto una mappa a colori d’Italia. La allarga. «Ecco qui»: verde per le regioni guidate dalla Lega, azzurra per Forza Italia, il giallo a Fratelli d’Italia. «Questa cartina è emblematica dei rapporti di forza. E fa vedere la generosità di FdI…». Il ministro prende fiato: «Noi abbiamo tre regioni. Salvini ha queste…». Le inizia a contare, anzi: somma gli abitanti che vivono sotto una presidenza leghista. Sempre con calma, a dimostrare l’enormità dello squilibrio: «Dieci più cinque più due... in tutto diciassette milioni per la Lega. Forza Italia sono… vediamo… tredici milioni e mezzo. Noi otto… Niente di strano, insomma: non stiamo chiedendo l’impossibile».

Da settimane, Palazzo Chigi sembra mirare al be…

ROMA — È in buvette. Veste di blu. Francesco Lollobrigida vuole parlare. Lanciare segnali. Alla Lega, innanzitutto. Devono accettare la realtà, sostiene. Un riequilibrio nella maggioranza. In una parola, sussurrata: «La matematica…». Per certificarla, sblocca l’Iphone. Cerca tra le foto una mappa a colori d’Italia. La allarga. «Ecco qui»: verde per le regioni guidate dalla Lega, azzurra per Forza Italia, il giallo a Fratelli d’Italia. «Questa cartina è emblematica dei rapporti di forza. E fa vedere la generosità di FdI…». Il ministro prende fiato: «Noi abbiamo tre regioni. Salvini ha queste…». Le inizia a contare, anzi: somma gli abitanti che vivono sotto una presidenza leghista. Sempre con calma, a dimostrare l’enormità dello squilibrio: «Dieci più cinque più due... in tutto diciassette milioni per la Lega. Forza Italia sono… vediamo… tredici milioni e mezzo. Noi otto… Niente di strano, insomma: non stiamo chiedendo l’impossibile».

Da settimane, Palazzo Chigi sembra mirare al bersaglio grosso: una grande regione del Nord amministrata dal Carroccio, Veneto o Lombardia. È questo l’obiettivo, ministro? «Non lo so, quando si voterà si deciderà». Non si può che partire però dalla Sardegna, il primo scalpo che Fratelli d’Italia pretende a danno della Lega. La sostituzione dell’uscente Christian Solinas, il nome meloniano è Paolo Truzzu. «Solinas non ha governato nemmeno male — taglia corto — ma pensiamo che il nostro possa governare meglio». Chirurgico, essenziale. «A parte il nodo Sardegna, però, non mi pare ci siano stati altri comuni in cui abbiamo avuto problemi». Distaccato e sicuro, come chi pensa di avere dalla propria parte voti ed aritmetica. «Sono ottimista, si troverà un accordo». Né lo preoccupano le angosce di FI, che pretende la riconferma del governatore della Basilicata Vito Bardi. «Lo difende Tajani? Io sono sempre d’accordo con i vicepremier». I due vice in realtà litigano tra loro, il segretario del Carroccio ha appena attaccato il ministro degli Esteri perché non è interessato a un rapporto con Marine Le Pen: «Ah, quella cosa… Salvini parlasse con Tajani. Noi non siamo mai usciti su ‘sta roba».

Come si diceva, è questione di banali rapporti di forza. Per Lollobrigida, aprire una riflessione su questo terreno non può che favorire i meloniani. Andrea Crippa, che di Salvini è clava politica, ha ricordato che meglio sarebbe salvaguardare i governatori uscenti, altrimenti tutto torna in discussione: anche gli incarichi dell’esecutivo? «Non credo che Crippa si occupi anche di governo». In realtà, ha detto proprio questo: tutto in discussione, dopo le Europee. «Noi siamo sempre pronti a discutere di tutto». Pausa, consapevolezza di una frase che può significare rimpasto: «Ma nessuno vuole discutere di niente. Non abbiamo discusso la Sicilia, un anno fa». Citazione pesante: allora FdI accettò di passare il timone dell’Isola a FI. Come a dire: adesso può toccare agli alleati cedere il passo. E comunque, è tutto prematuro: «Perché dobbiamo ragionare di cose così lontane? Parliamo di oggi: hanno arrestato mezzo Pd in Campania e stiamo riflettendo su che danni può fare al sistema democratico». Anche se, aveva premesso sempre a proposito degli arresti, «uno guarda sempre alla politica, ma il problema è che dietro c’è tutto un apparato a cui non frega un c… della politica».

A un certo punto la chiacchierata vira di centottanta gradi. «E comunque — sorride ironico il cognato della premier — non possiamo andare al voto. L’opposizione non è pronta». Ecco, Lollobrigida si sente più forte degli alleati, ma anche degli avversari. «L’opposizione non è pronta a mettersi insieme. Per fare una partita alla pari dovrebbero trovare il candidato per governare il paese. Oggi non ce l’hanno». Sorriso, ancora: «Ci sarebbe Prodi».

Però parlare del Pd lo porta a ragionare della segretaria Elly Schlein. Della sua possibile candidatura alle Europee. E di quella di Meloni, che il ministro auspica. «Schlein si dovrebbe candidare. Aveva fatto un bel risultato l’altra volta». Sarebbe un fattore positivo per la competizione? Annuisce. «Sarebbe buono che si candidassero i tre leader». E dunque: la premier, la segretaria Pd e chi più? «Conte».

Ci sarebbe anche un quarto: Matteo Salvini. Che però ha declinato spiegando di avere già tanto da fare al governo e come vicepremier. In realtà, nel 2019 era vicepremier e ministro, si candidò e toccò vette altissime di consenso:«Non me lo ricordavo… Capolista ovunque, sì. Per questo prese il 38%». Era il 34,3%, ma fa poca differenza: i prossimi mesi saranno caldissimi.

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