Lega, paura nelle urne. Salvini: “Rischiamo”. Il forfait dei governatori
di Andrea MontanariMILANO — Matteo Salvini trasforma il Consiglio federale della Lega in un sorta di “gabinetto di guerra” e avverte i suoi: «Le Europee saranno fondamentali, c’è il rischio della polarizzazione del voto: bisogna darsi da fare». Lo spettro è l’affermazione degli alleati nel centrodestra, FdI in testa, ma anche Forza Italia, con la Lega che nel 2019 aveva preso il 34,3 per cento ridotta a poco più di un quarto. Nella sede storica di via Bellerio ci sono tutti. Tranne il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che segue in collegamento. La riunione è durata più di due ore ed è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione politica. C’è una certa mal celata tensione. Confermata alla fine da una serie di bocche cucite al termine del consiglio federale.
Salvini è preoccupato: per le Europee servirebbero candidati forti da schierare in lista, ma sa che i tre governatori leghisti, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana, gli hanno risposto picche. Mentre il corteggiatissimo …
MILANO — Matteo Salvini trasforma il Consiglio federale della Lega in un sorta di “gabinetto di guerra” e avverte i suoi: «Le Europee saranno fondamentali, c’è il rischio della polarizzazione del voto: bisogna darsi da fare». Lo spettro è l’affermazione degli alleati nel centrodestra, FdI in testa, ma anche Forza Italia, con la Lega che nel 2019 aveva preso il 34,3 per cento ridotta a poco più di un quarto. Nella sede storica di via Bellerio ci sono tutti. Tranne il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che segue in collegamento. La riunione è durata più di due ore ed è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione politica. C’è una certa mal celata tensione. Confermata alla fine da una serie di bocche cucite al termine del consiglio federale.
Salvini è preoccupato: per le Europee servirebbero candidati forti da schierare in lista, ma sa che i tre governatori leghisti, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana, gli hanno risposto picche. Mentre il corteggiatissimo generale Roberto Vannacci ieri è stato l’unico citato dal segretario della Lega ma, come il vicepremier pare sia stato costretto ad ammettere, «non ha detto ancora sì». Per uscire dall’impasse ieri ha annunciato una grande campagna, da qui alle Europee, per coinvolgere i militanti e gli iscritti. Riceveranno, dalle prossime settimane, alcune domande via mail per verificare il sentiment della base leghista su alcuni temi di governo o di programma. Il tutto sarebbe finalizzato a coinvolgere gli elettori e ad affinare le idee in vista della campagna elettorale.
Sulla Regionali, però, la trattativa con FdI e Forza Italia resta in stallo. Salvini ribadisce la posizione sui governatori uscenti che andrebbero «tutti ricandidati», ma è costretto ad ammettere che sulla riconferma di Christian Solinas in Sardegna è ancora tutto fermo.
Il governatore veneto Luca Zaia fa sponda al leader leghista sulla proposta del terzo mandato per i presidenti di regione: «Non devi mollare», gli dice. Il numero uno della Lega, proprio in Veneto, si era domandato in occasione dell’inaugurazione della Pedemontana veneta lo scorso 28 dicembre: «Che senso ha porre un limite numerico ai mandati dei sindaci e dei governatori che sono apprezzati dai cittadini? Penso che sia una sottrazione di democrazia».
Salvini, insomma, resta stretto tra due fuochi. Da una parte il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, che per le Regionali chiede la «conferma di Bardi in Basilicata e di Cirio in Piemonte: in Sardegna FI non presenterà candidati» e per le Europee apre alla sua candidatura: «Non escludo di farlo», dice. Dall’altra Giorgia Meloni, che non cede sull’isola, anche se la deputata di FdI Ylenia Lucaselli assicura che «i leader troveranno un accordo come sempre». Il numero uno della Lega si accontenta per ora dell’aumento degli iscritti «superiore al 10%», ma sollecita «il massimo impegno affinché i prossimi mesi siano ancora più positivi». Sostiene che «il gruppo Identità e democrazia, oggi formato da sessanta europarlamentari, secondo i sondaggi può arrivare ad averne almeno cento». Aggiunge che per la Lega «il centrodestra unito è un valore in Italia e non solo. Per noi la compattezza è fondamentale anche in Europa», ma poi, pur non citando Tajani non rinuncia a sottolineare che «chi divide dicendo no a Marine Le Pen fa il gioco della sinistra». C’è il tempo pure per lisciare il pelo all’elettorato leghista e dare una stilettata all’Agenzia delle Entrate, che «non può essere solo una fonte di problemi per i cittadini».
Al capogruppo della Lega in Senato Massimliano Romeo, alla fine, non resta che lasciare via Bellerio con un laconico: «Andrà bene, una quadra si troverà di sicuro». Ma la quadra per ora è ancora lontana.