Fine vita, parla la dem Bigon: “Mi sono astenuta perché il Pd è plurale, ma se vogliono colpire me e non la Lega, pronta ad andarmene”
di Enrico FerroAnna Maria Bigon, consigliera regionale del Pd, 56 anni, veronese, si rende conto che il suo voto è stato decisivo per la bocciatura della proposta di legge sul fine vita in Veneto?
“Credo che il Pd abbia una ricchezza importante, che è quella di rappresentare diverse sensibilità. Non è mistero la mia posizione in merito al fine vita. Da tempo dico che su questo tema avrei espresso un voto di coscienza, come previsto dallo statuto del partito”.
Sì, ma in questo modo ha contribuito a boicottare una battaglia progressista che è centrale per il partito che lei rappresenta.
“Ho condiviso tutto il mio percorso con Graziano Delrio, l’ho sentito anche ieri durante il consiglio. Era un voto di coscienza e io penso che non dobbiamo ingannare nessuno”.
Però a quanto risulta è stata chiamata anche dalla segreteria nazionale. Chi ha sentito precisamente?
“Mi ha chiamato Marta Bonafoni, che ringrazio. E poi ovviamente ho sentito il mio segretario regionale Andrea Martella. Sono stati entrambi molt…
Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Pd, 56 anni, veronese, si rende conto che il suo voto è stato decisivo per la bocciatura della proposta di legge sul fine vita in Veneto?
“Credo che il Pd abbia una ricchezza importante, che è quella di rappresentare diverse sensibilità. Non è mistero la mia posizione in merito al fine vita. Da tempo dico che su questo tema avrei espresso un voto di coscienza, come previsto dallo statuto del partito”.
Sì, ma in questo modo ha contribuito a boicottare una battaglia progressista che è centrale per il partito che lei rappresenta.
“Ho condiviso tutto il mio percorso con Graziano Delrio, l’ho sentito anche ieri durante il consiglio. Era un voto di coscienza e io penso che non dobbiamo ingannare nessuno”.
Però a quanto risulta è stata chiamata anche dalla segreteria nazionale. Chi ha sentito precisamente?
“Mi ha chiamato Marta Bonafoni, che ringrazio. E poi ovviamente ho sentito il mio segretario regionale Andrea Martella. Sono stati entrambi molto gentili”.
Bastava che lei scegliesse di uscire dall’aula, senza astenersi. Poteva dichiarare la sua posizione al Consiglio e poi comunicare di uscire per una questione di rispetto nei confronti del partito. Questa era la soluzione auspicata nel Pd. Lei come la vede?
“Come ho già detto, io non voglio ingannare nessuno. Perché avrei dovuto cambiare un voto di coscienza già concordato? Inoltre, se la proposta di legge fosse passata, Zaia sarebbe finito in tutto il mondo. Questo nessuno sembra considerarlo ora”.
Adesso cosa succede, secondo lei? Pensa che starà ancora nel Pd o può cambiare qualcosa?
“Io rappresento una parte del partito. Se la parte maggioritaria del Pd crede che ciò che ho fatto non sia stato corretto me ne assumerò tutta la responsabilità. Ho sempre lavorato per i diritti civili. Se invece di prendere come obiettivo la debolezza della Lega in questo momento preferiscono colpire me, allora ne prendo atto e vedremo cosa succederà”.
Salvini sta esultando per l’esito finale della votazione. Non si sente neanche un po’ dalla parte sbagliata rispetto ai valori che rappresenta?
“Io vedo la debolezza della Lega e la pluralità del Partito democratico. Penso che il diritto civile sia morire con le cure palliative”.
Il Veneto mette già 7 milioni per le cure palliative. Approvare questa proposta di legge avrebbe solo dato una cornice medico assistenziale a una materia che è già disciplinata da una sentenza della Corte costituzionale.
“Io stessa ho presentato un emendamento per chiedere il potenziamento di 20 milioni per le cure palliative ma è stato rigettato. C’erano altri aspetti che andavano presi assolutamente presi in considerazione se volevamo mandare avanti un progetto di legge. Se invece vogliamo dire che era solo una procedura sanitaria, allora si poteva benissimo fare con una delibera di giunta, come hanno fatto Puglia e Toscana. Il fine vita è una competenza nazionale, non della regione. Se passava avremmo avuto un via-vai in Veneto… diciamo turistico… non so nemmeno come definirlo”.
Intende che la gente sarebbe venuta in Veneto per morire?
“Sì, sarebbe stata una delle conseguenze”.
Lei ha 56 anni, abita a Povegliano Veronese, paese in cui è stata anche sindaca. E’ avvocata e madre di due figli. Può spiegare questo suo background cattolico?
“Sono cresciuta in una famiglia cattolica. Mio papà aiutava il prete a dire messa. Ma non credo serva scavare nella mia vita per capire che la battaglia di civiltà è poter morire con le cure palliative. Mi dispiace che ora ci sia questa presa di posizione del partito, vorrei far capire a tutti che per me non è solo una questione di principio”.