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Fine vita, il Pd rilancia il suo ddl. Pressing su Schlein: “Garantisca il pluralismo sui temi etici”

(leoni)
Dopo la rimozione della consigliera veneta Bigon, per la segretaria dem la bega va affrontata a livello locale. E bisogna insistere sul ddl Bazoli sulla “morte volontaria medicalmente assistita” già approvato alla Camera nella scorsa legislatura e bloccato dalla caduta del governo Draghi
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“Ancora con questa storia?”. È infastidita, Elly Schlein. Pensava di potersi godere la vittoria in aula contro Giorgia Meloni, sbugiardata sui tagli alla sanità durante il premier time alla Camera. E invece il caso della consigliera veneta rimossa dagli incarichi di partito per aver votato in dissenso sulla legge Zaia sul fine-vita le ha rovinato il piccolo momento di gloria. Per una volta condiviso da tutti, nel Pd.

Il rilancio sul ddl Bazoli

La rivolta dell’ala cattolica, scatenata dalla destituzione di Anna Maria Bigon per mano del segretario dem di Verona, ha riacceso un dibattito sull’identità e il pluralismo interno di cui l’inquilina del Nazareno – impegnata in una campagna di ascolto nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro – avrebbe fatto volentieri a meno. Dopo aver detto, e fatto ribadire ai fedelissimi, d’esser contraria a ogni tipo di sanzione, per lei la vicenda era chiusa. Perciò adesso la bega va risolta a livello locale, esattamente dov’è stata riportata in auge. Mentre…

“Ancora con questa storia?”. È infastidita, Elly Schlein. Pensava di potersi godere la vittoria in aula contro Giorgia Meloni, sbugiardata sui tagli alla sanità durante il premier time alla Camera. E invece il caso della consigliera veneta rimossa dagli incarichi di partito per aver votato in dissenso sulla legge Zaia sul fine-vita le ha rovinato il piccolo momento di gloria. Per una volta condiviso da tutti, nel Pd.

Il rilancio sul ddl Bazoli

La rivolta dell’ala cattolica, scatenata dalla destituzione di Anna Maria Bigon per mano del segretario dem di Verona, ha riacceso un dibattito sull’identità e il pluralismo interno di cui l’inquilina del Nazareno – impegnata in una campagna di ascolto nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro – avrebbe fatto volentieri a meno. Dopo aver detto, e fatto ribadire ai fedelissimi, d’esser contraria a ogni tipo di sanzione, per lei la vicenda era chiusa. Perciò adesso la bega va risolta a livello locale, esattamente dov’è stata riportata in auge. Mentre sul piano nazionale, questa la decisione che verrà comunicata alla prossima riunione di segreteria, verrà rilanciato il ddl Bazoli sulla “morte volontaria medicalmente assistita” che, approvato alla Camera nella scorsa legislatura, non riuscì a completare l’iter in Senato a causa dell’improvvisa caduta del governo Draghi. Ripresentato a palazzo Madama, ora il Pd chiederà di inserirlo in calendario al più presto.

“Intervenga la segretaria”

Ma potrebbe non bastare. L’anima popolare e riformista freme ancora di indignazione. E insiste affinché sia la leader in persona a intervenire: se non per punire il segretario provinciale Franco Bonfante, che ha agito “in autonomia”, almeno per chiarire che “nel Pd la libertà di coscienza sui temi etici è sempre garantita”, invoca Pierluigi Castagnetti. “Bisogna prendere atto che si è aperta una discussione inopportuna, dal momento che lo Statuto del partito, sul punto, è chiarissimo”, insiste l’ultimo segretario del Ppi. “Se quanto accaduto in Regione Veneto rappresenta una ferita, come ha detto Schlein, mentre per me l’uso della libertà di coscienza è tutt’altro che una ferita, occorre lavorare per suturarla, per cicatrizzarla. Questa non è una frattura fra laici e cattolici. A insorgere dovrebbero essere tutti i liberaldemocratici che credono in determinati principi, ossia che per stare insieme in una comunità politica occorre rispettarsi nelle reciproche convinzioni di fronte a tematiche che hanno spessore etico”. Ragionamento condiviso anche da un illustre esponente della tradizione diessina come Stefano Bonaccini, da sempre a favore di una legge sul suicidio assistito: su questioni così delicate è naturale che ci siano opinioni diverse – ha spiegato il governatore emiliano ai suoi - ma arrivare addirittura a sanzionare chi la pensa in modo differente non è proprio da Partito democratico. E’ questo il punto, adesso, al di là della vicenda regionale. Nel Pd c’è ancora spazio per il dissenso?

Diversità di vedute

“Io credo che la libertà di coscienza vada sempre rispettata, è un tratto identitario del Pd”, premette Alessandro Alfieri, il senatore riformista che siede in segreteria in rappresentanza della corrente di Lorenzo Guerini. “Sebbene molti di noi non abbiano apprezzato la scelta di Bigon, io spero che si possa tornare indietro sulla sua rimozione. Sui temi etici non ci può essere disciplina di partito. Bisogna stare molto attenti”, avverte il responsabile nazionale delle Riforme. “Il nostro è nato come partito plurale, quindi cancelliamo questo atto sbagliato e trasformiamolo in positivo, rilanciando sul Ddl Bazoli. Come dimostra la votazione sulla cosiddetta legge Zaia, anche il centrodestra è diviso: c’è possibilità di trovare un terreno comune per far approvare in Parlamento una norma di civiltà che interessa tante famiglie, alle prese con vicende dolorosissime, e va al di là dei colori politici”. E’ la mossa studiata da Schlein per uscire dall’angolo. Consapevole di quanto la materia, dentro i dem, sia controversa. E dunque da derubricare in fretta, affidando la gestione del caso Bigon al segretario veneto Andrea Martella, che lunedì ne discuterà in direzione regionale. Per un Alfieri che suggerisce di ripensarci, c’è difatti un Alessandro Zan che ritiene “legittima” la decisione di espellere la consigliera veneta. “Non uscire dall’aula e astenersi - il che su una legge di iniziativa popolare equivale a esprimere voto contrario - ha determinato la bocciatura di un testo che fissava le procedure amministrative per dare tempi certi ai malati terminali”, spiega il responsabile dem per i Diritti. “Sono loro la parte più debole di tutta questa storia: quelli che chiedono solo di esigere un diritto che gli spetta in base alla sentenza della Consulta che aveva già affrontato la questione etica e dato indicazioni al Parlamento per legiferare. Un crudeltà inammissibile”. Ecco perché la segretaria pensa che sia meglio tacere. Evitare di schierarsi. Qualunque cosa dica o faccia, rischia infatti di scontentare qualcuno.

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