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Rai, Conte dice no al sit-in e attacca il Pd. Stupore dem: “Preferisce TeleMeloni

Rai, Conte dice no al sit-in e attacca il Pd. Stupore dem: “Preferisce TeleMeloni
(ansa)

Il leader 5S definisce “ipocrita” la manifestazione invocata da Schlein. Gelo dal Nazareno, Renzi infuriato: “È senza dignità”

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ROMA — Se dopo una serie di indizi serviva «la prova provata dell’asse che il M5S ha stabilito con la maggioranza sulla Rai», ebbene è arrivata ieri dalla viva voce di Giuseppe Conte. Il quale non solo ha risposto picche alla mobilitazione di Elly Schlein, che per il 7 febbraio ha lanciato un sit-in a difesa della libertà di informazione davanti a Viale Mazzini, ma ha persino tacciato i Dem di «ipocrisia». Ricordando «il record di servizi confezionati» a loro favore quando erano al governo, fino ad equiparare «l’amichettismo di sinistra con quello di destra» per ergersi a paladino della purezza anti-lottizzatrice. Proprio lui che a colpi di accordi con i vertici sovranisti del servizio pubblico ha fatto man bassa di poltrone e strapuntini. L’ultima, la condirezione della TgR, assegnata in sovrannumero a un uomo di stretta osservanza grillina, pur di accontentarlo.

È quello che, con crescente fastidio, pensano al Nazareno: «È evidente che preferisce TeleMeloni». Stufi di vedere il capo dei 5S smarcarsi sistematicamente dal resto delle opposizioni su una serie di partite strategiche. A partire proprio dalla Rai e dal presidio convocato per provare a costruire un fronte comune sulla riforma della Tv di Stato, all’indomani del servizio del Tg1 che titolava: “Mille euro in più agli anziani, si vota l’8 e il 9 giugno”. Segno, per la segretaria, di come il governo abbia ormai trasformato i notiziari pubblici in megafono di propaganda.

Una rottura dai toni brutali. Che brucia soprattutto perché al mattino sia Carlo Calenda, sia i rossoverdi Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli avevano dato l’ok a confrontarsi su un testo di revisione della governance da presentare insieme in Parlamento. Fino alla doccia fredda, azionata dalla presidente grillina della Vigilanza per prosciugare il consenso che si stava coagulando intorno alla proposta Schlein. È Barbara Floridia a chiudere la porta, che poi Conte a sera sbatterà in faccia alla leader dem: «No, caro Pd, il 7 febbraio noi non ci saremo. Se davvero si vuole lavorare con noi per costruire una seria alternativa di governo, di cui l’Italia ha dannatamente bisogno, dobbiamo mettere da parte l’ipocrisia», scrive sui social il capo M5S.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2024/01/22/news/teatro_roma_meloni_de_fusco-421947808/

Il post è un duro atto di accusa contro i potenziali alleati: «Lanciare allarmi democratici a giorni alterni non può essere la soluzione», attacca. Anche perché, «per quanto siano poco commendevoli i servizi adulatori dei politici oggi al potere, non sarà facile eguagliare il record dei servizi accortamente confezionati negli anni per soffiare il vento del consenso a favore del Pd», accusa. «Siamo seri! L’amichettismo di destra vale quanto l’amichettismo di sinistra».

Al Nazareno incassano il colpo, ma scelgono l’understatement: «Non rispondiamo né agli attacchi di Conte né a quelli di Wanna Marchi», la tele-imbonitrice che Schlein aveva paragonato a Giorgia Meloni. Ciò non toglie che i capigruppo dem — già scottati dalle manovre dell’ex premier giallorosso, abilissimo nel garantirsi prestigiose poltrone Rai in cambio della sponda in Cda — a fine giornata si dichiarino «sorpresi che il Pd sia diventato l’oggetto delle polemiche strumentali di Conte. Per noi», spiegano Chiara Braga e Francesco Boccia, «l’avversario da battere resta questa maggioranza e il governo». D’altronde cosa ci si può aspettare «da uno che non sa chi scegliere fra Biden e Trump?», sibila in chat la truppa parlamentare.

Sulle barricate anche Italia viva. A Floridia che aveva addebitato alla «legge Renzi del 2015» l’invasione dei partiti in Rai, replica secca Maria Elena Boschi: «Se la legge era così negativa perché Conte non l’ha cambiata? Con i manager nominati dal centrosinistra non si è mai assistito all’occupazione di queste ore. Ma è interessante che il M5S difenda Meloni». Chiamato in causa, Renzi è una furia: «Conte è un uomo senza dignità. Quella che doveva diventare la bandiera della sinistra, si conferma una banderuola che cambia idea a seconda delle convenienze», tuona. Per poi chiedere: «Perché continua a fare la stampella alla premier anche sul servizio pubblico dopo averlo fatto sul Mes? Quanto al conflitto di interessi, rilancio la sua legge: totale trasparenza, dei parlamentari ma anche dei loro congiunti, compagni e suoceri inclusi. Accetterà?». Come direbbe Nanni Moretti, girotondino della prima ora: «Continuiamo così. Facciamoci del male».

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