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Meloni perde le staffe per gli affondi leghisti. Nella notte di Bruxelles l’incontro con Orbán

(ansa)
Tensioni nel centrodestra per gli attacchi puntuali del ministro quando la premier è in missione. Nel mirino anche il rapporto con Von der Leyen
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BRUXELLES — Arriva nella notte, all’hotel Amigo. Viktor Orbán raggiunge Giorgia Meloni poco prima delle 23. Per l’atteso faccia a faccia con la premier. Siede nel bar dell’albergo per un colloquio. Senza cravatta. Si concede a un selfie per un fan. E per immaginare una soluzione sul caso di Ilaria Salis. Succede al termine di una giornata durissima in cui si segnala l’attacco premeditato di Matteo Salvini. Studiato fin nei dettagli. «È pronta quella cosa di Ilaria Salis e dell’assalto ai gazebo della Lega nel 2017?», domanda il leghista al suo staff mentre cerca l’uscita dell’aeroporto di Bruxelles. Con i cronisti di Repubblica, inizia ad attaccare la cittadina italiana detenuta a Budapest.

Il bersaglio politico, però, è soprattutto un altro: Giorgia Meloni. Il vicepremier vuole, fortissimamente vuole scavalcare la premier a destra. Difendere Orbán più di quanto lei possa fare. Metterla in imbarazzo, perché l’ungherese sta per entrare nel gruppo dei Conservatori europei. E vuole porta…

BRUXELLES — Arriva nella notte, all’hotel Amigo. Viktor Orbán raggiunge Giorgia Meloni poco prima delle 23. Per l’atteso faccia a faccia con la premier. Siede nel bar dell’albergo per un colloquio. Senza cravatta. Si concede a un selfie per un fan. E per immaginare una soluzione sul caso di Ilaria Salis. Succede al termine di una giornata durissima in cui si segnala l’attacco premeditato di Matteo Salvini. Studiato fin nei dettagli. «È pronta quella cosa di Ilaria Salis e dell’assalto ai gazebo della Lega nel 2017?», domanda il leghista al suo staff mentre cerca l’uscita dell’aeroporto di Bruxelles. Con i cronisti di Repubblica, inizia ad attaccare la cittadina italiana detenuta a Budapest.

Il bersaglio politico, però, è soprattutto un altro: Giorgia Meloni. Il vicepremier vuole, fortissimamente vuole scavalcare la premier a destra. Difendere Orbán più di quanto lei possa fare. Metterla in imbarazzo, perché l’ungherese sta per entrare nel gruppo dei Conservatori europei. E vuole portare avanti l’affondo in terra belga, nel cuore dell’Europa. Sa che la presidente del Consiglio ha un obbligo istituzionale: provare a riportare in Italia la detenuta. È un problema della premier restare in equilibrio, non suo. Ecco perché a Palazzo Chigi monta la rabbia. E perché Meloni, in privato, si dice stufa dei continui sgambetti dell’alleato.

E d’altra parte, la divaricazione diventa giorno dopo giorno sempre più marcata. Mentre il leghista si scatena contro Salis e sostiene che può serenamente restare in Ungheria, alla Farnesina si lavora per tentare di convincere le autorità ungheresi a cambiare il centro detentivo in cui è reclusa la ragazza di Monza, in modo da garantirle condizioni sostenibili e dignitose. Salvini, insomma, può spingersi dove Meloni non può avventurarsi.

Non è la prima volta che accade. Quando la presidente del Consiglio lascia il Paese, i leghisti escono allo scoperto contro il governo. Quasi un metodo. Se poi il viaggio internazionale è a Bruxelles, la dose di critiche raddoppia. Era già successo a fine ottobre, con il segretario del Carroccio che straccia il patto per blindare la legge di bilancio e pretende pubblicamente alcune modifiche. Succede anche stavolta, irritando non poco la leader. Anche perché Salvini sa bene che la vicenda finirà già nei prossimi giorni nell’Aula dell’Europarlamento di Strasburgo, mettendo in difficoltà i meloniani. Una ragione in più, pensa il vicepremier, per far partire l’attacco. Premeditato, come detto. E ad ampio raggio.

Se n’è accorta Meloni, osservando la dinamica in atto: Salvini – infuriato con la premier per la scelta di candidarsi come capolista – non fa altro che selezionare e poi rodare argomenti da spendere in campagna elettorale per le Europee. E quindi, non soltanto Salis: il vicepremier si scaglia contro il bis di Ursula von der Leyen, ormai in rapporti strettissimi con Meloni, in modo da schiacciare la leader di Fdi su liberali e socialisti, che faranno parte della “maggioranza Ursula”.

Ma non basta. A Palazzo Chigi sono consapevoli della delicatezza di un altro dossier: quello degli agricoltori. La protesta sta esplodendo in tutta Europa e rischia di diventare un problema anche in Italia per la destra di governo. Salvini si schiera con loro e critica la scelta dell’esecutivo di non rinnovare l’esenzione dell’Irpef agricola. È un elettorato caro a Fratelli d’Italia, che Francesco Lollobrigida coltiva. Non a caso, interpellato, il ministro dell’Agricoltura ridimensiona: «In Italia ci sono cinque sigle, ma nessuna ha aderito alle manifestazioni di protesta. E comunque, non sono cortei che se la prendono con l’esecutivo». Non sembra pensarla così il leghista, però, mentre chiede di trovare le risorse per il comparto: «Volere è potere».

È una dinamica a due, quella tra Salvini e Meloni, che rischia di esplodere in qualsiasi momento. Su Salis, i big meloniani si sono spesi ed esposti. Ignazio La Russa, ad esempio, insiste sul fatto che il problema non sia la catena che costringe Salis – ci sarebbe a suo dire anche in Italia, ma non per i piedi – ma l’averla fotografata in una condizione degradante che umilia la detenuta e viola la legge 492 del 1992. La verità è però che la questione è ormai diventata politica.

A Meloni tocca comunque risolvere il problema. Ieri, in visita ad Aosta, ha dribblato le domande: «Ne parlerò a Bruxelles». Oggi, incrociando Orbán al Consiglio europeo straordinario, dovrà trattare il dossier. Ma il nervosismo in queste ore cresce, come è chiaro leggendo anche il “mattinale” di Palazzo Chigi. Ore 11 denuncia infatti il «tentativo di politicizzare la questione come stanno facendo Pd, Movimento e sinistra in generale». Si mostra assai comprensivo con l’Ungheria – «nessuna soluzione diplomatica può andare a buon fine denigrando lo Stato estero con cui ci si deve relazionare» – e soprattutto con il leader di Fidesz: «La decisione dipende dalla magistratura che è indipendente dalle scelte del governo, come in Italia». La velina del governo si confonde anche un po’, indicando Orbán come membro dei Conservatori europei, la famiglia di Fratelli d’Italia. In realtà, lo diventerà dopo le Europee. Nonostante le catene ben strette alle caviglie di Ilaria Salis.

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