Voto fuorisede, un emendamento ridà speranza agli studenti. Ma è corsa contro il tempo per le Europee
di Gabriele BartoloniAppena un paio di settimane fa il ministro Matteo Piantedosi aveva parlato di tempi "oggettivamente ristretti”, spegnendo le speranza di chi, con l’approvazione della legga in discussione al Senato, pensava che il governo avrebbe consentito il voto ai fuorisede già a partire dalle prossime elezioni europee. Per questo l'emendamento depositato ieri da Fratelli d'Italia al decreto elezioni può essere considerato una retromarcia rispetto alla volontà iniziale dell’esecutivo. O comunque un'accelerazione rispetto alla lentezza con cui la maggioranza ha finora portato avanti la discussione in Parlamento. L’emendamento, presentato in Commissione affari costituzionali del Senato intende consentire "l'esercizio del diritto di voto da parte degli studenti fuori sede in occasione dell'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia per l'anno 2024". L'opposizione nutre un certo scetticismo. Fatto sta che se l’emendamento passasse per la prima volta gli studenti fuorisede potrebbe…
Appena un paio di settimane fa il ministro Matteo Piantedosi aveva parlato di tempi "oggettivamente ristretti”, spegnendo le speranza di chi, con l’approvazione della legga in discussione al Senato, pensava che il governo avrebbe consentito il voto ai fuorisede già a partire dalle prossime elezioni europee. Per questo l'emendamento depositato ieri da Fratelli d'Italia al decreto elezioni può essere considerato una retromarcia rispetto alla volontà iniziale dell’esecutivo. O comunque un'accelerazione rispetto alla lentezza con cui la maggioranza ha finora portato avanti la discussione in Parlamento. L’emendamento, presentato in Commissione affari costituzionali del Senato intende consentire "l'esercizio del diritto di voto da parte degli studenti fuori sede in occasione dell'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia per l'anno 2024". L'opposizione nutre un certo scetticismo. Fatto sta che se l’emendamento passasse per la prima volta gli studenti fuorisede potrebbero finalmente votare nel loro comune di domicilio, senza a compiere la classica e costosa traversata fino al seggio o - peggio - finire nella crescente fetta di opta per il non voto.
Il testo, firmato da tutti e senatori meloniani in commissione Affari costituzionali (cioè Lisei, Della Porta, De Priamo, Spinelli) riguarda chi per motivi di studio si trova temporaneamente lontano dal comune di residenza. L'emendamento parla solo delle prossime elezioni europee, perché si presuppone che entro il prossimo 8-9 giugno (date della tornata Ue) il Senato dia l’ok definitivo al ddl che delega all’esecutivo il compito di prevedere in maniera strutturale il voto ai fuorisede. Nello specifico, sono due i casi previsti dall’emendamento. Il primo: gli elettori fuorisede possono votare nel comune “di temporaneo domicilio” quando “il comune di temporaneo domicilio appartiene alla medesima circoscrizione elettorale in cui ricade il comune nelle cui liste sono iscritti". Nel caso in cui, invece, l'elettore si trovasse in una circoscrizione diversa rispetto a quella di domicilio per votare dovrà recarsi “nel comune capoluogo della regione in cui è situato il comune di temporaneo domicilio".
Gli spostamenti, dunque, verrebbero azzerati o ridotti al minimo. Il problema, semmai, riguarda il fatto che l’emendamento parli solo di elezioni europee, escludendo di fatto tutte le altre consultazioni che avranno luogo contestualmente. Un problema non da poco per gli elettori che l’8 e il 9 giugno saranno chiamati al voto per le regionali in Piemonte o per le amministrative in 3700 comuni. Per loro la faccenda si complica. Le opzioni a questo punto sarebbero due: o si opta per il ritorno a casa oppure per il non voto alle amministrative. Una situazione, quest’ultima, al limite del paradosso, configurabile come una sorta di assunzione a metà. E che potrebbe verificarsi anche in futuro, visto che la legge delega, scritta dalla maggioranza, riguarda esclusivamente Europee e referendum. Niente politiche, comunali e regionali.
“Oltre a permettere ai fuorisede di votare per le Europee noi chiediamo che si consenta loro, con lo stesso metodo, di votare anche alle elezioni politiche nei comuni dove sono domiciliati", incalza il rossoverde Filippo Zarlatti. In generale, nell'opposizione l’emendamento meloniano viene accolto con scetticismo. Il Pd annuncia che lo sosterrà, ma avverte: “Li attendiamo al varco per capire se è solo fuffa o una reale intenzione”, dice Marianna Madia. “Meglio tardi che mai”, commenta Alessandra Maiorino del M5s, che aggiunge: “Ci auguriamo che governo e maggioranza vogliano finalmente lavorare con serietà". Anche i comitati promotori che da anni si battono per l’approvazione di una legge sul tema accolgono l'emendamento come “un primo passo”. Ma allo stesso tempo evidenziano come ancora sussistono numerose lacune. In primo luogo - scrive il Comitato Voto dove Vivo “si considerano solo gli studenti, ignorando fuorisede per motivi di lavoro e cura, e in più si tratta comunque di una sperimentazione che non dà alcuna garanzia di continuità nelle tornate elettorali successive”. L'emendamento, insomma, apre uno spiraglio di speranza. Ma la strada è ancora lunga.