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Fiaccolata bipartisan per Navalny. Fischi per il leghista Romeo, che insiste: “Nessuna certezza che sia stato Putin ad ucciderlo”

(agf)

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L’evento promosso da Calenda in piazza del Campidoglio in ricordo del dissidente morto in carcere in Siberia. Schlein: “Il regime russo è il solo responsabile”
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Roma — Alla fine i riflettori sotto l’immagine gigante di Aleksej Navalny, proiettata sul Campidoglio, se li prende la Lega. E, in particolare, il capogruppo in Senato Massimiliano Romeo che guida la timida delegazione del partito di Matteo Salvini. Qualche fischio, da esponenti radicali e socialisti presenti alla fiaccolata in onore del leader dell’opposizione russa morto in un carcere in Siberia. E domande, soprattutto, alle quali ancora i leghisti hanno difficoltà a dare risposte chiare. «Chi ha ucciso Navalny? Qualche sospetto lo abbiamo, ma nessuna certezza. Certo non doveva stare in prigione e chiediamo che si faccia chiarezza», dice Romeo. Che cerca di sviare le polemiche di chi gli ricorda gli anni della Lega molto vicina a Vlamidir Putin: quando Salvini lo considerava un leader migliore di molti altri in Occidente e andava a Mosca con il volto dello ‘zar’ sulla maglietta.

Alla fiaccolata in Campidoglio ci sono tutte le delegazioni dei partiti in Parlamento, ma tra i segretari…

Roma — Alla fine i riflettori sotto l’immagine gigante di Aleksej Navalny, proiettata sul Campidoglio, se li prende la Lega. E, in particolare, il capogruppo in Senato Massimiliano Romeo che guida la timida delegazione del partito di Matteo Salvini. Qualche fischio, da esponenti radicali e socialisti presenti alla fiaccolata in onore del leader dell’opposizione russa morto in un carcere in Siberia. E domande, soprattutto, alle quali ancora i leghisti hanno difficoltà a dare risposte chiare. «Chi ha ucciso Navalny? Qualche sospetto lo abbiamo, ma nessuna certezza. Certo non doveva stare in prigione e chiediamo che si faccia chiarezza», dice Romeo. Che cerca di sviare le polemiche di chi gli ricorda gli anni della Lega molto vicina a Vlamidir Putin: quando Salvini lo considerava un leader migliore di molti altri in Occidente e andava a Mosca con il volto dello ‘zar’ sulla maglietta.

Alla fiaccolata in Campidoglio ci sono tutte le delegazioni dei partiti in Parlamento, ma tra i segretari solo Carlo Calenda di Azione, Riccardo Magi di +Europa e la dem Elly Schlein. I primi ad arrivare sono proprio i leghisti guidati da Romeo, che per buoni trenta minuti viene assediato dai giornalisti e si prende anche qualche insulto («Vergogna») dai manifestanti. Ma lui non perde la calma: «Ricordo che c’era qualcuno che a Putin stringeva la mano e, con un “Forza Milano”, diceva che era un personaggio che meritava tutte le attenzioni del mondo», risponde, con uno sgambetto a Forza Italia e un’allusione alla creazione di un club di FI dedicato al presidente russo qualche anno fa.

«Abbiamo preso le distanze più volte - aggiunge - da quello che è stato il passato nei rapporti con la Russia, come hanno fatto tanti leader che con Putin hanno fatto accordi. La storia cambia: nel momento in cui Putin invade una nazione libera e sovrana come l’Ucraina è chiaro che il nostro giudizio non può essere che di grande condanna». E l’incontro al Metropol di Mosca, gli accordi della Lega con Russia unita, il viaggio di Andrea Crippa, giovane salviniano, per siglare un’intesa con i giovani del partito di Putin? «Bufale, io non conosco accordi - dice a Repubblica - ma guardate che tutto l’Occidente aveva fatto valutazioni sbagliate su Putin. Comunque la contestazione è stata di sei-sette persone, in una piazza che ha capito il senso della nostra presenza». Ma sui fischi la Lega farà una nota per sostenere che «chi ha usato la piazza per insultare non ha capito la lezione di Navalny che ha dedicato la propria vita alla libertà». Fine? Non proprio. Perché quando Magi accusa Salvini di «fiancheggiamento e complicità», il leghista Igor Iezzi lo accusa ci cercare «la rissa» e di prendere fondi dal filantropo George Soros.

In Campidoglio per Navalny ad ogni modo la politica italiana è presente tutta. Ci sono per il centrodestra pure Raffaele Nevi di FI e il capogruppo di FdI Tommaso Foti: «Navalny vittima di un regime», dice il meloniano. Ben più ampia è la delegazione dem, guidata da Schlein e che va da Andrea Orlando a Vincenzo Amendola: «Siamo qui contro un regime che non tollera il dissenso e uccide la libertà. Unico responsabile è il regime di Putin», dice la leader.

Prima dell’evento non manca un battibecco tra Iv e il M5S, entrambi presenti con i capigruppo. I renziani criticano l’assenza di Giuseppe Conte. E lui su Facebook risponde ricordando che «la libertà dei giornalisti e della politica va sempre difesa, anche per Julian Assange e per Jamal Kashoggi, tanto che per la morte di quest’ultimo ho chiesto al principe saudita Bin Salman un giusto processo». Riferimento, questo, neanche tanto velato a Matteo Renzi che siede in una fondazione che fa capo al fondo sovrano dell’Arabia Saudita della famiglia Bin Salman.

Ma alla fine, in piazza del Campidoglio, con il sindaco Roberto Gualtieri, il segretario della Cgil Maurizio Landini e le delegazioni delle ambasciate di 35 Paesi (tutti i 27 Ue e gli Usa), Carlo Calenda, il primo a lanciare l’iniziativa, si mostra soddisfatto: «Sono contento che tutte le forze politiche siano oggi qui, non è una cosa comune per l’Italia, è un segnale importante di solidarietà per chi muore per la libertà».

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