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Terzo mandato, la Lega fa muro. La maggioranza verso la conta

Il presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Alberto Balboni (FdI) 
Il Carroccio non ritira l’emendamento. Zaia: “Chi vota no è contro il volere dei cittadini”. Il meloniano Balboni: “Senza drammi abbiamo preso atto che l'opinione all'interno della coalizione è un'altra”
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La Lega non arretra sul terzo mandato. Domani si andrà alla conta in commissione Affari Costituzionali sulla proposta di concedere il tris a governatori e sindaci delle grandi città. E nel frattempo non c’è intesa sulle candidature alle prossime amministrative, a partire dalla Basilicata che andrà a votare ad aprile. A vuoto il doppio incontro del centrodestra, uno politico sui nomi da presentare alle urne, l’altro tecnico per trovare un accordo sugli emendamenti al decreto elezioni che il Carroccio, dopo averli presentati, non intende ritirare nonostante il pressing di FdI e FI. Due questioni strettamente connesse.

Quanto al terzo mandato, «restano diversità di opinioni, legittime — minimizza il senatore meloniano Alberto Balboni — senza drammi, abbiamo preso atto che dentro la maggioranza l’opinione prevalente è un’altra». Quindi, meglio votare, «senza litigi e nel rispetto reciproco». Per il forzista Antonio Tajani, «anche nella riforma del premierato stiamo mettendo il limite dei due mandati, e crediamo che dieci anni siano sufficienti». Non la pensa così il governatore veneto Luca Zaia che avverte: «Lo chiedono gli italiani. Se la politica si scolla dal popolo, il popolo se ne ricorda». Mentre il leghista Massimiliano Romeo conferma: «Non ritiriamo l’emendamento perché manteniamo la nostra posizione, senza creare problemi al governo».

La maggioranza «è spaccata», attacca il capogruppo dem Francesco Boccia. Ma il terzo mandato apre una questione anche all’interno del Pd, che ancora non ha convocato il tavolo ad hoc lanciato da Elly Schlein nell’ultima direzione al Nazareno. Probabile che «la quadra», come la definisce il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, venga trovata a ridosso del voto. Che, in un primo momento ipotizzato per la settimana prossima, potrebbe arrivare già domani, dopo il parere favorevole in commissione Bilancio.

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