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Toghe | La strada stretta del Csm: Pinelli col governo, Cassano con i giudici

Palazzo dei Marescialli (foto del consigliere indipendente del Csm Andrea Mirenda) 
Fa passi avanti al Senato il ddl sul “sorteggio temperato” del forzista Zanettin per eleggere i 20 togati del Consiglio. Questa è la newsletter sulla giustizia di Liana Milella. Qui il link per iscriversi
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I “marescialli” se ne vanno ufficialmente il 16 aprile. Palazzo dei Marescialli, quel giorno, diventa definitivamente Palazzo Bachelet. Ma forse, se vogliamo immaginarceli come coloro che hanno finora tutelato l’indipendenza della magistratura, hanno cominciato ad andar via da quando s’è aperta l’era Meloni, con Nordio Guardasigilli annesso. E a piazza Indipendenza è arrivato, per conto della maggioranza, il “maresciallo” Pinelli. Fabio, al secolo. L’avvocato leghista. Che ha cominciato pian piano a stringere le maglie dell’indipendenza, fino all’exploit, rientrato grazie al Quirinale, di definire il Consiglio “solo” un organo d’amministrazione, e non una “terza Camera”.

Ma fino a che punto oggi questo Csm è ancora il “maresciallo” che fa da scudo all’indipendenza dei giudici ed è del tutto “altro” rispetto al governo? E qui le ombre si fanno forti. Quelle che il consigliere indipendente Andrea Mirenda, togato del Csm ma anche appassionato fotografo, immortala in quelle maschere di pi…

I “marescialli” se ne vanno ufficialmente il 16 aprile. Palazzo dei Marescialli, quel giorno, diventa definitivamente Palazzo Bachelet. Ma forse, se vogliamo immaginarceli come coloro che hanno finora tutelato l’indipendenza della magistratura, hanno cominciato ad andar via da quando s’è aperta l’era Meloni, con Nordio Guardasigilli annesso. E a piazza Indipendenza è arrivato, per conto della maggioranza, il “maresciallo” Pinelli. Fabio, al secolo. L’avvocato leghista. Che ha cominciato pian piano a stringere le maglie dell’indipendenza, fino all’exploit, rientrato grazie al Quirinale, di definire il Consiglio “solo” un organo d’amministrazione, e non una “terza Camera”.

Ma fino a che punto oggi questo Csm è ancora il “maresciallo” che fa da scudo all’indipendenza dei giudici ed è del tutto “altro” rispetto al governo? E qui le ombre si fanno forti. Quelle che il consigliere indipendente Andrea Mirenda, togato del Csm ma anche appassionato fotografo, immortala in quelle maschere di pietra da maresciallo che nelle sue foto si fanno minacciose.

La stretta sul Csm c’è, ed è palpabile. Ne è rimasta una prova giusto nel parere che il Consiglio è riuscito a dare sul disegno di legge nordiano che fa morire l’abuso d’ufficio. Ecco la “spia” del disagio, e forse della paura: “Le scelte di incriminazione sono, come noto, appannaggio esclusivo del legislatore”. Ovvio, il governo decide. Ma perché rimarcarlo più volte nel corso del parere? Era accaduto già in quello sul decreto Caivano. Era il 25 ottobre, e quella volta Pinelli si astenne perché il Consiglio stava “per esondare dalle valutazioni che gli sono consentite”. Era l’annuncio anticipato dello stop a un Consiglio che vuole essere una “terza Camera”. Il governo vuole limitare i poteri del Csm? E Pinelli esegue. Il parere passò, con i suoi schiaffetti a Nordio e Piantedosi. Poi è toccato alla prescrizione, ribadendo anche qui che è “potere” di palazzo Chigi cambiare le leggi.

Palazzo dei Marescialli (foto del consigliere indipendente del Csm Andrea Mirenda) 

Ma in quel caso, a tenere alto l’onore del Consiglio, è stata Margherita Cassano, la prima presidente donna della Cassazione, che prima al Csm, e poi davanti a Mattarella per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha detto quello che pensano tutte le toghe italiane, “non si può cambiare la prescrizione quattro volte in cinque anni perché così salta tutto”. E una grande Cassano ha rimesso in riga Nordio pure sul gip collegiale. Tre giudici per valutare una richiesta d’arresto? Bello sarebbe, se ci fossero i giudici, che invece non ci sono. Sarebbe “la paralisi” della giustizia dice Cassano. Anche stavolta c’è di mezzo un parere sul ddl Nordio che cancella l’abuso d’ufficio, nega ai giornalisti le intercettazioni, pretende l’interrogatorio prima dell’arresto. Ma la coperta è corta. Il Csm potrebbe gridare, ma i toni sono attenti ad evitare lo scontro e la conseguente limatura delle unghie... E Pinelli? Lui, guarda la coincidenza, ha un impegno istituzionale con il capo dello Stato, e va via. Non si “macchia” le mani per aver votato contro il governo. Resta il grido di Margherita Cassano, pure diretto ai colleghi che hanno aspettato a dare il parere quando il ddl è già passato al Senato. E che fanno i laici di centrodestra? Loro si astengono.

Palazzo dei Marescialli (foto del consigliere indipendente del Csm Andrea Mirenda) 

Su questo Csm che archivia la maschera del “maresciallo” sta per precipitare pure un’altra mannaia. È il disegno di legge dell’avvocato forzista Pierantonio Zanettin, un ex Csm pure lui. Con la scusa di sconfiggere “la malattia del correntismo” - cioè il diritto sacrosanto delle toghe di riconoscersi in un gruppo nel quale discutere di Costituzione e diritti dei cittadini - al Senato sta per portare a casa il cosiddetto “sorteggio temperato”, cioè i magistrati non sceglieranno più direttamente chi mandare a palazzo Bachelet perché “prima” i candidati saranno sorteggiati. Solo i meloniani hanno dei dubbi, ma forse sono solo un po’ in allarme perché sulla giustizia stanno passando tutte le proposte che sono state di Berlusconi e fanno gioco a Forza Italia.

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