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Toghe | I test psico attitudinali tornano alla ribalta. Giudici sotto schiaffo: in minoranza Nordio, vincono Mantovano-Bongiorno-Zanettin

Pierantonio Zanettin e Giulia Bongiorno 
Il segnale dei quiz psico attitudinali e delle valutazioni di professionalità sull’esito dei processi bocciate entrambe dal Guardasigilli, messo in minoranza anche sui concorsi straordinari aperti agli avvocati. Qui il link per iscriversi
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Ricordate i calzini blu del giudice Raimondo Mesiano? Ottobre 2009, un tempo forse ormai troppo lontano. Eppure quel servizio mandato in onda su un canale Mediaset sollevò le toghe a difesa del collega che aveva scritto la sentenza sul caso Fininvest-Cir e si ritrovò messo alla berlina perché “colpevole” di aver indossato di prima mattina proprio quei calzini. Seduto su una panchina, attendeva che aprisse il barbiere. Ma lo si volle presentare all’opinione pubblica come un tipo alquanto strano. Erano tempi in cui i magistrati non avevano paura di reagire alle angherie e alle sopraffazioni. Tant’è che un anno prima, quando Berlusconi rilanciò i test psico attitudinali di gelliana memoria, la loro voce si levò netta e dura. Alle spalle c’era il pieno consenso di chi avvertiva la minaccia di una Costituzione resa carta straccia.

Altri tempi, purtroppo. Ora i test psico attitudinali tornano alla ribalta. Con forza. Mettono in netta minoranza il Guardasigilli Carlo Nordio che appare sempre…

Ricordate i calzini blu del giudice Raimondo Mesiano? Ottobre 2009, un tempo forse ormai troppo lontano. Eppure quel servizio mandato in onda su un canale Mediaset sollevò le toghe a difesa del collega che aveva scritto la sentenza sul caso Fininvest-Cir e si ritrovò messo alla berlina perché “colpevole” di aver indossato di prima mattina proprio quei calzini. Seduto su una panchina, attendeva che aprisse il barbiere. Ma lo si volle presentare all’opinione pubblica come un tipo alquanto strano. Erano tempi in cui i magistrati non avevano paura di reagire alle angherie e alle sopraffazioni. Tant’è che un anno prima, quando Berlusconi rilanciò i test psico attitudinali di gelliana memoria, la loro voce si levò netta e dura. Alle spalle c’era il pieno consenso di chi avvertiva la minaccia di una Costituzione resa carta straccia.

Altri tempi, purtroppo. Ora i test psico attitudinali tornano alla ribalta. Con forza. Mettono in netta minoranza il Guardasigilli Carlo Nordio che appare sempre più debole nel fortino di via Arenula. Quando in consiglio dei ministri, un mese fa, li ha proposti il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia, per 40 anni con la toga addosso di cui va tuttora orgoglioso, ha opposto un reciso no. E i test sono stati necessariamente sfilati dall’ordine del giorno.

Aveva vinto il ministro? Nient’affatto. Rieccoli i test, un mese dopo, rilanciati da Giulia Bongiorno, la presidente leghista della commissione Giustizia. Senatrice che non muove palla senza esser certa di andare incontro a una vittoria. Le toghe, ormai intimidite da un clima politico avverso e da un’opinione pubblica che non le sostiene più come prima, non gridano forte la loro collera come dovrebbero. Forse non credono che l’attacco vada a segno. Magari si fidano ancora dell’ex collega Nordio, che bada più a conservare la sua poltrona traballante piuttosto che far salvi i suoi principi. È in difficoltà perfino sul nuovo capo di gabinetto, la sua candidata è la “zarina” Giusi Bartolozzi, ahimè invisa a Mantovano.

E siamo a oggi. Al capogruppo forzista Pierantonio Zanettin che esibisce la smilza pagina del via libera al decreto legislativo sulla riforma Cartabia. E lì dentro ecco non solo i test obbligatori per poter entrare in magistratura - vedremo poi come e quando dovranno sostenerli, e quali potranno essere i parametri per stabilire se sono sani di mente oppure no… - ma pure un’altra misura capestro, il “fascicolo della toga”, il dossier che contiene tutto il suo lavoro, ogni misura e provvedimento presi, ogni arresto chiesto, tutti i processi vinti o persi. Quel fascicolo, per cui si è battuto il super garantista Enrico Costa che certo non è un amico dei giudici, ora ottiene il pieno assenso dell’asse Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia, per mano del suo esponente di maggior peso, appunto il sottosegretario Mantovano.

Le toghe restano basite. Stavolta il cazzotto è di quelli da knock out. Il giorno prima hanno subito l’affronto di un governo che porta a palazzo Chigi un concorso straordinario aperto ai soli avvocati. Anche questa un’idea di Mantovano, che sbatte contro la porta del Colle. Archiviata per ora. Ma resta sempre lì in agguato, anche se Nordio, che non riesce a far camminare i concorsi ordinari, aveva bocciato l’idea. Che naturalmente è passata lo stesso.

Perché questa è la nuova fotografia dei “poteri” della giustizia, Mantovano detta legge, Bongiorno e Zanettin condividono in pieno ed eseguono, il Quirinale vigila e tenta di bloccare gli svarioni più clamorosi, ovviamente nei limiti dei suoi poteri. Ma dai test, destinati a umiliare i magistrati facendoli apparire dei potenziali pazzi da sottoporre alla verifica mentale prima di vestire la toga, potrà salvarli solo la Corte costituzionale. Se resisterà anch’essa allo spoil system sfrenato di questa maggioranza.

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