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Magistrati compatti contro i test psico-attitudinali: “La politica ci discredita dicendo che non diamo garanzie di equilibrio”

(ansa)
Dall’Anm un documento unitario contro la proposta, già votata al Senato, di inserire nell’esame anche la verifica dello stato mentale di chi vuole fare il giudice
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ROMA - Tutti d’accordo. Stavolta non ci sono toghe di destra o di sinistra a dividersi nel bocciare decisamente l’ipotesi di essere sottoposti ai test psico-attitudinali, come vorrebbe la maggioranza. È durissimo il documento approvato all’unanimità durante il “parlamentino” dell’Associazione nazionale magistrati. Sinistra, destra e centro della magistratura – Area, Magistratura indipendente, Unicost, Magistratura democratica, Autonomia e indipendenza, Articolo Centouno - la pensano tutti allo stesso modo. E basta una mezz’ora di dibattito, al comitato direttivo Centrale dell’Anm, per approvare un documento durissimo. In cui contano e vanno messi in evidenza gli aggettivi. Si tratta di “un’operazione demagogica”, della “la volontà di riproporre uno scontro con la magistratura e di riaccendere un clima conflittuale gravemente dannoso per i cittadini”. Ma soprattutto di una scelta che suona antitetica con la volontà di aumentare l’organico dei magistrati e proporre al contempo, contro l…

ROMA - Tutti d’accordo. Stavolta non ci sono toghe di destra o di sinistra a dividersi nel bocciare decisamente l’ipotesi di essere sottoposti ai test psico-attitudinali, come vorrebbe la maggioranza. È durissimo il documento approvato all’unanimità durante il “parlamentino” dell’Associazione nazionale magistrati. Sinistra, destra e centro della magistratura – Area, Magistratura indipendente, Unicost, Magistratura democratica, Autonomia e indipendenza, Articolo Centouno - la pensano tutti allo stesso modo. E basta una mezz’ora di dibattito, al comitato direttivo Centrale dell’Anm, per approvare un documento durissimo. In cui contano e vanno messi in evidenza gli aggettivi. Si tratta di “un’operazione demagogica”, della “la volontà di riproporre uno scontro con la magistratura e di riaccendere un clima conflittuale gravemente dannoso per i cittadini”. Ma soprattutto di una scelta che suona antitetica con la volontà di aumentare l’organico dei magistrati e proporre al contempo, contro la Costituzione, dei concorsi solo per un paio di categorie, avvocati e toghe onorarie, con una sola prova scritta.

Già ieri, all’apertura dei lavori, era stata evidente la stessa valutazione espressa dal presidente delle toghe Giuseppe Santalucia di Area, e dal segretario generale Giuseppe Casciaro di Mi, che sui test si erano espressi nello stesso modo, sono una “provocazione che arriva dal governo”. E adesso ecco che gli interventi che si succedono, Rocco Maruotti, Paola Cervo e Luca Poniz di Area, Stefano Celli di Md, Giacomo Ebner di Unicost, sottolineano tutti l’evidente provocazione.

Il documento parla di “un tentativo da parte della politica di discreditare la magistratura, stavolta insinuando nei cittadini il sospetto che i meccanismi di valutazione dei magistrati non diano sufficiente garanzia sul loro equilibrio psichico”. Inevitabile allora riandare con la memoria al 2005, quando fu l’ex ministro della Giustizia della Lega Roberto Castelli, in sintonia con il premier Silvio Berlusconi, a lanciare per la prima volta l’ipotesi dei test psico attitudinali. Anche in quel caso la proposta fu avversata duramente dalla magistratura e poi finì nel nulla.

Ricordiamo che i test – di cui parlò per la prima volta Licio Gelli – sono stati proposti proprio questa settimana dalla commissione Giustizia del Senato, con una convergenza tra la presidente leghista Giulia Bongiorno e il capogruppo di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che materialmente ha formulato il testo, inserito nel parere della commissione sul decreto legislativo che riguarda la legge sull’ordinamento giudiziario dell’ex guardasigilli Marta Cartabia.

Una procedura complessa. Perché il decreto legislativo è sottoposto soltanto al parere non vincolante delle commissioni giustizia di Camera e Senato, e poi può essere recepito, ma anche respinto, dal consiglio dei ministri che dice l’ultima parola sul suo contenuto. In questo caso tutto dipende da cosa deciderà il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che a gennaio durante il consiglio dei ministri aveva dato un parere contrario proprio all’introduzione dei test sollecitata invece dal sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano. Se questa volta invece dovesse decidere per un parere favorevole, i test verrebbero introdotti.

Ma come si articolerebbero? Qui le toghe ovviamente s’interrogano: “L'equilibrio di un magistrato si misura sul campo, verificandone il lavoro concreto negli uffici giudiziari, le modalità di conduzione delle udienze, la sua capacità di confrontarsi con i colleghi, con la polizia giudiziaria, con il personale amministrativo, con gli avvocati”. Ricordano poi che “i magistrati svolgono anche un periodo di tirocinio prima di assumere le funzioni. Esistono, quindi, all'interno, già tutti i meccanismi per valutare la nostra idoneità”.

Non solo, come già hanno sostenuto i senatori dell’opposizione, Pd, M5S, Avs, la proposta Bongiorno-Zanettin è chiaramente fuori delega rispetto alla legge di Marta Cartabia. Bisognerà ancora vedere se la commissione Giustizia della Camera, che non ha ancora votato il parere bloccata sulla querelle sui fuori ruolo, deciderà di sottoscrivere la richiesta fatta dal Senato. E comunque i magistrati non hanno dubbi quando affermano che “in questo modo si finisce solo per lanciare il messaggio che noi non siano affidabili per equilibrio e si debba verificare la nostra sanità mentale, con l'unico effetto di indebolire la fiducia dei cittadini nella giustizia”. Arrivando a concludere che “sembra evidente la volontà di riproporre uno scontro con la magistratura, di riaccendere un clima conflittuale, gravemente dannoso per i cittadini. Esattamente quello che la magistratura non vuole”.

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