D’Amico sfrutta l’effetto Todde. Da Marsilio “mance” elettorali
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoL’AQUILA — Le casse montate davanti all’auditorium del Parco, tirato su dopo il terremoto, spargono sulla sera aquilana la voce sanremese di un altro D’Amico, Dargen: «Sta arrivando, sta arrivando l’onda altaaa». È l’onda sarda, che tutte le opposizioni sperano batta l’Adriatico domenica notte. Il D’Amico candidato del campo larghissimo a presidente di Regione, Luciano, 64 anni, ex rettore dell’UniTeramo, ci crede davvero: «Due mesi fa in giro mi chiedevano chi me l’avesse fatto fare, ora mi chiedono: cosa farai nei primi cento giorni?». Alla chiusura della campagna elettorale, i sondaggi riservati dicono che è testa a testa.
ELEZIONI ABRUZZO - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
D’Amico insegue, ma il distacco col governatore uscente, Marco Marsilio, ultra-meloniano del Prenestino fatto presidente della Regione Abruzzo da via della Scrofa, si è ridotto a una manciata di punti. D’Amico è già riuscito nel miracolo di mettere insieme tutti, da Renzi & Calenda a Conte e Fratoianni. …
L’AQUILA — Le casse montate davanti all’auditorium del Parco, tirato su dopo il terremoto, spargono sulla sera aquilana la voce sanremese di un altro D’Amico, Dargen: «Sta arrivando, sta arrivando l’onda altaaa». È l’onda sarda, che tutte le opposizioni sperano batta l’Adriatico domenica notte. Il D’Amico candidato del campo larghissimo a presidente di Regione, Luciano, 64 anni, ex rettore dell’UniTeramo, ci crede davvero: «Due mesi fa in giro mi chiedevano chi me l’avesse fatto fare, ora mi chiedono: cosa farai nei primi cento giorni?». Alla chiusura della campagna elettorale, i sondaggi riservati dicono che è testa a testa.
ELEZIONI ABRUZZO - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
D’Amico insegue, ma il distacco col governatore uscente, Marco Marsilio, ultra-meloniano del Prenestino fatto presidente della Regione Abruzzo da via della Scrofa, si è ridotto a una manciata di punti. D’Amico è già riuscito nel miracolo di mettere insieme tutti, da Renzi & Calenda a Conte e Fratoianni. Perché non sperare nel bis? Il cruccio della destra trapela anche dalle mosse in extremis di Marsilio: una batteria di «mance», dice D’Amico. Ieri mattina si è riunita la giunta regionale, l’ultimo giorno prima del silenzio elettorale, e ha sfornato una batteria di delibere, per distribuire 150 milioni di euro: «Indecente — dice l’ex rettore — Ci rivolgeremo alla magistratura e comunque cancelleremo questa vergogna». L’altra contestazione del candidato della sinistra riguardi i «ricatti» di Meloni, che aveva detto che per l’Abruzzo sarebbe «devastante se Marsilio andasse via». «Ma può una premier disporre di fondi pubblici sulla base dell’appartenenza?», si scalda l’ex prof.
Segnali: sotto al palco del comizio finale del centrosinistra si raduna una folla uguale a quella che si affaccia quasi in contemporanea nella tensostruttura dell’Emiciclo, per sentire Marsilio. L’Aquila sarebbe terra di destra, in teoria. Il sindaco di FdI, ex CasaPound, Pierluigi Biondi, due anni fa è stato rieletto al primo turno col 54% dei voti. Chissà.
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D’Amico chiude senza leader nazionali, che da un mese e mezzo hanno predisposto tour separati, senza foto assieme. Accanto al candidato, c’è il talismano del campo largo: Alessandra Todde, che ha centrato l’impresa in Sardegna due settimane fa. «Diceva Berlinguer che i sardi e gli abruzzesi sono simili — ricorda Todde, che nel pomeriggio ha battuto la provincia con Giuseppe Conte — È gente rude, seria e laboriosa». Sotto di lei sventola una bandiera dei 4 mori. Todde tifa per l’alleanza giallorossa ovunque, anche in Basilicata: «Una coalizione larga è vincente. Marsilio? Quando ero vice-ministra dello Sviluppo neanche si presentava ai tavoli. Sono venuti 14 ministri qui, ma che hanno fatto in 5 anni se ora si lanciano in promesse mirabolanti? Prendiamoci il cambiamento». Seguono attacchi all’autonomia differenziata: «La secessione dei ricchi», la chiama Todde. «Ritireremo il parere favorevole della Regione», promette D’Amico. «Se vinco mi taglio pure la barba». Si chiude coi classici: Bella Ciao, La Canzone Popolare, copie della Costituzione distribuite sotto palco.
Da Marsilio il grande ospite avrebbe dovuto essere Guido Bertolaso, ex commissario del terremoto. Ma non si è visto. Anche il presidente uscente ha optato per una chiusura senza leader, chiamando 4 governatori di centrodestra: i meloniani Rocca e Acquaroli di Lazio e Marche, la leghista Tesei dell’Umbria, il forzista Roberti del Molise. Unico ministro: Gennaro Sangiuliano, che scodella l’ennesimo annuncio, «200 milioni di euro» per la cultura in Abruzzo, mentre si augura che la Regione «non torni ai comunisti». Marsilio, accusato di essere un romano catapultato qui, fa sfoggio di dialetto locale, dice a Schlein: «Torna alla casa!». Intorno a lui si stringono diversi colonnelli di FdI, da Fabio Roscani, il deputato a capo della giovanile, eletto a L’Aquila, poi il senatore romano Andrea De Priamo, che conosce Marsilio da decenni, Fabio Rampelli, il capo dei Gabbiani di Colle Oppio dove il presidente uscente è cresciuto (insieme a Meloni).
I leader della maggioranza erano altrove: Antonio Tajani ad Avezzano, dove riportava gli incoraggiamenti telefonici di Gianni Letta, «un grande abruzzese». Matteo Salvini, nel Pescarese. Ultima caccia ai voti. Marsilio, nonostante i sondaggi sul filo, si mostra spavaldo: «Domenica li mandiamo a casa presto».