ROMA - «Ma che teatro. Questo è un circo!» urla a sera Marcello Pittella, già governatore pd della Basilicata, poi passato con Azione di Calenda. «Perché non mi vogliono? Perché ho più voti di tutti».
Odi inestinguibili e rivalità furiose. Benvenuti nel centrosinistra lucano nel quale tutti si detestano tra loro e dove da settimane va in scena lo spettacolo umanissimo e feroce della politica meridionale. Elly Schlein aveva provato a venirne a capo, mandando alla direzione regionale di Potenza Igor Taruffi e Davide Baruffi, due suoi fedelissimi. Scesi al Sud convinti di partecipare a un’educata riunione laburista, sono stati travolti da una contestazione da Prima Repubblica culminata con la fatidica frase: «Tornatevene a Bologna!» C’è un audio che saltella di chat in chat. Si sente anche l’ex ministro Roberto Speranza che intima a un militante che stava riprendendo tutto: «Aho, e chiudi sto cellulare».
Riepilogando. La candidatura di Speranza poteva mettere d’accordo tutti alle Regionali del 21 e 22 aprile, ma ha preferito proporre Angelo Chiorazzo, il re delle cooperative bianche a capo del movimento Basilicata Casa Comune. Un imprenditore sostenuto dal Vaticano: la leggenda narra che ogni sera dia la buona notte al Papa. Siccome però risultava sgradito a Giuseppe Conte ecco l’invio dei due emissari “da Bologna” per cercare di farlo desistere, ma la torcida a lui favorevole li ha costretti a precipitosa fuga. A quel punto Chiorazzo è salito a Roma, dove è stato ricevuto con tutti gli onori da Schlein dal Nazareno e da Conte, a casa sua. Alla fine si è ritirato, seppur di malavoglia. Voleva farlo lui il candidato governatore. È un potente locale, amico di Gianni Letta, buoni rapporti con Cl e con Sant’Egidio, sulla sua bacheca Facebook spicca la foto con Giulio Andreotti. Come quei bambini che portano il pallone all’oratorio e pretendono di fare i centravanti, Chiorazzo ha puntato i piedi: «Se non posso farlo io, devo poterlo scegliere». Ha chiamato l’amico Domenico Lacerenza, 66 anni, stimatissimo oculista a Potenza, ma originario di Barletta, e gli ha chiesto a bruciapelo: «Mimmo, ti vuoi candidare?» «Chi, io?» avrebbe risposto l’oculista, chiamato a ridare la vista perduta al centrosinistra. E siccome è in buoni rapporti con il suo compaesano Arnaldo Lomuti, deputato M5S di Venosa, stavolta è arrivato anche il via libera di Conte. E con lui quello di Pd, Verdi Sinistra, Più Europa.
Chiorazzo, da illustre signor nessuno, si è ritrovato king maker. È andato pure a Un giorno da pecora. Tutto bene? Mica tanto.
È bastato che Lacerenza, dicesse a Repubblica con la franchezza del neofita che lui è amico dell’ex presidente pd della Regione, Vito De Filippo, per scatenargli contro la parte di partito che non ama il vecchio governatore. «Praticamente l’85 per cento di noi», ammette ridendo un notabile. E quindi ieri pomeriggio la sua scelta è sembrata tornare in forse. «Si è preso 24 ore per orientarsi», esultava l’ex presidente del consiglio regionale Piero Lacorazza sui social, mentre i siti locali davano come imminente il passo indietro.
Dicono che il solo fatto di essere stato accostato a De Filippo ha definitivamente escluso il sostegno dei fratelli Marcello e Gianni Pittella al centrosinistra. Raccontano che Marcello Pittella, di storica famiglia socialista, alle politiche del 2022 si candidò al Senato con Azione solo per fare un dispetto a De Filippo: prese un notevole dodici per cento, non fu eletto, ma così anche Di Filippo rimase a casa. I Pittella sono medici e hanno una clinica a Lauria, e dominano nel Lagonegro. De Filippo a Potenza e nella natia Val d’Agri. Rivalità che vengono da lontano e che qui riesce difficile riassumere. L’altro mistero è che i candidati debbono provenire per forza dalla sanità: Chiorazzo vi lavora; Lacerenza è primario; sono circolati i nomi del presidente regionale dell’Ordine dei medici Rocco Paternò e dell’ex capo dell’Azienda sanitaria di Potenza, Lorenzo Bochicchio.
«È un candidato debolissimo, e il modo con cui è stato scelto ha fatto incavolare tutti», sostiene Salvatore Margiotta, l’ex deputato che preme per un’alleanza allargata ad Azione. «Non mi pare che abbia dimestichezza con la politica» rincara la dose Pittella. «È la prova che il centrosinistra non è intenzionato a vincere». «Si preparano a gestire la sconfitta» rivela maliziosa una fonte romana, Ma in serata, alle agenzie, Lacerenza annuncia di voler andare avanti. Resisterà al vento della rivolta? Forse sì, forse no.
Marcello Pittella, offesissimo per essere stato escluso, non ha ancora deciso se correre da solo, alla carica di governatore, tipo Renato Soru in Sardegna, oppure se convergere sul centrodestra. Deciderà domani, con l’arrivo di Carlo Calenda, che ha sempre detto di apprezzare il candidato del centrodestra, Vito Bardi. Dice Pittella: «Sarebbe una notizia, ma lì magari riuscirei a cambiare le cose se vincolato da un programma preciso». E poi, con malizia: «Se il Pd non decide di perdere non è il Pd». Ne sentiremo ancora parlare delle elezioni lucane.