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Meloni da Al Sisi, patto anti-migranti coi miliardi della Ue. Silenzio su Regeni

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La presidente del Consiglio al Cairo con von der Leyen e 4 capi di governo europei: “Un memorandum come in Tunisia”. Scontro con Schlein
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IL CAIRO — Sotto gli stucchi di alabastro del palazzo presidenziale di Eliopoli, a est del Nilo, Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e 4 capi di governo o di Stato della Ue (Grecia, Cipro, Austria e Belgio) strappano all’autocrate Al Sisi la promessa di fermare gli sbarchi e di mediare su Gaza. Una promessa a caro prezzo: 7,4 miliardi di aiuti da Bruxelles. Soldi di cui il leader del più grande e popoloso Paese arabo ha un disgraziato bisogno, dato che si ritrova con un debito estero schizzato a 160 miliardi, con la sterlina egiziana che ha dimezzato il suo valore in un solo anno e gli incassi dal canale di Suez sono funestati da mesi (e chissà fino a quando) dagli attacchi Houthi.

Alla premier italiana interessava soprattutto il primo capitolo, i migranti. Perché la vecchia promessa del “blocco navale” si è sfarinata alla prova dei fatti e i sodali sovranisti in Ue, a partire da Orbán, non ne vogliono sapere delle ricollocazioni. Dunque Meloni non può che puntare tutte le fiches sul…

IL CAIRO — Sotto gli stucchi di alabastro del palazzo presidenziale di Eliopoli, a est del Nilo, Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e 4 capi di governo o di Stato della Ue (Grecia, Cipro, Austria e Belgio) strappano all’autocrate Al Sisi la promessa di fermare gli sbarchi e di mediare su Gaza. Una promessa a caro prezzo: 7,4 miliardi di aiuti da Bruxelles. Soldi di cui il leader del più grande e popoloso Paese arabo ha un disgraziato bisogno, dato che si ritrova con un debito estero schizzato a 160 miliardi, con la sterlina egiziana che ha dimezzato il suo valore in un solo anno e gli incassi dal canale di Suez sono funestati da mesi (e chissà fino a quando) dagli attacchi Houthi.

Alla premier italiana interessava soprattutto il primo capitolo, i migranti. Perché la vecchia promessa del “blocco navale” si è sfarinata alla prova dei fatti e i sodali sovranisti in Ue, a partire da Orbán, non ne vogliono sapere delle ricollocazioni. Dunque Meloni non può che puntare tutte le fiches sulla «dimensione esterna», spalleggiata da Von der Leyen a caccia del bis al timone della Commissione e che dopo il voto di giugno spera nei Conservatori capeggiati da FdI. In Egitto la coppia atterra per replicare il memorandum con la Tunisia che, sostiene Meloni, «ha funzionato». Anche se l’Eurocamera ha condannato quel format e, su richiesta del Pd, si prepara a fare lo stesso col patto egiziano.

L’Ue che si presenta sotto le palme del Cairo chiude gli occhi sui diritti umani in Egitto: l’argomento è relegato a poche (iper-generiche) righe nella dichiarazione finale. L’Ue si impegna a «promuovere la democrazia e i diritti». E terrà d’occhio i progressi egiziani, «ogni 2 anni». Meloni invece ringrazia Al Sisi «per l’ospitalità» ed evita di parlargli di Giulio Regeni, anche se il leader del Cairo è considerato il responsabile dei depistaggi a favore dei 4 agenti della National Security, imputati in Italia in contumacia per l’omicidio del ricercatore. Il resoconto egiziano del bilaterale non menziona il tema. Meloni non ne fa parola sul podio. È costretta a farlo di sfuggita solo quando si ferma per pochi minuti coi cronisti italiani. Sembra affrontare la questione con imbarazzo e fastidio. E non c’entrano «gli otoliti» che, racconta, hanno ripreso a tormentarla.

Domanda: ha parlato di Regeni con Al Sisi? «Affronto tendenzialmente sempre la questione — risponde — dopodiché c’è un processo in Italia. Il lavoro che stiamo facendo non cambia la nostra posizione, vediamo... C’è un procedimento che deve andare avanti, cercheremo di ottenere qualcosa in più». Verità e giustizia? «Esatto».

Meloni deve replicare anche alle critiche dell’opposizione, che contesta lo scendere a patti con Al Sisi. «Per Schlein è una vergogna che mezza Europa venga in Egitto per fermare l’immigrazione illegale — ribatte ruvida la premier — Capisco che per loro sia vergognoso, ma se avessi voluto realizzare il programma del Pd, mi sarei candidata col Pd». Contro-replica di Schlein: «Meloni ci lusinga quando dice che noi non prendiamo in giro le persone e non faremmo accordi coi regimi che coprono l’assassinio di Regeni».

Va detto che Meloni in questa operazione non è sola. Von der Leyen fornisce una copertura politica continentale, almeno finché sarà in carica. La premier la rassicura: «Può sempre contare su di noi». Vale per i migranti, per ora. Con questa visita, soprattutto, l’Ue riconosce l’Egitto come «partner affidabile», cruciale per la sicurezza dell’area. Nelle casse del Cairo affluiranno da qui al 2027 prestiti per 5 miliardi, 1,8 miliardi di investimenti e 600 milioni in sovvenzioni, di cui 200 per arginare i migranti, rafforzando le frontiere e garantendo i rimpatri. Meloni mette sul piatto altri 10 memorandum Egitto-Italia, accordi sull’agricoltura, sul pellame, sulla sanità, per spingere il suo personale «Piano Mattei», ancora piuttosto fumoso.

L’altro grande tema affrontato al Cairo è Gaza. «È in cima alle nostre preoccupazioni», dice Meloni. Von der Leyen ha ammesso di essere preoccupata per i rischi di un’offensiva a Rafah e ha cassato l’ipotesi di uno sfollamento forzato dei palestinesi. Tesi condivisa da Al Sisi, che ha chiesto all’Ue di fare di più per un cessate il fuoco.

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