Toghe | Il vizietto di Fabio Pinelli di votare doppio al Csm
di Liana MilellaTra il dire e il fare…dice il proverbio. E calza a pennello parlando di Fabio Pinelli, l’avvocato di Padova che vice-presiede il Csm. Ossequioso al punto da apparire non veritiero. La voce e il tono di chi vorrebbe averla vinta comunque. Come per grazia ricevuta. E perché così fa tanto elegante. La postura un po’ lo tradisce perché, suvvia, non spicca come quella di un leader. Ma tant’è. Salvini ha scelto proprio lui per presiedere il Csm. E l’uomo assolve il suo compito…con disciplina. L’onore lasciamolo da parte. Per una ragione semplice, che balza evidente agli occhi seguendo i lavori e le decisioni di questo Consiglio superiore della magistratura. Dove il vice presidente Pinelli bacchetta chi – a suo avviso forzando addirittura la Costituzione – farebbe politica strumentalmente, ma poi egli stesso, quatto quatto, veste obliquamente i panni del politico. Come quando usa il suo “potere di voto” che vale doppio se il risultato tende alla parità. Un potere che nel suo caso dovrebbe ch…
Tra il dire e il fare…dice il proverbio. E calza a pennello parlando di Fabio Pinelli, l’avvocato di Padova che vice-presiede il Csm. Ossequioso al punto da apparire non veritiero. La voce e il tono di chi vorrebbe averla vinta comunque. Come per grazia ricevuta. E perché così fa tanto elegante. La postura un po’ lo tradisce perché, suvvia, non spicca come quella di un leader. Ma tant’è. Salvini ha scelto proprio lui per presiedere il Csm. E l’uomo assolve il suo compito…con disciplina. L’onore lasciamolo da parte. Per una ragione semplice, che balza evidente agli occhi seguendo i lavori e le decisioni di questo Consiglio superiore della magistratura. Dove il vice presidente Pinelli bacchetta chi – a suo avviso forzando addirittura la Costituzione – farebbe politica strumentalmente, ma poi egli stesso, quatto quatto, veste obliquamente i panni del politico. Come quando usa il suo “potere di voto” che vale doppio se il risultato tende alla parità. Un potere che nel suo caso dovrebbe chiamarsi di “veto”.
Di Pinelli la newsletter Toghe ha già scritto. Per la sorpresa di sentirlo teorizzare che il Csm era diventato una “terza Camera”, perché i magistrati si arrogavano il diritto di leggere i provvedimenti del governo, di studiarli, di vederne non solo gli errori ma le possibili conseguenze nefaste, e di conseguenza di bocciarli. Diritto sacrosanto. Soprattutto dopo aver ascoltato la ramanzina che il presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera ha riservato ai giudici che, anziché ricorrere alla Corte stessa di fronte a palesi incostituzionalità, decidono di disapplicare quella legge. E allora perché il Csm sbaglia se, chiamato a valutare un testo del governo non ancora entrato in vigore, ne segnala le palesi anomalie? Fa il suo dovere e contribuisce al buon governo. Per Pinelli, che agisce in nome e per conto del centrodestra che adesso s’avvia a separare le carriere e lo stesso Csm, in questo modo invece le toghe “si allargano” appropriandosi di un diritto che non gli spetta.
Il suo potere invece Pinelli se lo prende tutto. E quando l’asse tra i laici del centrodestra – ben 7 su 10 rispetto ai 20 togati – e Magistratura indipendente, la corrente più conservatrice (cioè di destra pure lei) che conta ben 7 consiglieri, non si salda del tutto, allora Pinelli sfodera l’arma del suo “potere” di voto doppio. L’aveva fatto per la scelta del procuratore della Repubblica di Firenze. Proprio quel voto doppio fece vincere Filippo Spiezia contro Ettore Squillace Greco che aveva lavorato proprio in quella procura ed era già procuratore di Livorno, ma aveva la “colpa” di essere una toga rossa. Pinelli votò anche se nella sua precedente vita di avvocato, era stato il difensore di Alberto Bianchi, ex presidente della Fondazione Open, giusto sotto inchiesta. Avrebbe dovuto astenersi? I puristi delle regole direbbero di sì.
Adesso lo ha rifatto. Si doveva votare il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro. In lizza Concetta Epifanio e Gabriella Reillo, quest’ultima già presidentessa vicaria proprio di questa Corte, mentre la prima era presidente del tribunale dei Palmi. Sarebbe finita 15 pari, con i laici di centrodestra, Carbone di Iv, e tutta Magistratura indipendente per Epifanio, mentre le correnti di sinistra Area e Md, Unicost, i due togati indipendenti Mirenda e Fontana, i laici di Pd e M5S erano per la Reillo. La presidente della Cassazione Cassano con Epifanio. Il procuratore generale Salvato con Reillo. Ha vinto la prima grazie proprio a Pinelli. Mentre c’è chi ricorda le chat di Palamara da cui risulta che proprio Concetta Epifanio anni fa chiese e ottenne un elicottero per consentire all’ex presidente dell’Anm e uomo forte del Csm per Unicost di volare sopra il paese natio del padre.
È così che Pinelli e il centrodestra gestiscono il Csm. Come quando tutta la pattuglia, giusto la settimana scorsa, non ha votato ma si è astenuta sulla nomina di Luca Tescaroli a procuratore di Prato. L’avevano già fatto per la sua conferma a procuratore aggiunto di Firenze. Adesso l’hanno ripetuto in plenum. Tescaroli, protagonista a Palermo e a Roma delle indagini di mafia, e a Firenze al lavoro con Luca Turco sui mandanti delle stragi del 1993, “colpevole” di aver messo sotto inchiesta Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. E dunque questo Csm non può essere una “terza Camera” se critica le leggi del centrodestra, ma può diventarlo se usa il metro della politica nelle nomine. E se non bastano i numeri, allora Pinelli vota doppio. Certo al Colle, dove lo hanno criticato per la sua uscita sulla terza Camera, non saranno entusiasti.