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Salvini cede al pressing dei big della Lega: congresso per la leadership in autunno. E prende tempo su Vannacci

(fotogramma)
Riunione tesa del consiglio federale, stallo sulle liste alle Europee. Romeo: “Idee diverse dal generale”. Subito una squadra sul programma con Fedriga e Giorgetti. Tanti no all’evento sovranista di sabato
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Matteo Salvini cede al pressing dei big della Lega, sempre più insofferenti, e concede il congresso: si svolgerà in autunno. Prima si terranno gli appuntamenti per rinnovare i segretari nelle regioni. La decisione arriva al termine di un consiglio federale lungo tre ore, sofferto. La decisione di andare al congresso viene presa per smorzare le tensioni in vista delle Europee: alle 23 il leader lascia la Camera assicurando che «c’è compattezza» e annunciando che in vista delle elezioni del 9 giugno i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, il ministro Giancarlo Giorgetti, il governatore Massimiliano Fedriga e un sindaco «lavoreranno insieme sul programma». Nei fatti c’è un tregua, in cambio di un’apertura del capo del Carroccio, ritenuto poco incline all’ascolto, a fronte di un crollo nei dati elettorali. Salvini dice ai suoi di essere convinto che il partito centrerà un risultato a doppia cifra. In una nota diffusa a tarda ora viene ribadito che il partito è «alternativo ai…

Matteo Salvini cede al pressing dei big della Lega, sempre più insofferenti, e concede il congresso: si svolgerà in autunno. Prima si terranno gli appuntamenti per rinnovare i segretari nelle regioni. La decisione arriva al termine di un consiglio federale lungo tre ore, sofferto. La decisione di andare al congresso viene presa per smorzare le tensioni in vista delle Europee: alle 23 il leader lascia la Camera assicurando che «c’è compattezza» e annunciando che in vista delle elezioni del 9 giugno i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, il ministro Giancarlo Giorgetti, il governatore Massimiliano Fedriga e un sindaco «lavoreranno insieme sul programma». Nei fatti c’è un tregua, in cambio di un’apertura del capo del Carroccio, ritenuto poco incline all’ascolto, a fronte di un crollo nei dati elettorali. Salvini dice ai suoi di essere convinto che il partito centrerà un risultato a doppia cifra. In una nota diffusa a tarda ora viene ribadito che il partito è «alternativo ai socialisti, alle sinistre e a von der Leyen».

Nel consiglio federale va in scena la guerra sulle liste. Salvini è costretto a frenare su Roberto Vannacci. Qualcuno si attendeva già ieri l’annuncio della candidatura del generale ma il leader della Lega congela tutto: “Vannacci sì, Vannacci no, Vannacci forse: è una persona che stimo, c’è un ragionamento aperto e decideremo entrambi il destino comune. A me farebbe sicuramente piacere”. Salvini sottolinea che “c’è un mese di tempo per le liste”. Non c’è il sì dell’ufficiale, che peraltro sa che nella Lega ci sono resistenze sulla sua candidatura. “Tante idee che Vannacci ha espresso non sono condivise da una parte della base e non le condivido neanche io in alcuni contesti - dice il capogruppo del Carroccio al Senato Massimiliano Romeo -. Ma al di là di questo lui ha avuto il coraggio di difendere la libertà di pensiero nel mondo del politicamente corretto. In un partito come la Lega, che difende tutte le libertà, ci può stare la sua candidatura”. Ma quello delle liste rimane un rebus, in un partito che può offrire - stando a sondaggi non entusiasmanti - decisamente meno seggi degli attuali.

In forte dubbio due big nel gruppo europeo come Marco Zanni e Marco Campodenosi, mentre Susanna Ceccardi avrebbe posto un veto su un altro uscente, Antonio Maria Rinaldi. Il tema si incrocia con quello della linea politica che nella Lega suscita dubbi, alla vigilia della convention romana con gli alleati della destra radicale a Bruxelles. Salvini difende la manifestazione: «Leggo ricostruzioni sull’Internazionale nera, ma ci saranno 1.500 persone pacifiche, tranquille, sorridenti, determinate». Il muro è alzato anche sulle defezioni, interne e internazionali. «Offeso per l’assenza di Zaia? Ma ci mancherebbe altro», afferma il segretario. Ma intanto la lista di chi non si presenterà si allunga: oltre ai governatori Luca Zaia e Massimiliano Fedriga mancherà una buona parte dei parlamentari. Fra cui il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio. I capigruppo sono tentennanti. Salvini sottolinea che ci saranno comunque i ministri, a partire da Giancarlo Giorgetti.

Quanto ai compagni di viaggio d’Oltralpe, il leader della Lega conferma che non ci sarà Marine Le Pen ma che la paladina della destra francese manderà «un video di grande impatto». Salvini va all’attacco preventivo: "Se deve ritenersi un flop un evento che porta gente da Lisbona, Parigi, Vienna, Bruxelles e Washington per parlare di lavoro e di futuro...”. Ma un mistero rimane l’assenza di Alternative fur Deutschland: il partito tedesco, fra i maggiori azionisti di Id ma anche fra gli alleati più imbarazzanti di Salvini (a sentire gli stessi esponenti di FdI) non viene neppure citato nelle note della Lega. In compenso ci saranno ex funzionari della Casa Bianca e del dipartimento di Stato durante l’amministrazione Trump. E interverrà Vivek Ramaswamy, imprenditore vicino al tycoon ed ex candidato alle primarie repubblicane. Il sostegno a Trump, spiega Salvini, è motivato dal fatto che “ciclicamente periodi bellici corrispondono a certe amministrazioni e periodi di pace ad altre”.

Ma la linea del capo del Carroccio, in politica estera, continua a segnare un solco con Meloni. Anche perché Salvini conferma il no a von der Leyen «che ha fatto solo danni». Però, alla Camera, il segretario nega i contrasti con la premier: «Dietro l’abbraccio in aula di mercoledì c’era solo amicizia».

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