Politica

I dodici minuti di Salvini alla Camera con Meloni e la bagarre sugli amici di Putin

La mattinata convulsa in Aula. Il segretario della Lega riappare accanto alla premier. Schlein ricorda gli elogi al presidente russo della leader di FdI nel 2018. E la replica contro i “ragazzi nervosi”

2 minuti di lettura

ROMA — Ore 9.54, tra i banchi del governo della Camera. Mentre parla un deputato di Italia Viva, Matteo Salvini riappare. Finalmente. Da più di ventiquattr’ore, il vicepremier era un fantasma per Giorgia Meloni. Lei costretta a difendersi (e difenderlo) dall’accusa di filoputinismo, lui assente in Parlamento e sui media. Ora si mostra, a favore di fotografi. Saluto un po’ caloroso e un po’ imbarazzato tra i due leader, un accenno di abbraccio. Dai banchi qualcuno grida: «Bacio, bacio!». La giornata promette una piega interessante, chissà cosa può accadere. E invece: alle 10.06 Salvini si alza, saluta, va via. Dodici minuti in tutto. La sedia vuota, di nuovo. Meloni a difendersi (e difenderlo) da sola, ancora. La distanza siderale in politica estera lì, certificata, un’altra volta. E le tensioni che rischiano di esplodere ad ogni curva: nelle stesse ore, la Lega pretende e ottiene di far saltare la procedura urgente per la riforma della cybersicurezza cara ad Alfredo Mantovano. «Bisogna prima finire l’autonomia in commissione!», mette in chiaro il capogruppo del Carroccio Riccardo Molinari.

(ansa)

Per il secondo giorno consecutivo, le parole di Salvini sul voto russo costringono Meloni ai salti mortali. La premier non può far altro che continuare a spostare il fuoco del problema. È il Pd, attacca, a mostrarsi «ambiguo» sul sostegno alla causa ucraina. «Spiegate a noi cosa fare e poi c’è chi si astiene sull’invio delle armi». E ancora: «Mi si dice di parlare con Orbán e Salvini per chiarire il sostegno a Kiev, ma in entrambi i casi contano le decisioni e i voti del governo».

Ucraina, Meloni alla Camera: "Salvini? Contano le decisioni e i voti"

Peserebbero anche le dichiarazioni di un vicepremier, a dire il vero: «Lei mente sapendo di mentire — la incalza il dem Peppe Provenzano –. Si può ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non è possibile ingannare tutti per tutto il tempo». Meloni sembra stanca, un po’ sottotono. Ma non perde la voglia di provocare la minoranza. Mentre parla, sente qualche borbottio in Aula. «Ragazzi, vi vedo sempre un po’ nervosi...». È la scintilla, la protesta dilaga. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana la richiama, «questo non è un dibattito’». La premier insiste, «non vi sono particolarmente simpatica…», premette, «ma noi romani ogni tanto diciamo “ragazzi”... Vi chiedo scusa, comunque». Altre critiche, e Meloni: «Vabbè, mi scuso anche con i romani. Posso dire “ragazzi” al governo? No. Cosa preferite, “giovani parlamentari”?». Nuove urla, poi si va avanti.

Meloni alla Camera attacca i dem: "Ragazzi, vi vedo nervosi"

L’aria diventa ancora più frizzante quanto prendono la parola Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Il primo la chiama «capocomico» e la descrive con «l’elmetto in testa». La segretaria del Pd respinge gli attacchi ricevuti sull’Ucraina, «fake news». Poi attacca in modo bruciante, leggendo i complimenti di Meloni a Putin per la rielezione del 2018. «Sono le stesse parole ascoltate qualche giorno fa da Salvini. Domenica lei non ha rinnovato le felicitazioni, ha messo un po’ di tempo per capire che Putin non è un fiero democratico e, per questo, la ringraziamo. Del resto, quel che resta di Meloni di una volta è poco. Lei non è coerente». La premier si innervosisce e chiede al sottosegretario Andrea Delmastro di recapitare un messaggio a Giovanni Donzelli. Non è difficile intuire quale, visto che poco dopo lo stesso Donzelli dirà: «Gi auguri li fece anche Mattarella».

Lo scontro si sposta poi su un terreno scivoloso, quello del patto appena siglato con il regime egiziano, nonostante l’assenza di verità e giustizia per Giulio Regeni. «Quando va in Egitto — dice Schlein — pretenda da al Sisi gli indirizzi dei quattro assassini». «C’è differenza fra Abdel Fattah al-Sisi e Vladimir Putin», replica la premier. Quanto al Medio Oriente, che sarà questione centrale nel Consiglio europeo che si apre oggi, la presidente del Consiglio ribadisce la contrarietà del governo italiano «a un’operazione di terra a Rafah, che potrebbe avere effetti catastrofici». E, rispondendo al leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, si oppone al «ripristino immediato dei fondi a Unrwa finché non sarà stata fatta piena luce sull’utilizzo delle risorse». Oggi, come detto, Meloni sarà a Bruxelles. Poi, mercoledì prossimo, missione in Libano. A Roma, intanto, la Lega pianifica nuovi sgambetti.

I commenti dei lettori