Meloni a Bruxelles frena sull’escalation: “Non ho visto clima di guerra”. Gelo su von der Leyen: “Immagino un’Europa diversa”
dal nostro inviato Tommaso CiriacoBRUXELLES - Si sa, la guerra mette a rischio anche il consenso dei leader in patria. Per questo, forse, Giorgia Meloni racconta al termine del Consiglio europeo di Bruxelles un summit completamente diverso da quello emerso nelle dichiarazioni della vigilia, nelle prese di posizione degli altri leader, nei drammatici accadimenti di cronaca delle ultime ore. Chiedono alla premier del rischio di un’escalation, lei nega di aver respirato un’aria di allarme: “Il ‘clima di guerra’ che ho letto su alcuni organi di stampa – sostiene - non è quello che ho visto. Certo siamo in un conflitto e nessuno affronta le questioni con leggerezza, ma non ho visto un clima diverso rispetto ai vertici del passato, con preoccupazioni su possibili escalation o con un ‘mettiamoci l'elmetto in testa per combattere, i cittadini sono in pericolo’”.
In realtà, da giorni i vertici delle istituzioni europee – Ursula von der Leyen, Charles Michel, Josep Borrell – si spendono per reclamare un’intesa sulla difesa comu…
BRUXELLES - Si sa, la guerra mette a rischio anche il consenso dei leader in patria. Per questo, forse, Giorgia Meloni racconta al termine del Consiglio europeo di Bruxelles un summit completamente diverso da quello emerso nelle dichiarazioni della vigilia, nelle prese di posizione degli altri leader, nei drammatici accadimenti di cronaca delle ultime ore. Chiedono alla premier del rischio di un’escalation, lei nega di aver respirato un’aria di allarme: “Il ‘clima di guerra’ che ho letto su alcuni organi di stampa – sostiene - non è quello che ho visto. Certo siamo in un conflitto e nessuno affronta le questioni con leggerezza, ma non ho visto un clima diverso rispetto ai vertici del passato, con preoccupazioni su possibili escalation o con un ‘mettiamoci l'elmetto in testa per combattere, i cittadini sono in pericolo’”.
In realtà, da giorni i vertici delle istituzioni europee – Ursula von der Leyen, Charles Michel, Josep Borrell – si spendono per reclamare un’intesa sulla difesa comune, non negano la necessità di ipotizzare anche la conversione in un’economia di guerra per far fronte a un’eventuale aggressione russa, immaginano piani per mobilitare anche i civili in uno scenario di crisi. Nulla di tutto questo, giura Meloni. Un equivoco, al massimo: "Credo si sia fatta un po’ di confusione, forse perché nelle conclusioni il passaggio sui civili era nel capitolo della difesa: quanto scritto non era un riferimento a ‘prepariamo i cittadini perché siamo in guerra’, ma un passaggio sulla risposta alle crisi – a qualunque tipo di crisi - sul piano della protezione civile. C'è un riferimento al termine militare perché in alcune nazioni nelle protezioni civili ci sono i militari”.
Non sembra il film andato in onda nella capitale belga, né sembra rispondere alla cronaca. Pesano forse ragioni di politica interna – si legga alla voce “Matteo Salvini” - oltreché incastri diplomatici tra le Cancellerie. Certo è che Meloni incontra per discutere degli scenari bellici anche Emmanuel Macron, in questa fase il più acceso sostenitore della causa di Kiev. Su un punto invece Meloni sembra confermare la linea degli ultimi tempi: la progressiva presa di distanze da von der Leyen. Le chiedono se rappresenti ancora una buona candidata per il bis, la premier si fa cauta: “Questo è un tema che appassiona voi (sempre la stampa, ancora la stampa, ndr). Il tema che appassiona me è: per fare cosa? Ci sono dei candidati, gli europei voteranno e dopo il voto si vedranno quali sono i pesi. Ursula von der Leyen o chiunque altro, la domanda è: quale è l'Europa di domani? Io penso debba essere molto diversa da quella di oggi nel rapporto con la competitività, nell'approccio che deve essere molto meno ideologico, nella difesa dei confini, tutte cose che si stanno vedendo solo negli ultimi mesi". Se non è una bocciatura, poco ci manca.
Infine il delicato capitolo dedicato a Viktor Orban. Anche in questo caso, la leader sceglie di giocare su due tavoli. E dunque, non si espone rispetto all’opzione di un suo ingresso nel gruppo dei Conservatori europei – senza però arrivare a legare questa prudenza alle sortite filorusse del premier magiaro - ma poi a proposito delle felicitazioni dell’ungherese a Vladimir Putin per la vittoria nelle Presidenziali aggiunge: “Non condivido quella lettera e quegli auguri, conosce la mia posizione”. La conosce, ma non sembra preoccuparsene.