Europee, un direttorio affiancherà Salvini. Così governatori e ministri mettono sotto “tutela” il segretario su programma e candidature
di Emanuele Lauria“Sono sicuro che arriviamo al dieci per cento”. La promessa di Matteo Salvini, nelle prime battute di un consiglio federale sofferto che si è protratto fino alle 23, è sembrato ai più un azzardo. Ma al segretario, pressato dai big del partito, è servito per chiedere compattezza in vista delle Europee. Proprio quella che d’incanto, in un partito monolitico (almeno all’esterno) come la Lega, è venuta a mancare nell’ultimo periodo. Salvini sa che le voci dissonanti su linea politica e candidature aumentano: basti pensare alle defezioni previste per la convention con l’ultradestra europea programmata per domani a Roma: mancheranno i governatori Zaia e Fedriga, il presidente della Camera Lorenzo Fontana (altri impegni istituzionali), il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, il capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo mentre raccontano che anche l’omologo a Montecitorio, Riccardo Molinari, non sia entusiasta. E raccontano pure che Zaia, nel corso del federale di ieri, a un c…
“Sono sicuro che arriviamo al dieci per cento”. La promessa di Matteo Salvini, nelle prime battute di un consiglio federale sofferto che si è protratto fino alle 23, è sembrato ai più un azzardo. Ma al segretario, pressato dai big del partito, è servito per chiedere compattezza in vista delle Europee. Proprio quella che d’incanto, in un partito monolitico (almeno all’esterno) come la Lega, è venuta a mancare nell’ultimo periodo. Salvini sa che le voci dissonanti su linea politica e candidature aumentano: basti pensare alle defezioni previste per la convention con l’ultradestra europea programmata per domani a Roma: mancheranno i governatori Zaia e Fedriga, il presidente della Camera Lorenzo Fontana (altri impegni istituzionali), il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, il capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo mentre raccontano che anche l’omologo a Montecitorio, Riccardo Molinari, non sia entusiasta. E raccontano pure che Zaia, nel corso del federale di ieri, a un certo punto sia sbottato: “Eventi come quelli di domani ci fanno perdere voti”.
In questo clima, Salvini ha anticipato tutti e ha annunciato subito la celebrazione dei congressi: quelli regionali (fra cui le attese assise lombarde) già in estate, quello nazionale in autunno. Non una decisione da poco, considerate le richieste che, in questo senso, arrivavano dalla base, e non solo, che avanzano dubbi sulla leadership. Il precedente congresso risale al 2019. Ma non solo: dal consiglio federale esce anche la notizia della costituzione di un gruppo di lavoro attorno al segretario, composto dai capigruppo e da big moderati come Giancarlo Giorgetti e Massimiliano Fedriga. Si occuperà di programma, e dunque inevitabilmente di linea politica, ma per i più maliziosi dentro la Lega è la base di un direttorio, di una gestione collegiale del partito che potrebbe subentrare dopo il voto di giugno. Tutto dipenderà ovviamente dall’esito.
Ed è questo il senso dell’ultima sfida di Salvini: “Stiamo compatti ora e arriviamo al 10 per cento”, con annesse minacce di sanzioni disciplinari per chi sfoga il malessere attraverso i media. Ma se l’ambizioso risultato non sarà raggiunto, il tragitto verso il congresso sarà infuocato. E per centrare l’obiettivo, Salvini è convinto di aver bisogno della candidatura del generale Roberto Vannacci, pur invisa a molti dei suoi: l’alto ufficiale, secondo il leader, può essere il volto nuovo da schierare capolista in diverse circoscrizioni, in un processo di rinnovamento inevitabile, visto il sacrificio dei tanti uscenti che, con un numero di seggi in palio decisamente inferiore a quelli del 2019, se ricandidati non sarebbero rieletti. I boatos della Lega raccontano un’altra cosa. Che il nome di Vannacci è anche un comodo escamotage per il segretario che vuole evitare la candidatura diretta: i sondaggi, non ultimo quello di Antonio Noto, dicono che la Lega sarebbe l’unico partito a perdere consensi nell’ipotesi di una discesa in campo del suo leader.